Mettere l’umanità al primo posto, non il profitto
- 30 Agosto 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Questa mattina a Oria, in provincia di Brindisi, il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin ha incontrato la stampa e ha riflettuto sull’impatto delle tecnologie emergenti, in particolare dell’intelligenza artificiale, sul ruolo della Chiesa e sulla società.
Pietro Parolin ha dichiarato:
“Non sono un tecnico, ho scoperto l’intelligenza artificiale recentemente e mi ha lasciato allibito perché parlare con questa persona anonima che sembra una persona viva e che ti risponde mi ha veramente lasciato molto sorpreso.”
Pietro Parolin ha aggiunto:
“Per la Chiesa, vale il discorso di sempre di fronte al progresso e di fronte alle nuove scoperte che soprattutto in questi ultimi decenni sono state rapidissime. L’umanità ha sempre camminato, ma prima ci voleva molto tempo, adesso tutto è diventato velocissimo.”
Tecnologia e responsabilità
Pietro Parolin ha spiegato:
“Di per sé sono cose buone, anche l’intelligenza artificiale mi dicono che per esempio aiuta a sintetizzare documenti che altrimenti dovrebbero prendere mesi e mesi per poterli leggere. E però sono anche ambivalenti, presentano sempre dei limiti, che devono essere tenuti presenti e che devono essere ovviati proprio sulla linea di quanto dice il Papa nella ‘Magnifica humanitas’: cioè preservare l’umano, che siano a servizio degli uomini, che siano a servizio dell’umanità, del bene, dello sviluppo dell’umanità e che non sia invece usati per altri scopi a cominciare dal profitto.”
Nel richiamare la necessità di un approccio etico, Parolin sottolinea il problema concreto della strumentalizzazione tecnologica a fini commerciali. Questa osservazione apre un confronto più ampio sulle ricadute regolamentari: istituzioni europee e nazionali, enti di ricerca e imprese dovranno bilanciare innovazione e tutela dei diritti, definendo standard che evitino abusi e garantiscano trasparenza nell’uso di algoritmi e dati.
Pietro Parolin ha concluso:
“Purtroppo tante volte anche queste cose vengono utilizzate soltanto per guadagnare di più e non invece per favorire e aiutare le persone.”
La Chiesa come madre e le sue imperfezioni
Pietro Parolin ha ricordato:
“Come diceva San Cipriano, ‘non può avere Dio per padre chi non ha la Chiesa per madre’. Noi dovremmo davvero riscoprire anche la Chiesa come nostra madre e amarla come si amano le mamme di cui si accetta tutto. Anche se magari qualche volta non ci piacciono, assumono qualche atteggiamento che non ci è gradito, però si ama.”
Riprendendo un’immagine paterna-materna della comunità ecclesiale, Parolin invita a una relazione di affetto critico: l’amore per le istituzioni non deve essere cieco, ma capace di riconoscere imperfezioni e favorire conversione e riforma interne. Questo richiamo ha ricadute pratiche sulle dinamiche di governo all’interno della Segreteria di Stato e della Santa Sede, che operano sia sul piano spirituale sia su quello diplomatico e amministrativo.
Pietro Parolin ha aggiunto:
“L’amore non è cieco: vede anche i difetti che ci sono e aiuta a correggerli. Anche nella Chiesa, perché nella Chiesa evidentemente non tutto è perfetto. Perfetto è solo Gesù Cristo.”
Queste osservazioni collegano riflessioni etiche e pastorali: la guida della Chiesa richiede responsabilità morale nel dialogo con la modernità, mentre le istituzioni cattoliche mantengono un ruolo influente nel dibattito pubblico su temi come etica della tecnologia, istruzione e servizi sociali.
In sintesi
- La presa di posizione della gerarchia vaticana segnala che il dibattito etico sull’intelligenza artificiale potrebbe tradursi in richieste concrete di regolamentazione a livello europeo, con possibili effetti su settori tecnologici e servizi digitali in Italia.
- La preferenza espressa per un uso dell’innovazione orientato al bene comune suggerisce opportunità per investimenti in soluzioni AI certificate eticamente e per società che puntano su trasparenza, privacy e accountability.
- Il richiamo all’amore critico verso le istituzioni indica che riforme interne e maggiori controlli possono influenzare la governance di enti e organizzazioni non profit, con implicazioni su finanziamenti pubblici e partenariati con il mondo privato.