A Cernobbio oltre il 90% delle imprese boccia l’approccio di Trump alla politica estera
- 6 Settembre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Oltre 200 imprenditori e dirigenti riuniti a Villa d’Este per la 52ª edizione del Forum “Lo Scenario di oggi e di domani per le strategie competitive”, organizzato da Teha Group e The European House – Ambrosetti a Cernobbio, hanno espresso un giudizio fortemente negativo sulla politica estera degli Stati Uniti guidati dall’amministrazione Trump, secondo un sondaggio elettronico condotto durante la seconda giornata dei lavori.
Ai partecipanti è stato chiesto di valutare le azioni internazionali della Casa Bianca su una scala da uno (“molto negativamente”) a nove (“molto positivamente”). Complessivamente il 90,2% degli intervistati ha assegnato un punteggio insufficiente, collocandosi nella fascia da uno a quattro.
In particolare, il voto minimo “uno” è stato scelto dal 58,5% dei presenti, una quota che segna un balzo significativo rispetto alla rilevazione dell’anno precedente (20,5% nel 2025). Le altre valutazioni negative registrano il 17,1% per il punteggio due, il 12,2% per il tre e il 2,4% per il quattro. Il punteggio intermedio cinque è stato attribuito dal 4,9% degli intervistati.
I giudizi positivi (sei-nove) si sono drasticamente ridotti, scendendo al 4,8% rispetto al 20,5% registrato nella precedente indagine: il sei è pari allo 0%, mentre i voti sette e otto sono entrambi al 2,4%.
Il sondaggio e i risultati principali
Il campione è composto principalmente da attori del mondo imprenditoriale e manageriale italiani, una platea che spesso valuta la politica estera degli Stati Uniti alla luce delle implicazioni commerciali e della stabilità geopolitica. L’ampia prevalenza di giudizi estremamente negativi suggerisce una percezione diffusa di instabilità o di scelte politiche considerate dannose per gli interessi economici internazionali.
Interpretazioni e impatti economici
Una valutazione così critica da parte delle imprese può riflettere preoccupazioni su diversi fronti: politiche commerciali imprevedibili, tensioni diplomatiche che complicano l’accesso ai mercati esteri, rischi per le catene di approvvigionamento e potenziali ripercussioni sui flussi di investimento. Per le società italiane orientate all’export, decisioni statunitensi considerate protezionistiche o conflittuali aumentano il rischio di volatilità dei mercati.
Dal punto di vista finanziario, una perdita di fiducia nelle politiche estere statunitensi può tradursi in maggiori oscillazioni dei mercati azionari e valutari: gli investitori potrebbero richiedere premi di rischio più alti, rivedere allocazioni e preferire strategie di copertura o diversificazione geografica.
Contesto e possibili conseguenze per l’Italia
Il Forum di Cernobbio rappresenta un osservatorio privilegiato per misurare il sentiment del tessuto produttivo italiano. Una percezione negativa così marcata rispetto alla politica estera americana può spingere le imprese italiane a ricalibrare strategie commerciali e piani di internazionalizzazione, cercando mercati alternativi o rafforzando relazioni con partner europei e asiatici.
Sul piano pubblico, risultati del genere possono influire sul dibattito politico e sulle scelte di politica estera ed economica italiane: governi e associazioni datoriali potrebbero intensificare richieste di misure di supporto per esportatori, incentivi alla diversificazione delle filiere e strumenti di tutela dal rischio geopolitico.
Infine, per gli investitori istituzionali e privati italiani, il quadro del sondaggio suggerisce la necessità di valutare più attentamente l’esposizione ai rischi geopolitici nelle analisi di portafoglio e nelle previsioni di crescita settoriale.
In sintesi
- La forte sfiducia manifestata dagli imprenditori indica un aumento della percezione del rischio geopolitico, che può tradursi in costi più elevati per la gestione delle catene di fornitura e maggiori spese per la mitigazione del rischio.
- Riduzioni significative nel gradimento della politica estera statunitense potrebbero accelerare la ricerca di mercati alternativi e rafforzare la cooperazione economica europea, con impatti su export e investimenti diretti esteri italiani.
- Per gli investitori italiani è prudente rivedere l’allocazione degli asset alla luce della maggiore volatilità potenziale e considerare strumenti di copertura valutaria e di rischio paese.