BCE, Isabel Schnabel indica la necessità di nuovi rialzi dei tassi contro i rischi sull’inflazione
- 26 Agosto 2026
- Posted by: Francesca
- Categoria: Economia, Editoriale
La Banca Centrale Europea potrebbe dover proseguire con l’inasprimento della politica monetaria per contrastare rischi di inflazione più persistenti del previsto. A indicare questa prospettiva è Isabel Schnabel, Membro del Comitato esecutivo della BCE, secondo cui l’attuale livello dei tassi potrebbe non essere sufficiente a riportare stabilmente la crescita dei prezzi verso l’obiettivo nel medio termine.
Tra i principali elementi di attenzione figurano le conseguenze del conflitto in Medio Oriente, l’aumento dei costi energetici e la resilienza dell’economia dell’Eurozona, fattori che potrebbero mantenere le pressioni inflazionistiche elevate più a lungo.
Isabel Schnabel indica la necessità di un ulteriore inasprimento
Secondo Schnabel, l’inflazione potrebbe rimanere sopra l’obiettivo del 2% per un periodo prolungato. In questo scenario, attendere che l’incremento dei prezzi si trasferisca pienamente sui salari rischierebbe di lasciare la politica monetaria in ritardo rispetto all’evoluzione dell’economia.
La Membro del Comitato esecutivo della BCE ritiene quindi necessario prevenire tempestivamente gli effetti di secondo ordine, soprattutto in presenza di una domanda aggregata resiliente.
Un intervento tardivo, nella sua valutazione, potrebbe rendere necessario un inasprimento della politica monetaria ancora maggiore in una fase successiva.
Energia e gas tra i principali rischi per l’inflazione
Una delle maggiori fonti di incertezza riguarda il settore dell’energia. Schnabel ha sottolineato che le pressioni non interessano soltanto il petrolio, ma coinvolgono anche altri segmenti del mercato energetico.
Particolare attenzione è rivolta al gas naturale, alla luce dei bassi livelli di stoccaggio registrati in Europa. Una situazione che, secondo l’esponente della BCE, determina significativi rischi al rialzo per l’inflazione.
La durata del conflitto rappresenta un’altra variabile centrale. Più a lungo continueranno le tensioni, maggiore potrebbe diventare il rischio di effetti indiretti e di secondo livello sui prezzi, soprattutto qualora la domanda aggregata continuasse a mostrare solidità.
L’economia dell’Eurozona resta resiliente
Alle pressioni energetiche si affianca un’economia che, secondo Isabel Schnabel, continua a dimostrarsi più forte delle attese. I dati disponibili avrebbero infatti sorpreso ripetutamente in positivo.
Tra i fattori che sostengono questa dinamica, Schnabel ha indicato la politica fiscale, la ripresa della spesa per la difesa e il boom globale dell’Intelligenza Artificiale.
Anche gli indicatori di sentiment suggerirebbero un ulteriore rafforzamento della crescita. Rispetto alle proiezioni elaborate a giugno, Schnabel considera pertanto i rischi per la crescita economica leggermente orientati al rialzo.
L’inflazione dell’Eurozona sotto osservazione
L’inflazione ha raggiunto il 2,9% a luglio, mentre i prossimi dati relativi ad agosto saranno un nuovo elemento da considerare per valutare l’evoluzione dei prezzi nell’Eurozona.
Secondo le previsioni di Morgan Stanley, l’indice principale potrebbe raggiungere il 3,3%, che rappresenterebbe il livello più elevato dal 2023.
L’andamento dei prezzi, insieme alle tensioni energetiche e alla resilienza dell’economia, sarà quindi centrale nelle valutazioni della BCE in vista della prossima riunione.
La prossima riunione BCE a settembre
La Banca Centrale Europea tornerà a riunirsi il 9 e 10 settembre, appuntamento che rappresenterà un passaggio importante per stabilire se sarà necessario procedere con ulteriori interventi di politica monetaria.
A giugno la BCE aveva già aumentato i tassi, portandoli al 2,25%, nel quadro della risposta alle nuove pressioni generate dal contesto internazionale.
Per Isabel Schnabel, la sfida consiste nel calibrare tempestivamente la politica monetaria per impedire che le pressioni energetiche si trasformino in fenomeni inflazionistici più persistenti. L’obiettivo resta riportare l’inflazione verso il 2% nel medio termine, tenendo contemporaneamente conto di un’economia dell’Eurozona che continua a mostrare una significativa capacità di tenuta.