Ansaldo ottiene il via libera alle turbine a idrogeno e olio vegetale
- 1 Settembre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Due validazioni indipendenti attestano i progressi di Ansaldo Energia nell’impiego di combustibili a ridotte emissioni: Tüv Süd ha certificato la readiness all’idrogeno della turbina Gt36, mentre Dnv ha convalidato il funzionamento del sistema di combustione della turbina Ae94.3A alimentata con Hvo, un combustibile liquido ottenuto da materie prime di origine biologica.
Dettagli delle certificazioni
Ansaldo Energia ha dichiarato:
“La certificazione ‘Hydrogen readiness’ rilasciata da Tüv Süd conferma il percorso della turbina Gt36 verso il funzionamento con concentrazioni progressivamente più elevate di idrogeno, rappresentando un passaggio significativo verso la capacità di operare con il 100% di idrogeno. La Gt36 è attualmente disponibile con una capacità di utilizzo di idrogeno fino al 70% in volume.”
Ansaldo Energia ha aggiunto:
“Nel corso di una campagna di test condotta sotto la supervisione indipendente di Dnv presso il laboratorio Sesta lab di Radicondoli, abbiamo dimostrato con successo il funzionamento del sistema di combustione ibrido per combustibili liquidi alimentato a Hvo, in condizioni rappresentative dell’esercizio reale della turbina. La campagna ha confermato la stabilità della combustione lungo l’intero intervallo operativo, senza eventi di flashback né interruzioni durante il funzionamento con Hvo puro.”
Significato tecnico e commerciale
Le certificazioni di Tüv Süd e Dnv sono riconoscimenti di rilievo: questi organismi internazionali forniscono garanzie tecniche che facilitano la fiducia degli operatori di rete, degli investitori e delle istituzioni finanziarie. Nel caso della Gt36, la possibilità di arrivare progressivamente a livelli elevati di idrogeno supporta scenari in cui l’idrogeno verde diventa vettore energetico per la decarbonizzazione della generazione termoelettrica.
Il Hvo (olio vegetale idrotrattato) rappresenta una soluzione a breve-medio termine per ridurre l’impronta carbonica degli impianti a ciclo combinato o a turbina a gas, poiché è un combustibile liquido compatibile con infrastrutture esistenti e con requisiti logistici simili ai derivati fossili.
Dichiarazioni aziendali e strategie tecnologiche
Federico Bonzani ha dichiarato:
“La fuel flexibility è uno dei principali punti di forza del portafoglio di turbine dell’azienda. L’idrogeno e i combustibili a basse emissioni di carbonio offrono percorsi concreti per ridurre le emissioni di CO2, valorizzando gli impianti esistenti e preservando i servizi di stabilità elettrica garantiti dalle macchine rotanti. Le competenze che abbiamo sviluppato possono essere applicate sia alle nuove installazioni che al parco esistente, attraverso interventi di retrofit. In combinazione con i nostri pacchetti di upgrade e i servizi digitali, la fuel flexibility rappresenta un elemento chiave per la progressiva decarbonizzazione degli asset di generazione elettrica.”
La strategia di puntare su turbine “fuel flexible” accoppia tecnologia e servizi: oltre alla vendita o al retrofit dell’hardware, aumenta il valore della manutenzione evoluta, degli upgrade digitali e delle soluzioni di integrazione con le energie rinnovabili e gli accumuli. Questo modello di business è rilevante per gli operatori industriali e gli utility che cercano percorsi di transizione senza compromettere la sicurezza della fornitura elettrica.
Contesto regolatorio e opportunità di mercato
L’interesse per idrogeno e combustibili avanzati è sostenuto da iniziative europee e nazionali che incentivano la decarbonizzazione attraverso finanziamenti, bandi e obiettivi climatici. Per le aziende italiane del settore degli impianti e dei servizi, le certificazioni indipendenti facilitano l’accesso a mercati esteri e la partecipazione a gare o progetti finanziati da fondi pubblici e privati.
Dal punto di vista operativo, la possibilità di utilizzare miscele ricche di idrogeno o Hvo aumenta la longevità e la flessibilità degli asset esistenti, riducendo la necessità di nuove costruzioni e favorendo invece interventi di aggiornamento tecnologico.
Infine, il processo di certificazione contribuisce a ridurre l’incertezza tecnica per banche e investitori, rendendo più appetibile il finanziamento di progetti di conversione o di nuove installazioni progettate per combustibili a basse o zero emissioni.
In sintesi
- La certificazione da parte di organismi riconosciuti riduce il rischio tecnico e facilita il finanziamento di retrofit e nuove installazioni, aumentando l’attrattività per gli investitori interessati alla transizione energetica.
- Per il mercato italiano, la crescita della domanda di retrofit e servizi associati può tradursi in opportunità occupazionali e in un aumento dei ricavi per fornitori di tecnologia e manutenzione specializzata.
- L’adozione di idrogeno e Hvo favorisce la riduzione delle emissioni senza rinunciare alla stabilità della rete, rendendo più efficiente l’integrazione con fonti rinnovabili intermittenti.
- La combinazione di certificazioni, pacchetti di upgrade e servizi digitali costituisce un vantaggio competitivo per le aziende italiane che puntano a esportare soluzioni di decarbonizzazione a livello internazionale.