Biocarburanti, Teha ed Eni: fino a 66 miliardi di Pil e oltre 33 mila posti di lavoro in Europa

I biocarburanti prodotti da materie prime rinnovabili potrebbero generare fino a 66 miliardi di euro di Pil e sostenere oltre 33 mila posti di lavoro in Europa. È quanto emerge dallo studio strategico realizzato da Teha Group ed Eni e presentato al Forum di Cernobbio.

L’analisi individua nell’Hvo (Hydrogenated Vegetable Oil) e nel Saf (Sustainable Aviation Fuel) due soluzioni già disponibili per contribuire alla decarbonizzazione dei trasporti, affiancando il percorso di elettrificazione e, allo stesso tempo, rafforzando sicurezza energetica e capacità industriale europea.

Europa più vulnerabile su industria e approvvigionamenti

Lo studio parte dalle trasformazioni che negli ultimi anni hanno interessato le catene di approvvigionamento e il sistema industriale europeo.

Dal 2009 l’Europa ha perso il 21% della propria capacità di raffinazione, mentre tra il 2015 e il 2025 il valore delle importazioni di veicoli finiti è più che triplicato, raggiungendo circa 166 miliardi di euro.

Per il solo comparto automotive, la potenziale perdita di valore aggiunto all’interno dell’Unione europea viene stimata tra 30 e 60 miliardi di euro all’anno.

In questo scenario, Teha ed Eni indicano i biocarburanti come una possibile leva per ridurre la dipendenza dall’estero e preservare competenze e infrastrutture industriali già presenti sul territorio europeo.

Oltre 170 milioni di veicoli già compatibili con l’Hvo

Secondo l’analisi, in Europa ci sono oltre 170 milioni di veicoli diesel Euro 5-V ed Euro 6-VI potenzialmente compatibili, previa validazione del costruttore, con biocarburanti come l’Hvo.

Il carburante può essere utilizzato senza modifiche ai motori e alle attuali infrastrutture di distribuzione, mentre nel settore dell’aviazione il Saf può essere miscelato con il jet fuel convenzionale fino a una quota del 50%.

Lo studio considera quindi i biocarburanti una soluzione complementare all’elettrificazione, con particolare rilevanza nei comparti più difficili da decarbonizzare, come trasporto pesante, aviazione e settore marittimo.

“Una transizione che sostituisce una dipendenza con un’altra non rafforza il continente, ne trasferisce soltanto la vulnerabilità”, ha dichiarato Valerio De Molli, Managing Partner e Ceo di Teha Group.

Dalle raffinerie alle bioraffinerie

Un altro fronte riguarda la riconversione delle raffinerie tradizionali in bioraffinerie, un processo che può contribuire a preservare asset industriali, competenze e occupazione.

Lo studio richiama in particolare le esperienze sviluppate da Eni a Porto Marghera e Gela, dove impianti di raffinazione convenzionale sono stati trasformati per la produzione di biocarburanti.

Sul fronte delle materie prime, le possibilità comprendono oli esausti, grassi animali, residui delle filiere agroalimentari, ma anche colture intermedie e produzioni realizzate su terreni degradati.

Secondo le stime riportate nello studio, il potenziale globale di queste filiere sarebbe pari a circa cinque volte il fabbisogno europeo.

Le proposte per accelerare lo sviluppo

Teha Group ed Eni indicano infine alcune priorità rivolte ai policy maker europei. Tra queste figurano una valutazione delle emissioni basata sull’intero ciclo di vita dei carburanti, il sostegno alla conversione degli impianti industriali esistenti e un maggiore utilizzo di strumenti di tracciabilità e dati reali per misurare la sostenibilità delle filiere.

L’obiettivo è costruire un quadro nel quale la riduzione delle emissioni possa procedere insieme al rafforzamento della competitività industriale, dell’autonomia energetica e delle filiere produttive europee.