Tajani: il governo non si infili nel risiko bancario, il mercato è sovrano e sono contrarissimo alle tasse sugli extraprofitti

Antonio Tajani, vicepremier e ministro degli Esteri, è intervenuto al Meeting di Rimini rispondendo a una domanda sul commento del collega di governo Matteo Salvini riguardo al destino del Monte bancario.

Matteo Salvini ha dichiarato:

«Spezzettare il Monte sarebbe un delitto.»

Antonio Tajani ha risposto:

«È il mercato che è sovrano e deve decidere cosa si fa. Non tocca al governo, non tocca alla politica infilarsi nel risiko bancario. La politica deve dare delle regole, vedere che le regole si rispettino e basta.»

Tajani ha poi chiarito la sua posizione sul ruolo delle istituzioni pubbliche e del mercato: secondo il ministro, la politica deve limitarsi a definire e garantire il rispetto delle regole, mentre le scelte operative e le riorganizzazioni del settore devono essere lasciate agli attori economici e finanziari.

Antonio Tajani ha aggiunto:

«Io sono per il libero mercato: non servono le banche dei partiti. A me non interessa avere una banca di Forza Italia, ma che ci sia un sistema bancario efficiente. Sosteniamo le banche di prossimità, che sono quelle che aiutano 4 milioni di piccole e medie imprese e consentono alle famiglie di accedere al credito. Allo stesso tempo è importante avere anche grandi banche che sostengano le operazioni internazionali e l’internazionalizzazione del nostro tessuto imprenditoriale.»

Nel suo intervento il vicepremier ha inoltre criticato l’ipotesi di introdurre imposte sugli extraprofitti nel settore degli idrocarburi e oltre, definendo il concetto contrario al principio della libera iniziativa.

Antonio Tajani ha sottolineato:

«Credo che si possa lavorare anche discutendo e confrontandoci con il mondo industriale, soprattutto nel settore degli idrocarburi. Io sono contrarissimo a qualsiasi ipotesi di extra profitto, di tasse. Quando sento la parola tasse mi viene l’orticaria. Un confronto, un contributo è giusto che sia dato, come abbiamo fatto con le banche, con le assicurazioni. Deve esserci un confronto concordato in un momento difficile anche da parte delle aziende del settore. Ma non voglio sentire la parola extra profitto, che mi sa molto di Unione Sovietica

Il riferimento alla possibile “spezzettatura” del Monte dei Paschi riapre il tema del ruolo pubblico nella gestione delle crisi bancarie. In passato interventi statali o misure di regolazione hanno coinvolto enti come la Banca d’Italia e la Banca centrale europea, che vigilano sulla stabilità del sistema e sugli assetti societari, ma la linea politica resta orientata a evitare scelte direttive che sostituiscano il mercato.

Dal punto di vista economico, le dichiarazioni istituzionali influenzano il clima di fiducia tra investitori e imprese: posizioni chiare a favore del libero mercato tendono a rassicurare i mercati finanziari sull’assenza di interventi discrezionali, ma pongono l’accento sulla necessità che il quadro regolamentare sia credibile e coerente per tutelare correntisti e risparmiatori.

Per le piccole e medie imprese italiane la questione rimane pratica: l’accesso al credito passa in larga misura attraverso le banche di prossimità, che svolgono la funzione di sostegno all’economia locale. Eventuali ristrutturazioni del settore bancario devono quindi bilanciare efficienza e mantenimento della capillarità del credito sul territorio.

In sintesi

  • Le rassicurazioni sul primato del mercato possono sostenere la fiducia degli investitori, ma richiedono un quadro regolamentare stabile per evitare incertezze sulle ristrutturazioni bancarie.
  • La salvaguardia delle banche di prossimità è cruciale per il credito alle PMI; eventuali aggregazioni devono valutare l’impatto sulla capacità di finanziamento territoriale.
  • Evitate imposizioni fiscali sugli extraprofitti favorirebbero un clima pro-investimento a breve termine, ma è necessario un confronto strutturato fra istituzioni e imprese per affrontare gli squilibri settoriali.


Author: Tony
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