Unimpresa analizza la nuova ipotesi Irpef, Giuseppe Spadafora richiama l’attenzione sul ceto medio

Un possibile ampliamento fino a 60.000 euro della fascia di reddito assoggettata all’aliquota Irpef del 33% potrebbe garantire ai contribuenti interessati un beneficio crescente fino a un massimo di 1.000 euro all’anno. È quanto emerge da una simulazione del Centro studi di Unimpresa, realizzata sull’ipotesi di un nuovo intervento fiscale rivolto al ceto medio in vista della prossima legge di Bilancio.

Secondo le valutazioni analizzate da Unimpresa, l’operazione avrebbe un costo per i conti pubblici nell’ordine di 3 miliardi di euro. Il Vicepresidente di Unimpresa Giuseppe Spadafora considera positivo un intervento sul ceto medio, purché inserito in una strategia fiscale stabile e compatibile con gli equilibri della finanza pubblica.

Come funzionerebbe la nuova fascia Irpef

Il meccanismo ipotizzato prevede l’estensione da 50.000 a 60.000 euro dello scaglione sottoposto all’aliquota del 33%.

Sulla parte di reddito compresa in questa fascia l’aliquota marginale scenderebbe quindi dal 43% al 33%, con una riduzione di 10 punti percentuali.

Ogni 1.000 euro di reddito imponibile compreso tra 50.000 e 60.000 euro determinerebbe così un risparmio fiscale lordo di 100 euro. Un contribuente con un reddito di 50.000 euro non riceverebbe alcun beneficio aggiuntivo, mentre a 51.000 euro lo sconto sarebbe di 100 euro.

Il vantaggio salirebbe progressivamente: 200 euro a 52.000 euro, 300 euro a 53.000, 400 euro a 54.000 e 500 euro a 55.000 euro.

A 56.000 euro il risparmio raggiungerebbe 600 euro, a 57.000 sarebbe di 700 euro, mentre un imponibile di 58.000 euro produrrebbe un beneficio di 800 euro. A 59.000 euro lo sconto arriverebbe a 900 euro.

Beneficio massimo di 1.000 euro

Con un reddito imponibile di 60.000 euro verrebbe raggiunto il beneficio massimo, pari a 1.000 euro annui.

Il risparmio non aumenterebbe ulteriormente per chi dispone di redditi superiori. Anche un contribuente con 70.000, 80.000 o 100.000 euro di imponibile manterrebbe un vantaggio massimo di 1.000 euro, poiché la modifica riguarderebbe esclusivamente i 10.000 euro compresi tra 50.000 e 60.000 euro.

Sulla quota superiore ai 60.000 euro continuerebbe invece ad applicarsi l’aliquota marginale del 43%.

Non si tratterebbe, dunque, di applicare il 33% all’intero reddito fino a 60.000 euro, ma di ampliare di 10.000 euro il secondo scaglione dell’imposta. Su 10.000 euro oggi assoggettati al 43%, l’imposta lorda è di 4.300 euro: con il 33% scenderebbe a 3.300 euro, determinando la differenza massima di 1.000 euro.

Giuseppe Spadafora: intervento positivo ma servono coperture

Secondo il Vicepresidente di Unimpresa Giuseppe Spadafora, un intervento sull’Irpef indirizzato al ceto medio potrebbe rappresentare una scelta positiva, soprattutto se inserito all’interno di una strategia fiscale stabile.

La fascia tra 50.000 e 60.000 euro comprende, secondo l’analisi, lavoratori qualificati, professionisti, dirigenti, piccoli imprenditori e nuclei familiari che negli ultimi anni hanno risentito dell’aumento del costo della vita.

La riduzione del prelievo potrebbe quindi restituire capacità di spesa e risparmio, con possibili effetti sui consumi interni.

Per Spadafora, tuttavia, la questione non dovrebbe essere affrontata esclusivamente attraverso una modifica delle aliquote. L’obiettivo dovrebbe essere una progressiva razionalizzazione del sistema fiscale, rendendo più chiaro il rapporto tra reddito lordo, imposte e reddito disponibile.

Il costo stimato di circa 3 miliardi rende inoltre necessaria una valutazione rigorosa delle coperture finanziarie e, secondo il Vicepresidente di Unimpresa, richiede di evitare interventi episodici a favore di un percorso stabile di riduzione della pressione fiscale sul lavoro e sul ceto medio.

Quanto varrebbe lo sconto ogni mese

Tradotto in termini puramente aritmetici di reddito disponibile, il beneficio massimo di 1.000 euro corrisponderebbe a circa 83 euro al mese su dodici mensilità.

Per un reddito di 55.000 euro, lo sconto annuale di 500 euro equivarrebbe a circa 42 euro mensili, mentre a 58.000 euro gli 800 euro di minore Irpef corrisponderebbero a circa 67 euro al mese.

Si tratta comunque di valori lordi riferiti esclusivamente alla modifica dell’aliquota marginale. Il vantaggio effettivo per ciascun contribuente potrebbe cambiare in funzione di detrazioni, deduzioni e delle altre componenti che determinano l’imposta netta.

Il nodo della prossima legge di Bilancio

L’operazione avrebbe come principale riferimento il segmento medio e medio-alto della distribuzione dei redditi e non introdurrebbe nuovi vantaggi per chi dichiara meno di 50.000 euro.

Se il costo stimato in circa 3 miliardi di euro fosse confermato, uno dei principali temi della prossima legge di Bilancio riguarderebbe quindi la destinazione delle risorse disponibili.

La scelta sarebbe tra concentrare lo spazio finanziario sull’estensione dello scaglione fino a 60.000 euro oppure destinare integralmente o parzialmente le stesse risorse a ulteriori riduzioni sulle fasce di reddito inferiori.

Nel primo caso la platea sarebbe più circoscritta e il beneficio individuale maggiore; nel secondo, la misura raggiungerebbe un numero più elevato di contribuenti, ma con un vantaggio unitario inevitabilmente più contenuto. È questo uno dei principali nodi distributivi evidenziati dalla simulazione del Centro studi di Unimpresa in vista del confronto sulla prossima manovra.