Lavoro, allarme globale: 67 milioni di giovani disoccupati e meno opportunità con l’ia
- 14 Agosto 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
La disoccupazione giovanile ha registrato un aumento a livello mondiale, con segnali di difficoltà crescenti per i giovani nell’accesso a un’occupazione stabile e di qualità, secondo un nuovo rapporto dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo). Il documento evidenzia un incremento complessivo del tasso di disoccupazione e un lieve aumento della quota di giovani esclusi da istruzione, formazione e mercato del lavoro.
Cifre principali
Il rapporto intitolato “Tendenze globali dell’occupazione giovanile 2026: ritorno al futuro” indica che il tasso di disoccupazione giovanile globale è salito al 12,4% nel 2025, corrispondente a circa 67 milioni di persone tra i 15 e i 24 anni senza lavoro. Parallelamente, la percentuale di giovani che non lavorano, non studiano e non seguono percorsi di formazione (NEET) è cresciuta fino al 20%, coinvolgendo oltre 257 milioni di individui.
Cause strutturali e ostacoli all’ingresso
Secondo il rapporto, la stagnazione della crescita economica, la limitata capacità di creare nuovi posti di lavoro e le tensioni geopolitiche hanno aumentato le barriere d’ingresso per i giovani. Questi fattori, insieme a trasformazioni del mercato del lavoro, spingono molte economie verso una «nuova crisi occupazionale giovanile» con implicazioni di lungo periodo per produttività e coesione sociale.
Gilbert F. Houngbo ha affermato:
“Una generazione che non riesce a trovare un lavoro dignitoso non può costruire il proprio futuro con fiducia. Quando i giovani sono esclusi da un’occupazione di qualità, i Paesi perdono talento, produttività e coesione sociale. Creare posti di lavoro dignitosi per i giovani non è solo un imperativo sociale, ma è uno degli investimenti più intelligenti che un paese possa fare.”
Impatto della tecnologia e ruolo dell’IA
Il cambiamento tecnologico, compresa la diffusione della IA, sta rimodellando le opportunità occupazionali per i giovani. Il rapporto stima che il 6,1% dei posti di lavoro occupati da persone tra i 15 e i 29 anni sia altamente esposto ai cambiamenti legati all’IA. Molte delle posizioni più vulnerabili sono lavori a media qualifica — ad esempio impieghi amministrativi e alcune mansioni nel commercio e nei servizi — che stanno diminuendo come punto di ingresso nel mercato del lavoro.
Contemporaneamente, la domanda cresce per professioni tecniche e basate sulla conoscenza in settori come scienza, sanità e ingegneria, accentuando la necessità di politiche di formazione mirata e programmi di riqualificazione per i giovani.
Andamento regionale
Le variazioni del tasso di disoccupazione giovanile non sono uniformi: tra il 2023 e il 2025 i tassi sono aumentati in otto delle undici sottoregioni mondiali. In particolare, nel Nord America si è registrato un aumento significativo, dal 8,3% nel 2023 al 9,8% nel 2025. Nelle aree dell’Europa settentrionale, meridionale e occidentale il tasso è rimasto elevato, attestandosi al 15% nel 2025, con 20 dei 29 Paesi della sottoregione che hanno segnalato un calo delle opportunità di lavoro per i giovani.
Il declino di numerosi impieghi di livello medio rende più difficile per i giovani costruire percorsi professionali stabili, aumentando il rischio di lavori precari e ricorrenti transizioni occupazionali.
Conseguenze per Italia e politiche pubbliche
Per il contesto italiano, dove la disoccupazione giovanile è storicamente elevata rispetto alla media europea, queste tendenze rappresentano una sfida rilevante. Occorre rafforzare misure di politica attiva del lavoro, incentivare l’apprendistato e collegare meglio il sistema educativo alle esigenze del mercato. In questo senso, il ruolo dell’Unione Europea e dei fondi strutturali può risultare decisivo per finanziare programmi di formazione e investimenti in settori ad alta intensità di conoscenza.
Le autorità nazionali devono inoltre valutare incentivi fiscali per le imprese che assumono giovani con contratti a lungo termine, ampliare l’offerta di percorsi tecnico-professionali e promuovere accordi pubblico-privati per la riqualificazione digitale.
Implicazioni economiche e di mercato
Il peggioramento della condizione occupazionale giovanile può tradursi in un impatto negativo sui consumi delle famiglie, sulla domanda interna e, più in generale, sulla capacità di crescita dei paesi. Per gli investitori, la transizione verso settori ad alta tecnologia e servizi sanitari e di ricerca rappresenta un’opportunità, mentre i comparti che dipendono da manodopera a media qualifica potrebbero proseguire un processo di contrazione.
Gli analisti di mercato dovrebbero monitorare le politiche di formazione e gli investimenti pubblici in capitale umano, poiché una risposta efficace potrebbe attenuare i rischi di una generazione persa e sostenere la domanda aggregata nel medio periodo.
Azioni raccomandate
Il rapporto suggerisce interventi coordinati: potenziare i programmi di apprendistato, orientare l’educazione verso competenze digitali e tecniche, sostenere le piccole e medie imprese nella creazione di posti di lavoro giovanili e rafforzare le reti di protezione sociale per i più vulnerabili. Tali misure richiedono un mix di investimenti pubblici e incentivi privati, oltre a una governance efficace a livello nazionale ed europeo.
In sintesi
- La crescente esclusione dei giovani dal mercato del lavoro riduce la domanda interna e può frenare la crescita economica complessiva; interventi mirati in formazione e occupazione sono necessari per stabilizzare i consumi nel medio termine.
- Per gli investitori, la transizione verso settori ad alta tecnologia, sanità e ricerca offre opportunità di crescita; al contrario, i settori a forte intensità di manodopera media potrebbero subire riduzioni strutturali.
- In Italia, potenziare l’apprendistato e il collegamento tra scuola e impresa rappresenta una strategia chiave per aumentare l’occupabilità giovanile e ridurre i costi sociali e fiscali legati alla disoccupazione persistente.