Bankitalia resiste al richiamo della banca centrale olandese: niente trasferimento delle riserve d’oro
- 5 Settembre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Banca d’Italia ha chiarito di non aver effettuato alcun trasferimento delle proprie riserve auree, rispondendo così ai quesiti suscitati dalla recente mossa della De Nederlandsche Bank, che nei giorni scorsi ha annunciato lo spostamento di una parte delle proprie riserve dall’Stati Uniti e dal Canada verso Londra per far fronte alle crescenti tensioni geopolitiche.
Le riserve italiane
Secondo i dati ufficiali consultabili sul sito della Banca d’Italia, l’Italia detiene circa 2.452 tonnellate di riserve auree, il cui valore di mercato è stimato intorno ai 280 miliardi di euro. Questo posiziona il Paese al quarto posto nella classifica mondiale dei detentori, dietro alla Federal Reserve degli Stati Uniti, alla Bundesbank e al Fondo monetario internazionale.
Gran parte dell’oro italiano è costituito da lingotti, con una quota minore rappresentata da monete. Le custodie principali si trovano nei caveau della Palazzo Koch a Roma e in altri depositi bancari esteri. Nel dettaglio, circa 1.100 tonnellate (44,86% del totale) sono conservate sul territorio nazionale; una porzione analoga è custodita negli Stati Uniti (1.061,5 tonnellate, 43,29%). Il resto delle riserve è ripartito in Svizzera (149,3 tonnellate, 6,09%) e nel Regno Unito (141,2 tonnellate, 5,76%).
La decisione della De Nederlandsche Bank
La De Nederlandsche Bank ha reso noto di aver trasferito 86 delle 313 tonnellate d’oro precedentemente conservate negli Stati Uniti e in Canada, spostandole verso la Bank of England a Londra. L’operazione, avvenuta tra marzo e agosto, è stata motivata dalla volontà di migliorare la liquidità e la negoziabilità delle riserve, oltre a rafforzare la capacità del Paese di resistere a eventuali crisi.
Secondo la banca centrale olandese, una distribuzione più equilibrata delle riserve sul piano geografico riduce i rischi legati a possibili interruzioni nell’accesso fisico al metallo e facilita un reperimento più rapido dell’oro in caso di emergenza. La scelta sottolinea il ruolo di Londra come hub globale per l’oro fisico, dove il metallo è generalmente più disponibile e scambiabile.
Olaf Sleijpen ha spiegato:
“Ci aspettiamo di non doverlo utilizzare mai, ma riteniamo necessario rafforzare la capacità del Paese di resistere a potenziali crisi.”
Implicazioni per l’Italia e contesto internazionale
La decisione della Banca d’Italia di non procedere a trasferimenti analoghi riflette considerazioni di natura operativa, legale e politica. Lo spostamento fisico delle riserve comporta costi, questioni assicurative e un coordinamento diplomatico e tecnico che dipende da accordi con le controparti estere.
Dal punto di vista finanziario, la localizzazione delle scorte influenza la capacità dello Stato di disporre rapidamente del metallo in situazioni estreme, ma incide anche sulle percezioni degli investitori riguardo alla gestione del rischio sovrano. Una maggiore vicinanza geografica delle riserve al territorio nazionale può aumentare il controllo diretto, mentre una presenza in hub internazionali come Londra favorisce la liquidità e la facilità di conversione.
In uno scenario di tensioni geopolitiche prolungate, le scelte sulle riserve auree diventano parte della strategia di sicurezza economica degli Stati; per gli operatori di mercato e per gli investitori istituzionali italiani, la gestione fisica dell’oro rimane un elemento da monitorare insieme ad altri indicatori macroeconomici quali debito pubblico, flussi di capitale e stabilità bancaria.
Considerazioni operative
Qualora in futuro si decidesse per una rimodulazione della collocazione delle riserve, la Banca d’Italia dovrebbe valutare fattori come la trasparenza degli accordi di custodia, i tempi di riconsegna fisica, l’impatto assicurativo e la necessità di coordinamento con altre istituzioni nazionali ed europee. Ogni cambiamento dovrà bilanciare sicurezza, costi e accessibilità operativa.
In sintesi
- Una maggiore concentrazione delle riserve in hub internazionali aumenta la liquidità ma può ridurre il controllo immediato; per gli investitori italiani questo implica valutare la qualità degli strumenti di gestione del rischio sovrano più che la sola quantità d’oro detenuta.
- Eventuali spostamenti fisici delle riserve comportano costi e complessità operative che possono tradursi in opportunità o rischi per gli operatori finanziari, in particolare per chi gestisce portafogli in euro esposti a fattori geopolitici.
- La stabilità nella politica di custodia delle riserve è un segnale per i mercati: scelte conservative della Banca d’Italia possono essere interpretate come prioritizzazione della continuità operativa e della sicurezza, elementi apprezzati dagli investitori istituzionali.