Il settore delle criptovalute chiede alla SEC di non imporre restrizioni indiscriminate sugli etf innovativi

Grayscale, a16z e il CCI hanno sollecitato il SEC a mantenere gli attuali criteri di classificazione e a evitare di trattare i prodotti di scambio “innovativi” come un’unica categoria, proponendo al contempo percorsi alternativi per revisioni più chiare e rapide.

Gli operatori del settore delle criptovalute hanno chiesto al SEC di non imporre un divieto generalizzato sui ETF definiti “novel” e di valutare invece ciascun prodotto sulla base dei suoi specifici parametri di rischio e delle caratteristiche di mercato.

Richieste principali degli operatori

Le richieste trasmesse al regolatore, datate 31 agosto, mirano a preservare l’attuale quadro di classificazione dei fondi e a introdurre procedure di revisione più coordinate. In particolare, a16z ha sollecitato la valutazione dei prodotti “novel” in base alle loro caratteristiche economiche sottostanti, la sincronizzazione delle revisioni per la registrazione del fondo e la quotazione in borsa e l’adozione di tempi più prevedibili per l’esame.

Grayscale e il Crypto Council for Innovation (CCI) hanno sostenuto l’introduzione facoltativa di processi confidenziali di pre-deposito, ritenuti utili per chiarire aspetti giuridici e di compliance prima dell’avvio formale delle procedure di approvazione.

Obiezioni alla riclassificazione automatica

Tutte e tre le realtà si sono opposte a modifiche categoriali della normativa sugli strumenti d’investimento che potrebbero automaticamente ricondurre prodotti contenenti asset non considerate titoli all’interno del perimetro del Investment Company Act del 1940. Un cambiamento di questo tipo aprirebbe obblighi e limiti diversi che potrebbero penalizzare la competitività e aumentare i costi di conformità.

Contesto della consultazione

Il SEC ha avviato la consultazione il 30 giugno, chiedendo contributi su adeguatezza delle regole vigenti, modalità di regolazione dei nuovi fondi e possibili modifiche al processo di registrazione. Le osservazioni raccolte nel periodo di commento pubblico sono servite a informare una possibile revisione normativo-amministrativa sul prossimo ciclo di prodotti quotati.

Punti di convergenza e divergenza

Sul piano generale i commentatori hanno concordato sull’opportunità di evitare interventi categoriali che impongano requisiti aggiuntivi o ritardino il lancio dei prodotti. Tuttavia le proposte divergono su terminologia, procedure di approvazione e sulla definizione stessa di ETF.

Per esempio, a16z ha suggerito di riservare la denominazione ETF ai fondi regolati dal Investment Company Act del 1940. Al contrario, Grayscale ha sostenuto che il termine dovrebbe descrivere le caratteristiche economiche del prodotto indipendentemente dal suo involucro giuridico. Il CCI ha invece sollecitato una maggiore trasparenza nello stato di registrazione, evitando una ristrutturazione radicale del quadro approvativo.

Implicazioni per mercati e investitori

La questione della classificazione non è puramente terminologica: le scelte del regolatore influenzano requisiti di disclosure, soglie di investimento, limiti operativi e dunque la fattibilità commerciale dei prodotti. Una classificazione più restrittiva potrebbe rallentare l’ingresso sul mercato di nuovi strumenti, aumentando costi per emittenti e, potenzialmente, per gli investitori.

D’altra parte, procedure più chiare e tempi di revisione prevedibili incentivano l’adozione istituzionale e migliorano la fiducia degli investitori, fattori che favoriscono liquidità e stabilità di prezzo. L’adozione di processi confidenziali di pre-deposito, se ben calibrata, può ridurre incertezze legali senza ridurre la tutela del risparmiatore.

Ruolo delle infrastrutture di mercato

Gli osservatori citano come elemento rilevante il consolidamento delle infrastrutture di mercato: standard di quotazione approvati delle borse, requisiti di disclosure più maturi e pratiche di compliance consolidate rendono oggi alcuni ETP basati su asset digitali meno comparabili a prodotti che investono in asset privati o in strategie completamente nuove.

Questo sviluppo tecnico-normativo è centrale per il dibattito: se la struttura del mercato e le prassi di trasparenza sono sufficientemente evolute, le autorità potrebbero privilegiare soluzioni differenziate basate sul rischio effettivo e non su una categoria omogenea.

Prospettive operative

Nel breve termine le scelte del SEC determineranno il ritmo con cui nuovi prodotti arriveranno sul mercato statunitense, influenzando indirettamente anche le strategie degli emittenti e degli operatori europei che seguono gli sviluppi regolatori internazionali per adeguare le proprie offerte.

Per l’ecosistema italiano e europeo, una regolazione equilibrata negli Stati Uniti può favorire l’armonizzazione delle prassi globali, riducendo il rischio di frammentazione normativa e creando condizioni più prevedibili per investitori istituzionali e retail interessati agli strumenti basati su asset digitali.

Conclusione

Il dibattito in corso riflette il tentativo di bilanciare innovazione finanziaria e tutela degli investitori. L’esito della consultazione potrà definire un quadro più favorevole all’adozione istituzionale se accompagnerà chiarezza procedurale e flessibilità regolamentare, oppure produrrà un rallentamento se si opterà per approcci troppo restrittivi e generalizzati.

In sintesi

  • Una regolamentazione che privilegia valutazioni caso per caso favorirà innovazione e ridurrà i costi di conformità, sostenendo l’ingresso di prodotti digitali sul mercato senza compromettere le tutele essenziali.
  • Tempi di revisione prevedibili e processi confidenziali di pre-deposito possono accelerare l’adozione istituzionale, aumentando la liquidità e l’efficienza dei mercati a beneficio degli investitori italiani.
  • Una classificazione rigida sotto il Investment Company Act del 1940 aumenterebbe gli oneri regolatori e potrebbe scoraggiare gli emittenti, con possibili ricadute negative su offerta e prezzi per gli investitori.


Author: Tony
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