Hyperliquid e Pump.fun guidano quasi il 90% dei riacquisti record di criptovalute da 638 milioni di dollari
- 31 Agosto 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Progetti di criptovalute hanno riacquistato token per un valore record di circa 638 milioni di dollari da inizio anno, una cifra trainata in larga parte da due attori principali del settore: lo exchange decentralizzato Hyperliquid e la piattaforma di lancio di memecoin Pump.fun.
I dati raccolti da Allium Labs mostrano che le somme complessive destinate ai buyback sono cresciute rispetto ai 545 milioni di dollari nello stesso periodo del 2025 e ai soli 366.000 dollari del 2024. Di questi 638 milioni, circa 370 milioni sono attribuibili a Hyperliquid e quasi 200 milioni a Pump.fun.
Come funzionano i buyback di token
I riacquisti di token sono operazioni analoghe ai buyback azionari delle società quotate: un protocollo o una piattaforma utilizza parte dei propri ricavi per ricomprare la propria criptovaluta sul mercato, con l’obiettivo di sostenere il prezzo e aumentare il valore riferito agli investitori esistenti.
Nel panorama cripto questi interventi restano relativamente rari, ma stanno aumentando in termini di frequenza e importo, poiché alcune entità considerano i buyback uno strumento efficace di gestione della tokenomics, soprattutto se combinati con meccanismi di burn (distruzione) dei token repurchased.
Esempi recenti e dati operativi
Hyperliquid ha destinato una quota molto elevata dei propri ricavi ai riacquisti: circa il 99% delle entrate. Nel secondo trimestre ha registrato ricavi pari a 169 milioni di dollari, di cui circa 141 milioni sono stati impiegati per buyback del token HYPE.
Pump.fun, invece, destina circa il 50% del proprio reddito netto di protocollo ai riacquisti. Sulla base della media giornaliera degli ultimi 90 giorni, la piattaforma mostra un fatturato annualizzato attorno a 420 milioni di dollari, cifra che giustifica l’entità delle sue operazioni di mercato.
Impatto sui prezzi e performance dei token
Le strategie di buyback hanno avuto un effetto apprezzabile sui prezzi: il token HYPE è cresciuto del 145% da inizio anno, mentre PUMP ha segnato un progresso del 109%. Nel frattempo, Bitcoin ha registrato una flessione intorno al 10% e la capitalizzazione complessiva del mercato è scesa di quasi il 12%, evidenziando come i riacquisti abbiano sostenuto i prezzi dei token coinvolti anche in un contesto di mercato debole.
Un altro caso recente è quello della Ethena Foundation, che ha avviato una consultazione per un meccanismo di “fee-switch” in base al quale il 95% dei ricavi netti derivanti dalle attività core sarebbe utilizzato per riacquistare token ENA. Subito dopo l’apertura del voto il prezzo di ENA è salito di oltre il 10% nella giornata successiva.
Prospettive per valutazioni e investitori
Secondo il chief investment officer di Bitwise, Matt Hougan, l’adozione su larga scala di buyback e burn finanziati dai ricavi dei protocolli potrebbe raddoppiare le valutazioni dei progetti cripto nei prossimi due anni.
Matt Hougan ha dichiarato:
“Se i protocolli iniziano a impiegare in modo sistematico i ricavi per riacquistare e distruggere token, questo trasferimento diretto di valore agli investitori può portare a rivalutazioni significative dei prezzi.”
Questa visione mette in luce una possibile trasformazione del modello di creazione del valore nelle criptovalute, avvicinandolo in parte alla logica dei dividendi o dei riacquisti azionari nel mercato tradizionale, ma applicato a un ecosistema ancora caratterizzato da elevata volatilità e rischi di liquidità.
Rischi e considerazioni regolamentari
Nonostante i benefici potenziali, i buyback sollevano interrogativi importanti: la sostenibilità nel tempo di queste politiche dipende dalla capacità dei protocolli di generare ricavi ricorrenti, e operazioni massicce possono alterare la liquidità di mercato e la percezione del rischio.
I regolatori potrebbero inoltre valutare se tali pratiche costituiscano strumenti di manipolazione del mercato o se richiedano obblighi informativi analoghi a quelli imposti alle società quotate che effettuano buyback di azioni, con possibili conseguenze per la governance dei progetti.
Per gli investitori è quindi fondamentale valutare la qualità e la prevedibilità dei ricavi di un protocollo, la trasparenza sulle operazioni di buyback e la modalità di esecuzione (ad esempio acquisti sul mercato spot vs aste), oltre al profilo di rischio complessivo del token.
Implicazioni per il mercato italiano
Per i risparmiatori e gli investitori italiani, l’aumento dei buyback nei protocolli cripto rappresenta un ulteriore elemento da inserire nell’analisi degli asset digitali: può offrire opportunità di rendimento ma richiede anche una maggiore attenzione al contesto normativo nazionale ed europeo, alla sicurezza dei fondi e alla due diligence sulle fonti di ricavo dei progetti.
In assenza di regole consolidate, l’interazione tra iniziative private di gestione dell’offerta e future normative determinerà in gran parte l’evoluzione del valore e della stabilità di questi strumenti nel medio termine.
In sintesi
- La concentrazione dei buyback su pochi progetti può amplificare la divergenza delle performance nel mercato cripto, rendendo cruciale la selezione attiva degli investimenti.
- Se finanziati da ricavi sostenibili, i riacquisti e i burn possono migliorare i rendimenti a favore dei detentori di token, ma aumentano l’esposizione alla qualità operativa del protocollo.
- Per gli investitori italiani, una maggiore volatilità richiede una valutazione attenta del rischio-livello di liquidità e della possibile evoluzione normativa a livello europeo.
- La trasparenza nella rendicontazione dei ricavi e nelle modalità di buyback sarà un fattore chiave per stabilire fiducia e attrarre capitale istituzionale nel settore.