Le imprese tedesche voltano le spalle agli Usa: crollano gli investimenti diretti

Gli investimenti delle imprese tedesche negli Stati Uniti sono crollati nella prima metà del 2026: i flussi si sono ridotti di circa il 65% rispetto ai primi sei mesi del 2025 e sono quasi l’80% in meno rispetto allo stesso periodo del 2024, quando Donald Trump non era ancora rientrato alla Casa Bianca.

I dati elaborati dall’IW di Colonia, su base Bundesbank, indicano che tra gennaio e giugno le società tedesche hanno investito circa 4,3 miliardi di euro negli Stati Uniti, contro i 12,3 miliardi della prima metà del 2025 e i 21,3 miliardi del primo semestre del 2024.

Il fattore Trump

Secondo lo studio dell’IW, il livello registrato nel 2026 è storicamente basso e conferma una tendenza avviata con il secondo mandato di Donald Trump. La combinazione di incertezza politica, segnali di protezionismo e possibili barriere commerciali ha inciso sulle decisioni di investimento delle imprese europee.

Samina Sultan ha spiegato:

“In anni recenti abbiamo osservato un calo sostenuto dei flussi verso gli Stati Uniti; livelli simili erano stati raggiunti solo nelle fasi più acute della pandemia, quando l’attività economica subì shock eccezionali.”

Lo studio sottolinea che negli anni immediatamente precedenti la pandemia le imprese tedesche investivano in media circa 15,8 miliardi di euro nel primo semestre — quasi quattro volte il valore del 2026 — mentre nel 2020 e nel 2023 si erano registrati addirittura valori negativi principalmente per motivi connessi alla crisi sanitaria ed economica.

Analisi convergenti

Le conclusioni dell’IW trovano riscontro in altre rilevazioni: un sondaggio recente della DIHK mostra che solo il 41% delle aziende con stabilimenti negli Stati Uniti intende aumentare gli investimenti nel Paese, una quota ai minimi storici. Al contrario, molte imprese tedesche manifestano maggiore propensione a spostare capitali e attività fuori dalla Germania alla ricerca di costi di produzione più contenuti.

Il calo degli investimenti diretti esteri (IDE) verso gli Stati Uniti ha conseguenze su scala più ampia: modifica catene del valore, rende più competitiva la corsa alla localizzazione di impianti e spinge verso strategie di nearshoring o delocalizzazione in Paesi con costi inferiori. Per le autorità economiche europee questo fenomeno richiede misure di attrattività e stabilità regolamentare per evitare la fuga di produzioni strategiche.

Per le imprese italiane il mutamento nei flussi FDI tedeschi verso gli Stati Uniti apre scenari misti: da un lato aumenta la competizione internazionale per le destinazioni a basso costo; dall’altro si creano opportunità per attrarre investimenti di filiera che le multinazionali potrebbero riconsiderare nell’ambito di strategie europee di diversificazione produttiva.

In sintesi

  • La discesa degli investimenti tedeschi negli Stati Uniti segnala un aumento del rischio geopolitico e regolamentare che può ridurre l’attrattività delle destinazioni tradizionali per i capitali esteri.
  • Per gli investitori italiani è fondamentale monitorare la riallocazione delle catene del valore: opportunità di rientro produttivo in Europa e rischio di competizione su mercati emergenti devono guidare le scelte di diversificazione del portafoglio.
  • Le autorità pubbliche dovrebbero valutare politiche di sostegno mirate (incentivi, certezza normativa, infrastrutture energetiche) per trattenere e attrarre investimenti produttivi strategici nell’area euro.


Author: Tony
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