Durigon: pensione a 64 anni per 80mila beneficiari con contributi versati dal 1996
- 9 Settembre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Consentire ai lavoratori che hanno iniziato a versare i contributi prima del 1996 di andare in pensione a 64 anni: è questa la proposta che, secondo le stime del Inps, potrebbe portare all’erogazione di circa 80.000 pensioni in più se applicata.
La proposta e le stime
La proposta è stata illustrata dal sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon durante un incontro organizzato dalla Lega, in cui è intervenuto anche il presidente dell’Inps, Gabriele Fava. Si tratta di estendere l’uscita anticipata a 64 anni anche a chi è nel sistema misto, ossia coloro il cui importo pensionistico è ricalcolato con il metodo contributivo per la parte successiva al 1995.
Claudio Durigon ha spiegato:
“Vogliamo dare la possibilità di scegliere a chi ha iniziato a lavorare prima del 1996, così come è stato fatto per i contributivi puri.”
Secondo la valutazione presentata, l’introduzione dell’uscita a 64 anni per il sistema misto avrebbe un costo di circa 1,5 miliardi di euro l’anno e potrebbe essere sperimentata per un periodo triennale. L’obiettivo dichiarato è offrire maggiore flessibilità a chi ha carriere lunghe ma si trova soggetto a un calcolo misto della pensione.
Sostenibilità finanziaria e dibattito
Nel corso dell’incontro Durigon ha rimarcato anche considerazioni più ampie sui conti previdenziali, osservando che la spesa previdenziale è stimata in 326 miliardi di euro mentre le entrate sono intorno a 296 miliardi. Secondo il sottosegretario, considerando la natura pubblica del sostegno pensionistico — con lo Stato nella veste di “datore di lavoro” dei pensionati — il sistema mantiene margini di sostenibilità.
Claudio Durigon ha aggiunto:
“Quei 326 miliardi sono al lordo; per ottenere il netto occorre considerare le voci che riducono l’importo complessivo: questo dimostra la solidità del sistema pensionistico italiano.”
Per il 2026, la normativa vigente prevede già un’opzione di uscita flessibile a 64 anni per i contributivi puri (con contributi versati dal 1° gennaio 1996) a condizione di aver maturato almeno 20 anni di contribuzione effettiva e con una soglia minima di reddito pari a tre volte l’assegno sociale (attualmente indicato in 1.638,72 euro).
La proposta di estendere la stessa finestra temporale ai soggetti in sistema misto ha però incontrato critiche: la CGIL ha osservato che, a parità di retribuzione annua (esempio citato: 35.000 euro), la pensione calcolata con il metodo misto si attesterebbe attorno ai 1.726 euro mensili, ma con il ricalcolo interamente contributivo scenderebbe a circa 1.543 euro, una riduzione stimata del 10,6%.
In passato, la Legge di Bilancio 2025 aveva introdotto una soglia diversa, prevedendo 25 anni di contribuzione minima per chi avesse utilizzato la previdenza complementare per raggiungere l’importo minimo. La Ragioneria generale dello Stato aveva stimato una platea potenziale di circa 100.000 pensionati interessati, ma quella disposizione è stata successivamente modificata con la manovra 2026.
Misure per l’occupazione giovanile
Nel medesimo intervento Claudio Durigon ha proposto misure mirate a contrastare l’esodo dei giovani dall’Italia, suggerendo un incentivo fiscale per le imprese che assumono giovani: una flat tax al 5% sulla tassazione per una durata di cinque anni per i datori di lavoro che stabilizzano occupazioni giovanili.
Claudio Durigon ha affermato:
“Dobbiamo far sì che i giovani restino in Italia, incentivandoli a restare o a rientrare dagli altri Paesi.”
La proposta punta a ridurre la fuga dei talenti e ad aumentare le opportunità occupazionali per i giovani, ma richiederà approfondimenti sul suo impatto fiscale complessivo, sulla sostenibilità delle minori entrate e sulla compatibilità con le regole europee in materia di aiuti di Stato e concorrenza.
Possibili effetti sul mercato del lavoro
L’estensione dell’uscita a 64 anni per i lavoratori in regime misto potrebbe avere effetti differenziati: da un lato faciliterebbe l’uscita anticipata per chi ha carriere usuranti o problemi di salute; dall’altro potrebbe ridurre l’entità delle pensioni per coloro il cui montante contributivo è relativamente basso, con riflessi sul reddito da pensione e sulla domanda interna.
Analogamente, la misura fiscale per l’assunzione di giovani potrebbe stimolare l’occupazione a tempo indeterminato ma solleverà interrogativi su come sia calibrata per evitare distorsioni di mercato o vantaggi sproporzionati per alcuni settori. Una valutazione di impatto normativa e una stima dei costi nel medio termine saranno elementi essenziali per decidere l’adozione finale nella prossima Legge di Bilancio.
In sintesi
- L’estensione dell’uscita a 64 anni per i lavoratori in sistema misto riduce l’età di pensionamento ma può comprimere l’importo delle prestazioni, richiedendo bilanciamenti tra equità e costi fiscali.
- Il costo stimato di 1,5 miliardi all’anno per la sperimentazione triennale va valutato rispetto alla dinamica della spesa previdenziale e alle priorità di bilancio, con attenzione all’effetto sul deficit e sul debito pubblico.
- L’incentivo fiscale proposto alle imprese per assumere giovani (flat tax al 5% per 5 anni) potrebbe migliorare l’occupazione giovanile, ma necessita di regole chiare per evitare distorsioni e garantire efficacia nel breve-medio termine.