Bitcoin resiste vicino a 78.000 $ mentre i rendimenti obbligazionari globali schizzano ai massimi pluridecennali
- 1 Settembre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
I rendimenti dei titoli obbligazionari a lungo termine a livello globale hanno raggiunto i massimi dal 2008, con una forte fase di vendite che si è intensificata nella seduta di martedì, interessando in particolare i titoli sovrani a lunga scadenza.
La dinamica ribassista è emersa pochi giorni dopo che il segretario al Tesoro degli USA, Scott Bessent, ha annunciato un aumento del limite massimo per le operazioni di riacquisto del debito, portandolo da settembre a 4 miliardi di dollari. Sebbene il Tesoro non gestisca la politica monetaria, alcuni osservatori interpretano la misura come una forma di controllo implicito della curva dei rendimenti, riportando in primo piano la narrativa della svalutazione monetaria seguita da investitori in Bitcoin e metalli preziosi.
In particolare, i titoli di Stato giapponesi hanno mostrato forti rialzi nei rendimenti: il rendimento del decennale del Giappone ha superato il 3% per la prima volta dal 1996, mentre il rendimento del trentennale ha toccato il 4,18%, nuovo livello record. Anche il rendimento del decennale statunitense è salito a nuovi massimi pluriennali, attestandosi intorno al 4,78% al momento della stesura.
Le autorità dei due paesi si trovano in una situazione complessa riguardo allo yen: da un lato Tokyo fatica ad aumentare i tassi di politica monetaria per evitare perdite operative che ricadrebbero sul Ministero delle Finanze, dall’altro la riconversione dei capitali esteri comporterebbe vendite di titoli del Tesoro statunitense fondamentali per il finanziamento di Washington.
Commentatori di mercato come Arthur Hayes sostengono da tempo che la Federal Reserve potrebbe ricorrere alla facility repo per le autorità monetarie estere (conosciuta come FIMA). Attraverso tale meccanismo, il Ministero delle Finanze giapponese potrebbe prendere in prestito dollari garantendo i propri titoli del Tesoro e convertirli in yen, apprezzando la valuta senza innescare immediatamente una crisi sul mercato obbligazionario sovrano. Questo processo creerebbe nuova liquidità in dollari: per questo motivo alcuni analisti suggeriscono posizioni su Bitcoin, oro e altre cripto come copertura.
Scott Bessent ha inoltre scritto in passato riferimenti al possibile utilizzo futuro della facility FIMA, alimentando le speculazioni sul mercato circa strumenti non convenzionali di gestione della liquidità internazionale.
L’aumento dei rendimenti a lunga scadenza potrebbe rappresentare il primo segnale che questo tipo di scenario sta venendo scontato nei prezzi dagli operatori di mercato. L’economista Robin Brooks ha commentato:
“Negli ultimi due anni il Giappone ha vissuto una crisi del mercato obbligazionario in stile ‘Liz Truss’, con la valuta che si indebolisce mentre i rendimenti dei titoli di stato continuano a salire. Non abbiamo mai visto un grande Paese del G10 affrontare una dinamica simile, ed è profondamente destabilizzante.”
Bitcoin: fase laterale nonostante il caos obbligazionario
Nel contesto della vendita sui mercati obbligazionari, Bitcoin ha mostrato un andamento laterale intorno alla soglia dei 78.000 dollari, dopo una breve correzione dalla mattinata che lo aveva avvicinato a 79.000 dollari. Un’area di resistenza significativa si è formata tra il prezzo corrente e gli 86.000 dollari, rallentando la spinta rialzista nonostante notizie positive e il rinnovato interesse per strategie di copertura contro la svalutazione monetaria.
Le valutazioni di mercato restano incerte nel breve termine: l’intervallo 76.000-82.000 dollari è considerato il campo di battaglia principale per le prossime settimane, con un sentimento complessivamente misto ma cautamente ottimista dopo la forte ripresa di agosto.
Effetti sui mercati azionari e sul petrolio
I futures sull’indice S&P 500 hanno registrato una flessione di circa lo 0,3% durante la giornata, portando l’indicatore sui livelli più bassi dal 4 agosto. A pesare sui mercati sono state anche le rinnovate tensioni legate al conflitto in Iran.
Il prezzo del petrolio è salito di oltre il 2%: il WTI si è avvicinato agli 88 dollari al barile mentre il Brent ha superato la soglia dei 92 dollari, spinto dalle escalation belliche tra Stati Uniti e Iran, da attacchi mirati e da episodi che hanno coinvolto petroliere nello Stretto di Hormuz, oltre a dichiarazioni del presidente Donald Trump che hanno alimentato l’incertezza sul fronte geopolitico.
Implicazioni economiche e prospettive
L’aumento generalizzato dei rendimenti a lunga scadenza ridefinisce la valutazione del rischio-rendimento per investitori istituzionali e privati, mettendo pressione sui prezzi degli asset a leva e sulle valutazioni azionarie più vulnerabili a tassi più elevati.
Per gli investitori italiani, la combinazione di rendimenti reali più alti e un contesto geopolitico più teso suggerisce un’attenta riconsiderazione dell’allocazione del portafoglio, con possibili benefici per strategie difensive che prevedano titoli indicizzati all’inflazione, materie prime e asset reali.
Dal punto di vista delle politiche, la congiuntura evidenzia come strumenti di politica monetaria e meccanismi di liquidità internazionale possano avere effetti secondari rilevanti sui mercati valutari e obbligazionari, imponendo stretta coordinazione tra autorità fiscali e monetarie a livello globale per evitare disordini finanziari.
In sintesi
- La risalita dei rendimenti a lungo termine ricalibra il premio per il rischio su azioni e obbligazioni: per gli investitori italiani ciò può tradursi in preferenza per asset reali e protezioni legate all’inflazione.
- La possibile attivazione di meccanismi di liquidità internazionale come la facility FIMA rappresenta un fattore di instabilità potenzialmente riallocante, con implicazioni per valute e flussi di capitale.
- La persistenza di livelli elevati del petrolio, alimentata da rischi geopolitici, aumenta il rischio inflazionistico, influenzando costi energetici e margini delle imprese italiane dipendenti dalle importazioni di greggio.
- Bitcoin e metalli preziosi restano strumenti considerati da alcune categorie di investitori come copertura contro scenari di svalutazione, ma la forte resistenza tecnica richiede prudenza e gestione del rischio.