L’era del long su Bitcoin e dello short contro i banchieri è ufficialmente finita mentre i giganti della finanza tradizionale abbracciano gli asset digitali
- 17 Agosto 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
La narrativa secondo cui conviene restare “long su Bitcoin e short sulle banche” sembra ormai superata: gli istituti finanziari hanno progressivamente abbandonato l’atteggiamento di rifiuto nei confronti delle valute digitali e oggi le sviluppano, le facilitano o le distribuiscono tramite servizi di custodia, tokenizzazione e mercati regolamentati.
Dori ha affermato:
“La vecchia strategia ‘long su Bitcoin, short sulle banche’ è finita: le banche sono passate dal respingere gli asset digitali al costruirli, abilitarli o distribuirli attraverso custodia, tokenizzazione e trading regolamentato.”
Dori ha spiegato che questa trasformazione è alimentata dalla domanda della clientela e da regole più chiare, definendola un fenomeno strutturale piuttosto che ciclico.
Primi ingressi e diffusione tra le banche
Il processo non è iniziato all’improvviso: alcune banche hanno esplorato il mercato già diversi anni fa. Tra gli ingressi precoci si ricordano Swissquote, che ha introdotto il trading di Bitcoin nel 2017, DBS nel 2020 e BBVA nel 2021. Nel 2022 istituti come BNY Mellon hanno lanciato servizi istituzionali di custodia crypto; nello stesso anno Nubank ha offerto trading di Bitcoin e ether e LGT ha ampliato la propria offerta con servizi legati alle criptovalute.
Nel 2023 altre banche regionali e internazionali, come St.Galler Kantonalbank e Santander, hanno ulteriormente allargato l’accesso ai servizi digitali. Nel 2024 anche Zürcher Kantonalbank ha attivato il trading per la clientela retail, precedendo l’ingresso sul mercato di grandi operatori finanziari quali Standard Chartered, Charles Schwab, SoFi e Morgan Stanley.
Interoperabilità tra finanza tradizionale e decentralizzata
Nathan McCauley, amministratore delegato di Anchorage Digital, ha osservato che negli ultimi due anni la lista clienti della sua società ha riflesso una crescente sovrapposizione tra il mondo tradizionale e quello decentralizzato.
Nathan McCauley ha affermato:
“Stiamo rapidamente andando verso un mondo in cui non esistono più la ‘finanza tradizionale’ e la ‘finanza decentralizzata’. Esiste semplicemente la ‘finanza’.”
Secondo McCauley, molte grandi società finanziarie preferiscono collaborare con fornitori specialistici piuttosto che sviluppare infrastrutture proprietarie dall’inizio. Allo stesso tempo l’emergere di asset reali on‑chain e la creazione di wrapper crypto da parte di grandi gestori di patrimoni mostrano come i due mondi stiano convergendo.
Che cosa significa per mercati e regolatori
La trasformazione evidenzia diversi aspetti rilevanti per la stabilità finanziaria e per chi investe: la custodia istituzionale introduce standard più elevati di compliance e protezione degli asset, mentre la tokenizzazione rende più liquidi strumenti tradizionali come immobili, obbligazioni o fondi chiusi. Questi sviluppi richiedono però adattamenti normativi e operativi da parte di autorità come CONSOB e Banca d’Italia, che devono bilanciare la tutela degli investitori con l’innovazione.
Per gli operatori finanziari la scelta tra costruire internamente un’infrastruttura o appoggiarsi a specialisti esterni implica decisioni strategiche su costi, controllo operativo e rischio cibernetico. Per gli investitori retail e istituzionali significa accesso a nuovi prodotti ma anche necessità di comprendere diversi profili di rischio, da volatilità di mercato a rischi tecnologici e di governance.
Scenari per il mercato italiano
In Italia la diffusione di servizi crypto offerti da banche e grandi intermediari potrebbe favorire l’adozione da parte di risparmiatori e family office, ma richiederà un rafforzamento delle competenze interne e dei controlli. La tokenizzazione di beni tipicamente italiani — come il patrimonio immobiliare, opere d’arte o crediti commerciali — offre opportunità per aumentare la liquidità e attrarre investimenti stranieri, se accompagnata da regole chiare in materia fiscale e di trasparenza.
Allo stesso tempo, gli investitori dovranno valutare attentamente la solidità degli operatori che forniscono custodia e dei custodi terzi, nonché le garanzie legali sul rimpatrio degli asset tokenizzati in caso di contenzioso transnazionale.
In sintesi
- La transizione delle banche verso servizi crypto è guidata da domanda della clientela e da normative più chiare; per i mercati significa maggiore integrazione e riduzione del divario tra finanza tradizionale e digitale.
- La diffusione della custodia istituzionale e della tokenizzazione apre nuovi mercati ma impone investimenti significativi in governance, sicurezza e compliance per gli intermediari italiani.
- Per gli investitori italiani emergono opportunità di diversificazione tramite asset reali tokenizzati; tuttavia la valutazione dei rischi tecnologici, normativi e di controparte diventa centrale nella costruzione del portafoglio.
- Le autorità nazionali e gli operatori dovranno cooperare per definire standard operativi e fiscali che rendano l’ecosistema attrattivo per capitali internazionali senza compromettere la protezione degli investitori.