El Salvador: nessun fondo pubblico usato per il bitcoin, secondo il FMI

Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha comunicato che, dopo la prima revisione del suo programma di finanziamento con El Salvador nel giugno 2025, il Paese non ha utilizzato risorse pubbliche per accumulare ulteriori Bitcoin. I documenti forniti dalle autorità salvadoregne attestano che gli incrementi nelle riserve derivano da donazioni private e non da acquisti finanziati con fondi statali.

Secondo il rapporto, la proprietà di maggioranza e il controllo operativo del portafoglio digitale Chivo sono stati trasferiti a un operatore privato, mentre il governo mantiene una partecipazione di minoranza insieme a responsabilità di custodia. Il FMI ha aggiunto che non è prevista ulteriore accumulazione oltre le donazioni documentate.

Dettagli e verifiche

I chiarimenti dell’FMI cercano di spiegare l’aumento delle riserve in Bitcoin registrato dopo la prima revisione, in particolare alla luce dell’annuncio di novembre 2025 con cui il governo salvadoregno ha dichiarato di aver acquisito 1.090 BTC per un valore stimato di 100 milioni di dollari. La questione era rilevante per la conformità al programma da 1,4 miliardi di dollari con il FMI.

Nel documento di giovedì il FMI precisa che le evidenze trasmesse dalle autorità confermano l’origine privata degli incrementi, circostanza che escluderebbe l’uso di risorse del settore pubblico per nuovi acquisti.

Contesto normativo e passaggi precedenti

A dicembre 2024, l’accordo con il FMI aveva imposto limiti all’intervento del settore pubblico nell’ambito del Bitcoin: l’accettazione da parte del settore privato doveva restare volontaria, le imposte dovevano essere pagate in dollari statunitensi e si richiedeva lo smantellamento del coinvolgimento governativo in Chivo. A marzo 2025 il FMI aveva poi vietato espressamente ogni “accumulo volontario” di Bitcoin da parte del settore pubblico.

Nayib Bukele ha risposto a queste restrizioni dichiarando:

“Gli acquisti non si fermeranno.”

Nei mesi successivi, l’Ufficio Nazionale del Bitcoin di El Salvador ha continuato a comunicare operazioni di accumulo. A luglio 2025 l’FMI aveva fornito una prima spiegazione, affermando che non erano stati effettuati nuovi acquisti dopo l’accordo di dicembre e attribuendo gli aumenti a una ricomposizione interna dei portafogli governativi.

L’annuncio di novembre 2025 ha però riaperto il dibattito. Un rappresentante del FMI ha dichiarato:

“Non forniremo un commento continuo; valuteremo la conformità nei tempi previsti.”

Stato attuale delle riserve

Secondo il tracciamento ufficiale delle riserve pubblicato dall’ente statale competente, El Salvador detiene attualmente circa 7.764 Bitcoin. Al prezzo corrente di mercato, stimato intorno a 80.900 dollari per BTC, lo stock vale approssimativamente 628 milioni di dollari. Il livello delle riserve resta superiore a quello precedente all’accordo con il FMI, riflettendo gli incrementi che l’istituto attribuisce a donazioni private.

Implicazioni politiche e operative

La vicenda sottolinea le difficoltà pratiche nel monitorare asset digitali in programmi di assistenza internazionale, dove la distinzione tra risorse pubbliche e flussi privati può risultare complessa. La cessione del controllo operativo di Chivo a un soggetto privato riduce alcune responsabilità dirette dello Stato, ma mantiene punti critici legati alla custodia e alla trasparenza delle transazioni.

Per gli osservatori finanziari e per i mercati, rimangono elementi di rischio: la valorizzazione del patrimonio in criptovalute è estremamente volatile e la posizione di bilancio di un Paese può risultare sensibile a movimenti repentini dei prezzi. In ambito diplomatico e normativo, il caso offre inoltre spunti sul rapporto tra politiche nazionali sperimentali e condizioni poste da istituzioni multilaterali come il FMI.

Prospettive future

Il monitoraggio della situazione proseguirà all’interno delle revisioni del programma finanziario concordato con il FMI. Eventuali nuove evidenze o modifiche nelle pratiche di gestione delle riserve potrebbero influenzare le condizioni dell’accordo e generare ulteriori richieste di trasparenza e controlli contabili.

Per i mercati internazionali e per investitori istituzionali, la vicenda rappresenta un caso di studio sull’interazione tra decisioni sovrane di politica monetaria, strumenti digitali e requisiti di governance imposti dalle istituzioni di credito internazionale.

In sintesi

  • La verifica del FMI indica che gli aumenti delle riserve in Bitcoin sono stati attribuiti a donazioni private, riducendo in apparenza il rischio di violazione diretta dei vincoli finanziari, ma sollevando interrogativi sulla tracciabilità degli asset digitali.
  • L’esposizione statale a criptovalute rimane un fattore di volatilità di bilancio: per gli investitori italiani, la volatilità del mercato crypto può tradursi in ricadute sui mercati emergenti e sui titoli collegati a questa asset class.
  • La cessione del controllo operativo di Chivo a un operatore privato modifica il profilo di rischio ma non elimina le responsabilità di custodia: ciò richiede standard di governance e audit più stringenti per prevenire contenziosi con partner internazionali.
  • Il caso evidenzia come le condizioni imposte dalle istituzioni multilaterali possano influenzare politiche nazionali sperimentali; per gli analisti italiani è importante valutare scenari di contagio normativo e ripercussioni su flussi di investimento verso l’America Latina.


Author: Tony
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