Michael Strobaek indica la strategia per mobilitare il capitale europeo e rafforzare la competitività
- 24 Agosto 2026
- Posted by: Francesca
- Categoria: Aziende, Economia, Editoriale
L’Europa dispone delle risorse finanziarie necessarie per sostenere la propria trasformazione, ma deve riuscire a indirizzarle verso innovazione, infrastrutture e settori strategici. È questo il punto centrale dell’analisi di Michael Strobaek, Global Chief Investment Officer di Bank Lombard Odier, che individua nella mobilitazione del risparmio domestico una delle principali sfide per la futura prosperità e sicurezza del continente.
In uno scenario caratterizzato da tensioni geopolitiche, nuove politiche commerciali e crescente competizione tecnologica, secondo Strobaek la priorità non consiste semplicemente nell’aumentare il capitale disponibile, ma nel creare le condizioni affinché quello già presente in Europa possa finanziare più efficacemente imprese, tecnologie e progetti capaci di sostenere la crescita di lungo periodo.
Il capitale europeo e la sfida degli investimenti strategici
Le periodiche escalation in Medio Oriente, la politica tariffaria degli Stati Uniti, le incertezze relative agli impegni americani sulla sicurezza e l’aumento delle esportazioni della Cina nei comparti a maggiore crescita stanno rendendo più urgenti le scelte strategiche europee.
Il continente deve sostenere le proprie infrastrutture, rafforzare le industrie e costruire una posizione più solida nell’intelligenza artificiale. I divari di crescita e investimento rispetto agli Stati Uniti e alle economie asiatiche si sono infatti ampliati negli ultimi decenni.
Un riferimento importante resta il rapporto del 2024 dell’ex Presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, secondo il quale l’Unione europea avrebbe bisogno di ulteriori investimenti per 750-800 miliardi di euro all’anno entro il 2030, pari al 4,5% del PIL, per ridurre il divario di competitività con Stati Uniti e Cina.
Il paradosso del risparmio europeo
Secondo l’analisi di Michael Strobaek, il vero limite dell’Europa non è rappresentato dalla scarsità di capitale, quanto dalla difficoltà di trasferirlo verso i settori nei quali è maggiormente necessario.
Le famiglie europee detengono complessivamente risparmi stimati in circa 33.000 miliardi di euro. Un terzo di queste risorse si trova sui conti correnti, mentre una parte significativa del restante capitale viene investita all’estero, soprattutto negli Stati Uniti.
Si crea così un paradosso: l’Europa esporta parte consistente del proprio risparmio mentre le sue imprese innovative incontrano difficoltà nell’accesso a capitali sufficienti per crescere e competere su scala internazionale.
Mobilitare famiglie e investitori istituzionali
La priorità individuata da Strobaek è quindi quella di mobilitare maggiormente il capitale domestico. Per raggiungere questo obiettivo servono incentivi capaci di favorire gli investimenti di famiglie, fondi pensione e compagnie assicurative nelle società ad alta crescita.
Parallelamente, occorre approfondire e integrare maggiormente i mercati dei capitali europei, intervenendo sul coordinamento dei regimi fiscali e sul trattamento degli investimenti.
Anche i governi possono svolgere un ruolo determinante. Piuttosto che sostituirsi agli investitori privati, secondo questa impostazione dovrebbero contribuire alla riduzione dei rischi attraverso garanzie, strutture di first-loss e procedure di approvvigionamento più efficienti.
Infrastrutture e difesa tra le priorità europee
Tra gli interventi citati nell’analisi figura il fondo tedesco da 500 miliardi di euro destinato alle infrastrutture e al clima. La sua capacità di produrre risultati dipenderà anche dalla possibilità di attrarre capitale privato.
L’attuazione è stata più lenta rispetto alle aspettative, ma il ritmo sta migliorando, con potenziali benefici soprattutto per trasporti, infrastrutture ferroviarie, digitalizzazione e sanità.
Parallelamente sta accelerando anche la spesa dell’Unione europea per la difesa, attraverso un programma di acquisti congiunti che coinvolge anche Paesi non appartenenti all’UE, tra cui la Svizzera.
Il mercato unico resta una sfida
Un altro ostacolo riguarda il completamento del mercato unico europeo. Diritto societario, clearing e settlement, cartolarizzazione e norme di vigilanza rimangono frammentati.
Questa situazione limita la capacità delle società finanziarie, energetiche e delle telecomunicazioni di raggiungere una vera dimensione continentale. L’iniziativa destinata a ridurre gli ostacoli transfrontalieri attraverso un unico insieme di norme societarie rimane, per il momento, una proposta.
La frammentazione normativa assume una rilevanza ancora maggiore in una fase caratterizzata dall’aumento dei rischi politici e dalla necessità per l’Europa di prendere decisioni strategiche con maggiore rapidità.
La prospettiva indicata da Michael Strobaek
Per Michael Strobaek, l’attrattività dell’Europa come destinazione degli investimenti dipenderà soprattutto dalla capacità di adottare una prospettiva di lungo periodo, mobilitando l’enorme quantità di risparmio privato disponibile e migliorando il coordinamento tra capitale pubblico e capitale privato.
La sfida consiste nel trasformare il risparmio europeo in innovazione, produttività e capacità strategica. Il continente, pur avendo accumulato un ritardo rispetto ad altre grandi economie, dispone ancora delle risorse necessarie per partecipare alla competizione globale per gli investimenti.
La capacità di completare le riforme istituzionali già individuate come necessarie sarà quindi determinante per capire se l’Europa riuscirà a convertire la propria abbondanza di capitale in crescita, sviluppo tecnologico e maggiore autonomia strategica.