Delfin, la decisione del Lussemburgo apre un nuovo scenario per gli eredi di Leonardo Del Vecchio
- 2 Settembre 2026
- Posted by: Francesca
- Categoria: Aziende, Economia, Editoriale
La struttura di governance costruita da Leonardo Del Vecchio per preservare la continuità delle proprie attività imprenditoriali entra in una fase delicata. Una decisione dei giudici del Lussemburgo, dove ha sede Delfin, ha infatti autorizzato Paola Del Vecchio e Luca Del Vecchio a trasferire le rispettive quote della holding familiare all’interno di veicoli societari personali.
Il pronunciamento potrebbe incidere sugli equilibri tra gli otto eredi del fondatore di Luxottica e sulla futura organizzazione della holding, pur senza determinare nell’immediato cambiamenti nella gestione delle società controllate o partecipate da Delfin.
Al centro resta il modello voluto da Leonardo Del Vecchio, che aveva affidato ai manager scelti personalmente la responsabilità della conduzione societaria, lasciando agli eredi la proprietà ma senza un ruolo diretto nelle decisioni operative.
Francesco Milleri resta al centro della governance
Tra le figure chiave del sistema costruito dal fondatore c’è Francesco Milleri (in foto), Amministratore Delegato di EssilorLuxottica e Presidente di Delfin.
Il manager continua a ricoprire un ruolo centrale nella gestione delle attività legate alla holding familiare e nella tutela dell’impostazione definita da Leonardo Del Vecchio.
La decisione dei giudici lussemburghesi introduce però un nuovo elemento, perché consente agli eredi interessati di organizzare diversamente la titolarità delle proprie quote attraverso società personali.
Il passaggio non modifica automaticamente i diritti previsti dallo statuto di Delfin, ma potrebbe aumentare la flessibilità con cui i singoli eredi gestiscono le rispettive posizioni all’interno della struttura familiare.
Il precedente tentativo di Leonardo Maria Del Vecchio
La vicenda si inserisce in un confronto più ampio che ha coinvolto anche Leonardo Maria Del Vecchio, quartogenito del fondatore e unico erede direttamente presente nelle attività aziendali.
Leonardo Maria aveva provato ad acquisire le partecipazioni detenute da Paola Del Vecchio e Luca Del Vecchio, in un progetto che avrebbe modificato significativamente gli equilibri interni alla famiglia.
Il tentativo non è arrivato a conclusione e ha rappresentato uno dei passaggi più delicati nel percorso di esecuzione delle volontà testamentarie del fondatore, ancora oggetto di confronto a oltre quattro anni dalla sua scomparsa.
Successivamente, Leonardo Maria Del Vecchio ha lasciato EssilorLuxottica, segnando un ulteriore cambiamento nei rapporti tra la famiglia e il vertice manageriale.
Le divergenze con Francesco Milleri
Uno dei punti di maggiore tensione ha riguardato il rapporto tra Leonardo Maria Del Vecchio e Francesco Milleri.
La divergenza si è manifestata anche all’interno del confronto legato al progetto con cui Leonardo Maria puntava a concentrare alcune delle quote familiari.
Il Consiglio di Amministrazione di Delfin non aveva accettato di procedere con il sostegno richiesto nell’ambito dell’operazione, contribuendo a interrompere il progetto.
Gli eredi Del Vecchio non siedono direttamente nel Consiglio della holding, in coerenza con l’assetto di governance previsto dal fondatore. Proprio questo elemento è oggi uno dei temi che alcuni membri della famiglia vorrebbero rimettere in discussione.
Altri eredi potrebbero seguire la stessa strada
La decisione ottenuta da Paola Del Vecchio e Luca Del Vecchio potrebbe non rimanere un caso isolato.
Anche Leonardo Maria Del Vecchio e Clemente Del Vecchio potrebbero seguire un percorso simile, con ulteriori pronunciamenti attesi nei prossimi mesi.
L’evoluzione potrebbe offrire ai diversi soci di Delfin una maggiore autonomia nella gestione delle proprie posizioni e contribuire a riaprire il confronto interno alla famiglia.
In questo scenario non viene esclusa una possibile fase di riavvicinamento tra alcuni degli eredi, nonostante divergenze recenti e contrasti sviluppatisi nel corso degli anni.
Il nodo dello statuto di Delfin
Uno dei temi più rilevanti riguarda proprio lo statuto di Delfin.
Diversi eredi vorrebbero ottenere una maggiore capacità di intervento nelle decisioni della holding, modificando almeno in parte il modello definito da Leonardo Del Vecchio.
L’impostazione originaria era costruita per distinguere nettamente la proprietà dalla gestione: agli eredi il patrimonio, ai manager individuati dal fondatore la responsabilità delle decisioni societarie.
La possibilità di trasferire le partecipazioni familiari a veicoli personali non modifica da sola questo principio, ma crea un nuovo contesto nel quale il dibattito sulla governance potrebbe intensificarsi.
Nessun cambiamento immediato per EssilorLuxottica
Nel breve periodo, la decisione dei giudici lussemburghesi non determina comunque cambiamenti immediati nella struttura di Delfin o nel rapporto della holding con EssilorLuxottica.
Il ruolo della holding nella governance del gruppo dell’occhialeria rimane quindi centrale e non risulta messo in discussione dagli sviluppi attuali.
EssilorLuxottica continua inoltre a portare avanti le proprie attività industriali e tecnologiche, compresa la collaborazione con Meta nello sviluppo degli occhiali intelligenti.
La questione principale resta quindi interna alla famiglia Del Vecchio e riguarda il futuro equilibrio tra volontà testamentarie, autonomia degli eredi e poteri attribuiti al management.
Una nuova fase per la famiglia Del Vecchio
La decisione del Lussemburgo potrebbe rappresentare l’inizio di una nuova fase nel lungo processo di definizione degli equilibri successivi alla scomparsa di Leonardo Del Vecchio.
Da una parte resta l’impianto di governance voluto dal fondatore, costruito per affidare la gestione a figure manageriali di fiducia come Francesco Milleri. Dall’altra cresce la volontà di alcuni eredi di ottenere maggiore autonomia e, potenzialmente, un peso più rilevante nelle scelte relative alla holding.
I prossimi pronunciamenti e l’eventuale confronto sullo statuto di Delfin saranno quindi determinanti per capire se l’attuale equilibrio verrà mantenuto oppure se la famiglia sceglierà di ridefinire progressivamente il rapporto tra proprietà e gestione.