Una raffica di ostacoli si abbatte su Bitcoin e sul mercato delle criptovalute

I flussi di capitale non stanno fornendo supporto ai mercati: gli ETF spot su bitcoin hanno registrato deflussi netti per 333 milioni di dollari solo nella settimana in corso, invertendo la tendenza positiva della settimana precedente che aveva visto 853 milioni di dollari di afflussi e aveva lasciato intravedere un ritorno della domanda istituzionale. Nel complesso, da inizio anno gli investitori hanno ritirato oltre 4 miliardi di dollari da questi strumenti.

Pressione dai mercati obbligazionari

Alla debolezza degli ETF si somma l’aumento dei rendimenti obbligazionari, elemento che sostiene tensioni diffuse sui prezzi degli asset rischiosi. Un’asta da 25 miliardi di dollari del titolo decennale o, più precisamente, del titolo a 30 anni degli Stati Uniti ha evidenziato rendimenti fino al 5,22%, secondo il Dipartimento del Tesoro, un livello che diversi operatori hanno definito il più alto dagli inizi degli anni 2000.

L’aumento dei rendimenti a lungo termine rende il capitale più costoso e innalza il costo-opportunità di detenere asset che non producono reddito, come molti token digitali. In un contesto di tassi reali più elevati, gli investitori tendono a preferire strumenti che offrono rendimento corrente rispetto a posizioni speculative prive di cedole.

Conseguenze per le criptovalute

L’insieme di legislazione bloccata, domanda fragile dagli ETF e rendimenti in salita riduce significativamente le probabilità di una ripresa sostenuta nelle criptovalute. Asset principali come XRP risultano particolarmente vulnerabili: la valuta legata ai pagamenti è riuscita finora a mantenere il supporto intorno a 1 dollaro, ma una sua rottura potrebbe innescare vendite da parte degli investitori che hanno accumulato posizioni a prezzi inferiori nella seconda parte del 2024, sperando in un rimbalzo.

Anche la tenuta di bitcoin all’interno di un intervallo definito da alcune settimane appare sempre più precaria, poiché la combinazione di flussi esterni e costi di finanziamento più elevati limita lo spazio per un rally deciso. Questi fattori creano un contesto in cui i movimenti di prezzo possono essere amplificati da flussi d’uscita e dalla minore propensione al rischio degli investitori istituzionali.

Quello che conta per gli investitori italiani

Per gli investitori residenti in Italia è importante valutare come la risalita dei rendimenti statunitensi e i deflussi dagli ETF incidano sulla liquidità e sulla correlazione tra mercati. Un aumento persistente del costo del capitale negli Stati Uniti può tradursi in pressione sui mercati azionari globali e influire sui rendimenti dei titoli di Stato europei, con potenziali ricadute sui portafogli bilanciati che includono criptovalute come componente alternativa.

In assenza di segnali normativi chiari e di un ritorno stabile della domanda istituzionale, la capacità delle criptovalute di recuperare terreno rimane subordinata a fattori esterni: dinamiche dei tassi, decisioni delle grandi istituzioni finanziarie e flussi globali di capitale.

In sintesi

  • La persistenza di deflussi dagli ETF spot su bitcoin indica che il sostegno istituzionale non è ancora robusto; per gli investitori italiani ciò significa maggiore volatilità nei portafogli che includono criptovalute.
  • L’aumento dei rendimenti a lungo termine negli Stati Uniti innalza il costo del capitale globale e rende gli investimenti a rendimento fisso relativamente più attraenti rispetto agli asset non fruttiferi, comprimendo la domanda di rischio.
  • Una rottura del supporto a 1 dollaro di XRP potrebbe comportare vendite tecniche significative; gli investitori dovrebbero considerare strategie di gestione del rischio e limiti di esposizione in mercati illiquidi.
  • Sul piano macroeconomico, tassi più alti Oltreoceano potrebbero tradursi in condizioni finanziarie più rigide anche per l’Europa, influenzando le decisioni di allocazione degli investimenti e la valutazione del rischio sui mercati italiani.


Author: Tony
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