In Sicilia i dissalatori funzionano a pieno regime, ma le reti rischiano il collasso

A monte i numeri sembrano dare ragione alla scelta dei dissalatori, ma a valle i rubinetti raccontano una realtà diversa. A luglio Porto Empedocle, Gela e Trapani hanno immesso in rete complessivamente 664.416 metri cubi di acqua potabile, con una portata media aggregata di circa 248 litri al secondo rispetto ai 288 litri al secondo nominali: oltre l’86% della capacità teorica. Nel dettaglio, Porto Empedocle ha prodotto 227.491 metri cubi, Gela 213.840 e Trapani 223.085; dall’avvio dei tre impianti la produzione sfiora i 4,9 milioni di metri cubi.

I dati provengono da una relazione aggiornata a luglio trasmessa da Siciliacque alla Regione a seguito di una richiesta urgente. I tre moduli mobili sono stati realizzati da Acciona Agua in 120 giorni e il progetto ha preso avvio con una dotazione di 100 milioni di euro — 90 milioni del FSC e 10 regionali — cifra poi salita a 121 milioni grazie a ulteriori risorse statali.

Capacità impiantistica e fasi previste

I tre impianti entrati in servizio rappresentano solo il primo modulo operativo: ciascuno dispone di una capacità di 96 litri al secondo. Il piano regionale prevedeva inizialmente una produzione complessiva di 288 litri al secondo garantita da questi tre moduli, con una seconda fase — finora rimasta sulla carta — volta a portare la capacità fino a circa 500 litri al secondo integrando la dissalazione con sorgenti, pozzi e invasi.

Le opere sono progettate per permettere ampliamenti: per Gela e Trapani i piani prevedono a regime una capacità di 192 litri al secondo, mentre a Porto Empedocle era stato ipotizzato anche il revamping dell’impianto fisso, poi accantonato.

Renato Schifani ha dichiarato:

“Le riserve accumulate e quelle reperite con gli interventi sui pozzi e sulle reti, oltre all’apporto dei tre dissalatori, consentono di affrontare l’approvvigionamento di acqua non più in condizioni di severità idrica.”

Distribuzione, perdite e disservizi

Nonostante il maggior volume disponibile, molte aree continuano a subire turnazioni idriche. Nell’agrigentino il gestore Aica mantiene calendari con distribuzione tramite autobotti; a Trapani il Comune organizza l’erogazione a giorni alterni tra la città vecchia e quella nuova; a Gela alcune zone avevano ancora a giugno forniture a giorni alterni. A maggio la Regione aveva indicato la disponibilità di risorse sufficienti per il resto del 2026, ma il problema principale resta la capacità di trasporto e distribuzione continua dell’acqua.

Arera aveva segnalato già a gennaio 2025 che l’aumento dell’offerta avrebbe dovuto essere accompagnato da interventi sull’intera filiera idrica. I dati dell’Autorità di bacino, il cui segretario generale ad interim è Carmelo Frittitta, spiegano parte della difficoltà: le perdite medie nelle reti sono spesso tra il 45% e oltre il 55%, e a livello regionale circa metà dell’acqua immessa viene dispersa.

Le province di Trapani, Agrigento e Caltanissetta figurano tra le aree dove il razionamento è sistematico. Gli investimenti programmati avanzano, ma i risultati tangibili sul servizio sono ancora limitati: nel territorio agrigentino il Progetto conoscenza punta a digitalizzare e distrettualizzare le reti; nel trapanese il Piano d’Ambito approvato a giugno prevede oltre 806 milioni di euro di investimenti e la costituzione di un gestore unico; a Gela Siciliacque ha completato 3,9 chilometri di nuova condotta tra San Leo e i serbatoi di Caposoprano e Montelungo, stimando un recupero di circa 100.000 metri cubi l’anno.

Modello economico e iter dei progetti

Il modello di finanziamento è un altro nodo cruciale. Nelle isole Pelagie un project financing garantisce la produzione di acqua dissalata da oltre dieci anni, esperienza cui guardava anche la città di Palermo: il progetto prevedeva due impianti (uno a est e uno a ovest dell’area metropolitana), un investimento complessivo di 180 milioni di euro — di cui 170 privati e fino a 10 pubblici — una produzione stimata tra 600 e 1.000 litri al secondo e una concessione trentennale.

L’avviso per raccogliere le manifestazioni di interesse è stato pubblicato il 16 maggio 2025 con scadenza iniziale al 25 luglio poi prorogata al 23 ottobre; la procedura, gestita con Invitalia come centrale di committenza e supporto tecnico-operativo, ha raccolto sei proposte. Da allora non risultano passaggi conclusivi.

Un fattore che ha complicato l’iter è la pronuncia della Corte di giustizia Ue del 5 febbraio 2026, che ha dichiarato incompatibile con il diritto europeo il diritto di prelazione del promotore nel project financing — clausola prevista anche nell’avviso palermitano — elemento che potrebbe aver inciso sulle valutazioni delle parti coinvolte, anche se la Regione non lo ha indicato ufficialmente come causa dello stallo.

Luigi Patìmo ha affermato:

“L’esperienza della Sicilia dimostra una cosa semplice: quando la pubblica amministrazione sceglie lo strumento di gara giusto e si affida a specialisti che conoscono davvero le tecnologie, i risultati arrivano e gli impianti funzionano. Quando invece si sbagliano procedure e impostazioni, le conseguenze sono risorse sprecate, contenziosi e impianti fermi. Non è una questione di fortuna, ma di capacità amministrativa e competenza tecnica.”

In sintesi

  • L’espansione della dissalazione riduce il rischio idrico, ma senza investimenti complementari su reti e logistica il valore economico degli impianti rimane parziale: gli operatori e gli investitori devono valutare il piano infrastrutturale nel suo complesso, non solo la capacità produttiva.
  • Le perdite elevate nelle reti erodono il ritorno sugli investimenti e aumentano la necessità di capitale per interventi di manutenzione e digitalizzazione; questo apre opportunità per imprese italiane specializzate in tecnologie di monitoraggio e gestione delle reti.
  • L’incertezza normativa e giurisprudenziale sul project financing può frenare il coinvolgimento di capitali privati, rendendo cruciale una strategia pubblica chiara e strumenti contrattuali compatibili con il diritto europeo per attrarre investimenti a lungo termine.
  • Per gli investitori istituzionali e i fondi infrastrutturali italiani, la Sicilia rappresenta un laboratorio: esistono margini di sviluppo commerciale se gli interventi sulla filiera idrica vengono pianificati e coordinati, riducendo il rischio operativo e aumentando la sostenibilità finanziaria dei progetti.


Author: Tony
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