Le regole sulle criptovalute proposte dalla SEC probabilmente non scateneranno un nuovo boom di ico
- 26 Agosto 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
La SEC ha proposto una nuova disciplina, denominata Regulation Crypto Assets, che potrebbe rendere più agevoli le emissioni pubbliche di token negli Stati Uniti, introducendo due esenzioni distinte per determinate operazioni su contratti di investimento collegati a crypto asset.
La norma consentirebbe emittenti qualificati di raccogliere fino a 75 milioni di dollari durante un periodo di 12 mesi, e prevederebbe anche una piccola esenzione iniziale fino a 5 milioni di dollari nell’arco di quattro anni per startup. Il meccanismo apre alla possibilità che progetti ritornino periodicamente sul mercato per raccogliere ulteriori fondi mentre sviluppano la propria rete, creando un modello di finanziamento a tappe.
Cosa prevede la proposta
La proposta introduce due principali vie di esenzione: una limitata e una più ampia. La prima è pensata per startup e copre offerte fino a 5 milioni distribuite su quattro anni; la seconda autorizza raccolte fino a 75 milioni in ogni periodo di 12 mesi, con obblighi di disclosure e rendicontazione periodica.
La seconda esenzione si ispira in parte al modello del Regulation A, prevedendo che gli emittenti presentino un prospetto informativo e si sottopongano a revisioni e aggiornamenti continui, così da incrementare la trasparenza verso gli investitori.
Raccolte seriali: è possibile?
Un elemento centrale è la natura “a rotazione” del limite dei 75 milioni. In pratica, la regola presta il fianco all’ipotesi che un progetto possa raccogliere una somma, sviluppare il prodotto per un anno e poi tornare sul mercato per un nuovo round.
Drew Hinkes ha affermato:
“La limitazione a 12 mesi consentirebbe raccolte seriali di 75 milioni ogni 12 mesi, a condizione che si tratti effettivamente di offerte distinte.”
La possibilità di tornare più volte a raccogliere fondi non è però automatica: ogni nuovo round richiederebbe la presentazione di un nuovo documento di offerta e la revisione da parte dello staff della SEC, oltre alla pubblicazione di report annuali e semestrali che dettaglino le raccolte precedenti.
Lilya Tessler ha spiegato:
“Nulla vieta a un emittente di avvalersi più volte dell’esenzione, ma ogni raccolta non è automatica: occorre depositare una nuova dichiarazione di offerta e sottoporsi a revisione, oltre a rendicontare quanto raccolto nei 12 mesi precedenti affinché il tetto possa essere verificato.”
Implicazioni per investitori e mercati
Un effetto prevedibile è che la scarsità relativa di posti in una prima emissione possa aumentare l’attrattiva di allocazioni iniziali, soprattutto se gli investitori si aspettano che offerte successive avvengano a valutazioni più elevate. Questo fenomeno non è nuovo nel mondo dei capitali: già oggi molte raccolte limitano la dimensione dei round per creare leva sulla domanda.
Lee Reiners, docente presso la Duke University e esperto di regolamentazione finanziaria, ha dichiarato:
“La mia opinione iniziale è che l’esenzione da 75 milioni potrebbe rendere più fattibili le offerte pubbliche di token, ma difficilmente produrrà un ritorno all’esuberanza degli ICO del 2017.”
La proposta limita anche l’esposizione degli investitori non accreditati: la regola prevede che possano investire al massimo il 10% del maggiore tra reddito e patrimonio netto in ciascuna offerta, impedendo così l’entrata “all-in” vista in passato.
Perché non sarà un ritorno al 2017
Esistono motivi strutturali che rendono improbabile una ripetizione della bolla degli ICO. Molti investitori sono ormai più cauti dopo il collasso di numerosi progetti: tra il 2017 e il 2019 fino al 90% delle iniziative finanziate via ICO non ha raggiunto risultati sostenibili. Il mercato è oggi modellato dall’appetito degli investitori, dalla qualità della tokenomics, dalla liquidità, dal ruolo degli intermediari e dal bagaglio di reputazione lasciato dal ciclo precedente.
