L’assegno unico diventa più ricco: ecco come cambia con il nuovo calcolo Isee
- 10 Settembre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
L’assegno unico per i figli è stato modificato nel 2026 con l’introduzione di un nuovo criterio di valutazione economica: il Isee per specifiche prestazioni familiari e per l’inclusione. Questa novità aumenta la scala di equivalenza in funzione del numero di figli, con valori differenziati (0,10 per due figli; 0,25 per tre; 0,40 per quattro; 0,55 per cinque o più figli), in modo da ampliare il sostegno alle famiglie numerose.
Parallelamente è stata introdotta una franchigia maggiorata sulla casa di proprietà: la soglia di esclusione dal calcolo patrimoniale cresce in relazione al valore dell’immobile e al numero di figli a carico, alleggerendo l’incidenza dell’abitazione familiare sul calcolo dell’Isee.
Tra le altre novità proceduralmente rilevanti, l’assegno viene riconosciuto anche per i figli residenti in un altro Stato dell’Unione europea e per i genitori che non sono residenti in Italia ma vi hanno domicilio e svolgono attività lavorativa.
Termini e condizioni per l’accesso
INPS ha dichiarato:
“L’erogazione spetta alle famiglie in cui ricorrono le seguenti condizioni: per ogni figlio minorenne a carico; per i nuovi nati decorre dal settimo mese di gravidanza; per ciascun figlio maggiorenne a carico, fino al compimento dei 21 anni, se frequenta percorsi di istruzione o formazione, svolge tirocinio o attività lavorativa con reddito complessivo inferiore a 8.000 euro annui, è registrato come disoccupato e in cerca di lavoro presso i servizi pubblici per l’impiego o svolge il servizio civile universale; per ogni figlio con disabilità a carico, senza limiti di età.”
INPS ha aggiunto:
“L’assegno è riconosciuto alle famiglie che al momento della domanda siano in possesso di un Isee valido, con corresponsione retroattiva e pagamento degli arretrati anche per coloro che producano l’Isee successivamente, purché attestato entro il 30 giugno.”
Modalità di calcolo e importi
L’importo dell’assegno è determinato sull’insieme dei parametri dell’Isee, considerando anche l’età dei figli e altre variabili familiari. È prevista una quota variabile progressiva collegata a fasce di Isee aggiornate annualmente: a titolo indicativo, il valore massimo può arrivare a circa 203,8 euro per ciascun figlio minore con Isee fino a 17.468,51 euro, mentre il minimo indicato è di circa 58,3 euro in assenza di Isee o con Isee pari o superiore a 46.582,71 euro.
La normativa prevede inoltre maggiorazioni automatiche in determinate situazioni che incidono sul bisogno reale della famiglia, applicate dopo il calcolo di base.
Maggiorazioni e casi particolari
Gli importi per ciascun figlio possono essere incrementati in ipotesi quali: nuclei numerosi (a partire dal terzo figlio in poi), madri minorenni o con età inferiore a 21 anni, famiglie con quattro o più figli, entrambe le figure genitoriali titolari di reddito da lavoro, figli con disabilità, figli in età inferiore a un anno e nuclei con tre o più figli con figli tra 1 e 3 anni e Isee sotto la soglia massima prevista per l’anno.
Queste maggiorazioni mirano a focalizzare risorse su famiglie con bisogni più marcati o con costi diretti legati alla cura e all’educazione dei minori.
Implicazioni pratiche per le famiglie
Il nuovo approccio all’Isee e la revisione della scala di equivalenza rendono il sistema più sensibile alla composizione del nucleo familiare, riducendo l’effetto penalizzante che la proprietà immobiliare poteva avere sul diritto alle prestazioni. Per le famiglie numerose o con figli piccoli, la riforma può tradursi in un incremento della liquidità disponibile, con impatti immediati sulle spese quotidiane e sugli investimenti in istruzione e servizi per l’infanzia.
Restano importanti gli adempimenti amministrativi: la richiesta dell’Isee aggiornato e la presentazione tempestiva della domanda all’INPS per ottenere l’eventuale decorrenza retroattiva degli arretrati.
Considerazioni su sostenibilità e politica sociale
Dal punto di vista delle finanze pubbliche, l’ampliamento delle soglie e delle maggiorazioni comporterà un aumento della spesa per trasferimenti alle famiglie. Questa scelta riflette una priorità politica volta a sostenere la natalità e la protezione sociale dei minori, ma richiederà monitoraggio dei costi e possibili misure compensative per garantire la sostenibilità nel medio termine.
L’integrazione tra politiche abitative, supporto alla genitorialità e servizi per la prima infanzia sarà cruciale per amplificare l’efficacia degli interventi e per orientare le risorse verso le famiglie in maggiore difficoltà.
In sintesi
- L’adeguamento della scala di equivalenza e della franchigia sulla casa può aumentare la domanda di beni e servizi per l’infanzia, offrendo opportunità a imprese del settore baby care, abbigliamento e formazione.
- Per gli investitori, la maggiore liquidità disponibile per le famiglie numerose potrebbe tradursi in una crescita dei consumi ciclici: monitorare i comparti retail e servizi per l’infanzia può essere strategico.
- La crescita della spesa pubblica per trasferimenti familiari richiederà attenzioni sul bilancio statale; possibili riallocazioni di spesa o interventi fiscali potrebbero influenzare i titoli di Stato e la politica fiscale nei prossimi anni.