Il capo della BIS avverte: le stablecoin non sono credibili per i pagamenti su larga scala
- 29 Agosto 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Il>Bank for International Settlements rinnova le sue critiche verso i stablecoin, mettendo in dubbio la loro credibilità come moneta d’uso quotidiano mentre governi e autorità di tutto il mondo definiscono quadri regolamentari per questi token.
Pablo Hernández de Cos, indicato come possibile successore di Christine Lagarde alla presidenza della European Central Bank, ha sostenuto che i stablecoin non funzionano in modo credibile come mezzo di pagamento su larga scala.
Pablo Hernández de Cos ha dichiarato:
“I depositi tokenizzati offrono una via più diretta per sfruttare la tokenizzazione preservando al contempo le fondamenta del sistema monetario.”
Con “depositi tokenizzati” ci si riferisce a depositi bancari rappresentati come token digitali su infrastrutture di registro distribuito o piattaforme simili. Secondo l’analisi esposta, questa soluzione consentirebbe di beneficiare della tokenizzazione senza mettere a rischio le garanzie e le regole che sostengono l’attuale sistema bancario e monetario.
Rischi per la politica monetaria e per i consumatori
Hernández de Cos ha riconosciuto che i stablecoin potrebbero ridurre i costi di finanziamento per i governi, un argomento ripreso anche dal segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent. Tuttavia, l’effetto non è unidirezionale: se i clienti trasferiscono i depositi bancari verso i stablecoin, le banche potrebbero trovarsi ad affrontare costi di finanziamento più elevati e quindi trasferire tali costi su famiglie e imprese tramite tassi di interesse più alti sui prestiti.
Il responsabile ha inoltre evidenziato problemi pratici come la limitata interoperabilità tra piattaforme di stablecoin e le difficoltà nell’applicare in modo uniforme controlli antiriciclaggio. L’uso crescente di stablecoin ancorati al dollaro USA al di fuori degli Stati Uniti potrebbe altresì erodere la sovranità monetaria e ridurre l’efficacia delle politiche monetarie domestiche.
Differenze normative tra i principali mercati
Uno studio del Financial Stability Institute (FSI), collegato al BIS, ha confrontato i regimi normativi su stablecoin di Stati Uniti, Unione Europea, Regno Unito, Hong Kong e Singapore, evidenziando notevoli differenze su chi può emettere token e quali attività commerciali siano consentite ai relativi emittenti.
Secondo il rapporto, Stati Uniti e Singapore adottano approcci relativamente più restrittivi verso emittenti non bancari: sotto il quadro normativo noto come GENIUS Act negli Stati Uniti, attività come prestito, staking, trading proprietario e custodia di crypto di terzi sono generalmente escluse dalle attività consentite agli emittenti di stablecoin di pagamento.
Hong Kong, il Regno Unito e la Unione Europea mostrano invece una maggiore apertura, permettendo alcune attività supplementari purché accompagnate da autorizzazioni specifiche, consensi regolamentari o altri requisiti operativi.
Un punto tecnico rilevato dai ricercatori è che le restrizioni tendono a essere applicate all’entità emittente piuttosto che al gruppo societario nel suo complesso: ciò lascia spazio perché altre società dello stesso gruppo possano svolgere attività che l’emittente principale non può condurre direttamente, con possibili implicazioni sulla supervisione e sul rischio legale.
Implicazioni per il sistema finanziario e il quadro regolamentare
Il dibattito sul ruolo dei stablecoin si situa all’incrocio tra innovazione tecnologica e tutela della stabilità finanziaria. Per i regolatori europei e italiani la sfida è bilanciare i potenziali benefici della tokenizzazione — come efficienza dei pagamenti e ampliamento dell’accesso ai servizi finanziari — con i rischi di frammentazione della base depositaria, nuove vulnerabilità regolamentari e problemi di applicazione delle norme antiriciclaggio.
Per gli operatori bancari occidentali, l’emergere di alternative digitali ai depositi tradizionali richiede una riflessione strategica: adeguare i modelli di funding, investire in infrastrutture interoperabili e collaborare con le autorità per definire standard che proteggano i clienti senza soffocare l’innovazione.
Dal punto di vista degli investitori, la diversità delle regole tra giurisdizioni aumenta la complessità valutativa: prodotti simili possono comportare rischi regolamentari e di mercato molto diversi a seconda del luogo di emissione e delle attività del gruppo emittente.
Prospettive per l’Italia e l’Europa
Per il contesto italiano ed europeo è cruciale seguire due direttrici: da un lato promuovere soluzioni di tokenizzazione compatibili con la normativa bancaria e con le funzioni di politica monetaria; dall’altro rafforzare la cooperazione internazionale per evitare arbitraggi normativi che potrebbero deviare capitali e depositi verso giurisdizioni meno rigorose.
In prospettiva, la strada verso una integrazione dei depositi tokenizzati potrebbe favorire un ruolo più centrale delle banche tradizionali nelle piattaforme digitali, limitando la dispersione di liquidità e preservando la capacità delle autorità pubbliche di intervenire in situazioni di stress finanziario.
In sintesi
- L’attenzione regolamentare sui stablecoin potrebbe spingere verso soluzioni ibride (depositi tokenizzati) che preservino il ruolo delle banche, influenzando la domanda di prodotti digitali e la struttura del funding bancario.
- Per gli investitori italiani, la frammentazione normativa tra giurisdizioni aumenta il premio di rischio su strumenti legati ai stablecoin; occorrerà valutare non solo l’asset sottostante ma anche la sede legale e il perimetro regolamentare dell’emittente.
- Se i governi riusciranno a integrare la tokenizzazione senza compromettere la sovranità monetaria, il risultato potrebbe essere una maggiore efficienza dei pagamenti e nuove opportunità per fintech e intermediari regolamentati in Europa.