Minori e social: la Francia frena, l’Italia resta paralizzata
- 19 Agosto 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Il giudizio del Consiglio costituzionale francese sul divieto generalizzato dei social network per i minori di 15 anni ha riacceso il dibattito in Europa, mentre in Italia l’esame delle proposte legislative per la tutela dei ragazzi online resta bloccato da tempo nelle commissioni parlamentari.
Consiglio costituzionale di Parigi ha affermato:
“Si tratta di una limitazione non adeguata, necessaria e proporzionata della libertà di comunicazione degli under 15.”
La decisione si è limitata a valutare il primo articolo della normativa francese e non si è invece pronunciata sul divieto di utilizzo dei telefoni cellulari nelle scuole superiori, entrato in vigore il 1° settembre e previsto dallo stesso pacchetto normativo ma non oggetto del ricorso esaminato.
Nel nostro Paese la normativa vigente consente l’iscrizione autonoma alle piattaforme social a partire dai 14 anni, purché venga acquisito il consenso dei genitori. Tuttavia il sistema di verifica, basato essenzialmente su autocertificazioni, ha evidenziato limiti pratici che hanno riaperto la discussione su misure più rigorose, ispirandosi anche a sperimentazioni condotte all’estero, a partire dall’Australia.
Il disegno di legge principale
Al centro del dibattito parlamentare c’è il disegno di legge bipartisan firmato da Lavinia Mennuni (FdI) e Marianna Madia (Pd). La proposta innalza a 15 anni la soglia per l’iscrizione autonoma alle piattaforme digitali, introduce l’obbligo per i fornitori di implementare sistemi di controllo parentale e prevede misure specifiche di tutela per i minori esposti a contenuti rischiosi.
Il testo propone inoltre una gestione graduale dell’uso del telefono e delle sue funzioni: fasce d’età con limiti crescenti su chiamate e messaggi e l’accesso bloccato a servizi considerati pericolosi. Si tratta di un approccio progressivo volto a modulare l’esposizione digitale dei giovani, piuttosto che di un divieto assoluto come quello censurato dalla Corte francese.
Le altre proposte in campo
Accanto al testo principale esistono altre iniziative: la proposta avanzata da Mara Carfagna prevede un divieto totale di iscrizione sotto i 13 anni, restrizioni fino ai 16 anni e il divieto di profilazione pubblicitaria nei confronti dei minori.
Un’altra proposta, a firma di Giorgia Latini (Lega), mira invece a estendere l’obbligo del consenso genitoriale fino al compimento della maggiore età, imponendo così una disciplina molto più rigorosa sull’accesso ai servizi digitali.
Problemi pratici e impatti regolamentari
Le questioni aperte riguardano la fattibilità tecnica dei controlli anagrafici, la tutela della privacy e l’efficacia delle misure di moderazione da parte degli operatori digitali. In questa fase entrano in gioco soggetti come il Garante per la protezione dei dati personali, le piattaforme tecnologiche e il Parlamento, che devono bilanciare diritti dei minori, libertà di espressione e responsabilità delle imprese.
Per le aziende del settore digitale e per gli operatori pubblicitari, regole più stringenti comporterebbero costi di adeguamento superiori (sistemi di verifica dell’età, strumenti di parental control, limiti alla profilazione). Allo stesso tempo potrebbero emergere nuove opportunità di mercato per soluzioni di tutela digitale e servizi sicuri rivolti a famiglie e scuole.
Contesto internazionale e riflessi
La sentenza francese si inserisce in un panorama europeo e internazionale in rapido mutamento, dove diversi paesi sperimentano combinazioni di divieti, limiti d’età e obblighi per le piattaforme. Le scelte normative influenzano non solo la protezione dei minori, ma anche il comportamento dei colossi digitali e le strategie di investimento nel settore tecnologico.
Una disciplina più vincolante in Europa potrebbe spostare l’attenzione degli investitori verso società che offrono soluzioni compliant e prodotti per la sicurezza digitale, mentre le imprese che contano sugli introiti pubblicitari derivanti dalla profilazione potrebbero dover rivedere i propri modelli di business.
Prossimi passi in Italia
Per procedere è necessario sciogliere nodi tecnici e politici in sede parlamentare: definire strumenti efficaci di verifica dell’età, chiarire il ruolo delle scuole e coordinare le competenze tra autorità nazionali ed europee. Il confronto dovrà tenere conto delle esperienze straniere senza trascurare il contesto sociale e produttivo italiano.
Una soluzione bilanciata richiederà tempo e compromessi, con l’obiettivo di offrire ai minori protezioni reali senza compromettere diritti fondamentali o creare oneri insostenibili per le imprese nazionali e gli operatori digitali.
In sintesi
- Regole più rigorose per gli under 15 implicheranno costi di compliance per le piattaforme, ma creeranno mercato per tecnologie di verifica età e soluzioni di parental control sviluppate in Italia.
- Limitazioni alla profilazione pubblicitaria sui minori possono ridurre i ricavi pubblicitari immediati, spingendo gli operatori a innovare modelli di monetizzazione meno dipendenti dai dati personali.
- Una normativa chiara e condivisa favorirebbe la certezza regolamentare, elemento cruciale per attrarre investimenti nel settore digitale e sostenere startup locali specializzate in sicurezza e tutela online.