La SEC stima che l’adozione delle nuove esenzioni potrebbe interessare un numero limitato di offerte ogni anno, più un gruppo più ampio di emittenti che ricorrerebbero alla safe harbor per contratti di investimento: si tratta quindi più di un flusso costante che di un’ondata improvvisa.
Rischi residui e aree grigie
Nonostante l’avanzamento regolatorio, permangono rischi significativi. La proposta afferma che un investment contract collegato a un crypto asset può trasferirsi ai successivi acquirenti nei mercati secondari fino a quando l’asset non si distacca dalle rappresentazioni o promesse dell’emittente. In pratica, se un team commerciale continua a comunicare che il profitto dipenderà dall’impegno manageriale, l’asset potrebbe essere riclassificato come titolo.
Drew Hinkes ha aggiunto:
“Se la transazione di un crypto asset non-security provoca il trasferimento del contratto di investimento dal venditore al compratore, c’è il rischio che la vendita venga considerata un’operazione su titoli.”
Questo crea incertezza per gli exchange e le piattaforme di scambio, che potrebbero trovarsi a operare su asset soggetti a requisiti regolamentari tradizionali. Inoltre, rimane il pericolo di arbitraggio regolamentare: emittenti che soddisfano formalmente i requisiti di un’esenzione ma mantengono modelli di business il cui valore dipende pesantemente dagli sforzi gestionali, lasciando gli investitori al riparo solo apparente.
Jake Chervinsky ha commentato:
“Non un giorno di troppo.”
Le parole sottolineano il sollievo diffuso tra i consulenti legali e gli operatori che cercano una via normativa chiara per le emissioni primarie di token, rispetto all’attuale situazione in cui gli emittenti devono fare autovalutazioni complesse sul confine tra titolo e non-titolo.
Impatto per il contesto italiano ed europeo
Per gli operatori italiani ed europei, la proposta della SEC è rilevante anche se non vincolante: un quadro regolatorio statunitense più chiaro può favorire la competizione cross-border e influenzare i criteri di valutazione degli investimenti in crypto a livello globale. Allo stesso tempo, la normativa europea, con iniziative come il regolamento sui mercati delle crypto, segue una traiettoria propria che tende a concentrarsi su protezione degli investitori e stabilità finanziaria.
Gli investitori istituzionali in Italia potrebbero vedere nuove opportunità di allocazione in step successivi di progetti più maturi, mentre i risparmiatori retail continueranno a necessitare di garanzie di trasparenza, custodia e controllo del rischio per partecipare in sicurezza.
Conclusioni
La proposta Regulation Crypto Assets rappresenta un progresso importante verso una cornice normativa esplicita per le emissioni primarie di token negli Stati Uniti, riducendo in parte l’incertezza legale che ha caratterizzato i cicli precedenti. Tuttavia, non elimina le insidie collegate alla natura economica degli asset, alla governance degli emittenti e alla tutela degli investitori.
Per gli operatori e gli investitori italiani, il cambio più significativo sarà nella possibilità di osservare modelli di raccolta a tappe più strutturati e nella crescente necessità di analisi rigorose della tokenomics e dei meccanismi di mercato che determinano liquidità e valutazione.
In sintesi
- Un tetto annuale di 75 milioni può favorire raccolte a tappe, ma richiede trasparenza continuativa: ciò aumenta la probabilità di round successivi più valutati e riduce l’incertezza normativa per gli emittenti.
- Gli investitori retail italiani devono prestare attenzione alle limitazioni d’investimento e alla qualità della tokenomics; la disciplina proposta non sostituisce analisi su liquidità, custodia e governance.
- Per gli investitori istituzionali, la nuova via regolatoria può creare opportunità di investimento in progetti più maturi e meglio documentati, ma aumenta l’importanza della due diligence legale e operativa.
- I rischi di arbitraggio regolamentare e di riclassificazione degli asset nei mercati secondari rimangono centrali: le piattaforme di scambio e le autorità dovranno monitorare le pratiche di marketing e le promesse dell’emittente per evitare abusi.