Cure a domicilio per 1,7 milioni di anziani, ma le ore di assistenza crollano
- 12 Agosto 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Completare la riforma dell’assistenza agli anziani avviata con la legge 33/2023 e aumentare l’intensità delle cure domiciliari, privilegiando servizi organizzati rispetto a semplici trasferimenti monetari, restano due priorità irrisolte dopo le azioni promosse dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Il piano ha fornito strumenti e risorse per interventi innovativi e ha centrato alcuni obiettivi, ma non ha ancora completamente colmato i bisogni emergenti legati all’invecchiamento della popolazione.
La pressione demografica è destinata ad aumentare: in Italia gli ultraottantenni sono circa 4,6 milioni, hanno superato il numero dei bambini sotto i dieci anni e, se proiettati sulle tendenze attuali, potrebbero raddoppiare entro il 2050, arrivando a rappresentare il 13,6% della popolazione. Questo cambiamento profondo modifica la domanda di servizi sanitari e sociali, con impatti rilevanti su bilancio pubblico, mercato del lavoro e organizzazione territoriale delle cure.
La dinamica demografica si riflette già nella spesa pubblica. L’Indennità di accompagnamento, destinata alle persone con invalidità totale e a forte bisogno di assistenza (pari a 551,53 euro al mese nel 2026), aveva circa un milione di beneficiari nel 2002 e oggi ne conta 2,18 milioni secondo i dati dell’Inps. La spesa annua per questa prestazione ha raggiunto i 15 miliardi, circa lo 0,7% del Pil. Poiché l’indennità è erogata senza valutazione del reale bisogno assistenziale, spesso viene impiegata per compensare il costo di una badante, senza meccanismi efficaci che incentivino l’investimento in servizi organizzati di cura.
L’assistenza domiciliare
Nel quadro del Pnrr è stata approvata la legge 33/2023, una legge-delega che definisce le linee guida per riformare l’assistenza agli anziani, con l’obiettivo di integrare e semplificare interventi socio-sanitari e servizi territoriali. Tuttavia, la riforma necessita di provvedimenti attuativi per diventare pienamente operativa: l’ultimo intervento normativo, il Dl 200/2025 (c.d. Milleproroghe), ha concesso più tempo per l’adozione degli atti, con l’obiettivo di avviare il nuovo sistema entro il 2028.
Dopo l’esperienza della pandemia, che ha evidenziato la vulnerabilità delle persone anziane nelle residenze e l’importanza dell’assistenza a domicilio, il Pnrr ha destinato risorse significative — circa quattro miliardi — per rafforzare la casa come primo luogo di cura e per sviluppare la telemedicina. Tra gli obiettivi c’era l’estensione dell’Assistenza domiciliare integrata (Adi) al 10% della popolazione over 65: obiettivo dichiarato raggiunto secondo gli ultimi dati del ministero della Salute.
I numeri mostrano progressi ma anche limiti: i beneficiari dell’assistenza domiciliare erogata da infermieri, medici e terapisti sono saliti a circa 1,645 milioni (l’11,3% degli over 65), rispetto ai 650mila registrati prima della pandemia (5%). Tuttavia, l’intensità dell’assistenza rimane bassa: ciascun beneficiario riceve in media 15 ore di assistenza all’anno, contro le 18 ore del 2019, un segnale che l’estensione numerica non si è tradotta in un potenziamento proporzionale dei servizi effettivi.
Quali sono gli ostacoli ancora da rimuovere?
Più aspetti contribuiscono a limitare l’impatto della riforma. Innanzitutto, la mancata definizione tempestiva dei decreti attuativi impedisce l’omogenea applicazione delle nuove regole su tutto il territorio nazionale. Le competenze ripartite tra Regioni, Comuni e servizi sanitari locali richiedono coordinamento, risorse e standard condivisi per evitare disuguaglianze di accesso.
In secondo luogo, il modello attuale continua a privilegiare trasferimenti monetari non condizionati, mentre sarebbe necessario introdurre meccanismi che favoriscano l’uso delle risorse per servizi professionali—ad esempio voucher mirati, contributi vincolati a piani di cura personalizzati o incentivi fiscali per la domanda di servizi domiciliari qualificati.
Infine, il settore presenta criticità nella qualità del lavoro: il mercato della badante è spesso frammentato e deprofessionalizzato, con carenze nella formazione e nelle tutele contrattuali. Per rendere sostenibile l’espansione dell’assistenza domiciliare è necessario investire nella formazione professionale, nel riconoscimento delle competenze e in modelli contrattuali che stabilizzino l’occupazione nel settore.
Impatto economico e opportunità per il mercato
La transizione da trasferimenti monetari a servizi organizzati implica scelte di politica pubblica con conseguenze di lungo periodo sul bilancio e sul mercato del lavoro. La canalizzazione di parte dell’Indennità di accompagnamento verso servizi potrebbe ridurre costi indiretti e migliorare la qualità della cura, ma richiede strumenti di valutazione e controllo delle prestazioni, oltre a stanziamenti iniziali per rafforzare l’offerta.
Per gli operatori privati e gli investitori si aprono opportunità nel settore della telemedicina, dei servizi domiciliari qualificati, delle tecnologie assistive e della formazione professionale per caregiver. Tuttavia, l’attrattività degli investimenti dipenderà dalla capacità pubblica di definire standard, regole di rimborso e percorsi di integrazione tra servizi sanitari e sociali.
Dal punto di vista macroeconomico, l’invecchiamento della popolazione richiede una strategia di medio-lungo periodo che contempli sostenibilità fiscale, riorganizzazione territoriale dei servizi e politiche del lavoro orientate a favorire occupazione stabile e professionalizzazione nel settore dell’assistenza.
Passi concreti per il completamento della riforma
Per rendere efficace la riforma servono passaggi concreti e coordinati: approvare tempestivamente i decreti attuativi previsti dalla legge 33/2023, definire criteri di valutazione multidimensionale del bisogno assistenziale, introdurre piani di cura individualizzati e sperimentare strumenti che indirizzino le risorse verso servizi qualificati piuttosto che erogazioni indiscriminate.
Occorre inoltre investire nella diffusione della telemedicina e nelle infrastrutture digitali territoriali, rafforzare i percorsi formativi per le figure professionali dell’assistenza e promuovere modelli di integrazione interistituzionale tra Regioni, Comuni e servizi sanitari per garantire omogeneità di accesso e qualità delle prestazioni.
Infine, monitorare gli esiti attraverso indicatori condivisi di qualità e intensità dell’assistenza consentirà di calibrare meglio le risorse pubbliche, migliorare l’efficacia delle politiche e valorizzare gli investimenti privati nei servizi di cura.
In sintesi
- La riallocazione di risorse dall’indennità verso servizi domiciliari qualificati può aumentare l’efficacia della spesa pubblica, ma richiede atti normativi e meccanismi di controllo per orientare la domanda.
- Investimenti in telemedicina, tecnologie assistive e formazione per caregiver rappresentano opportunità di mercato, con potenziale impatto occupazionale e produttivo per il sistema sanitario nazionale.
- La variabilità regionale nell’attuazione della riforma può generare disuguaglianze: la centralità di standard nazionali e di governance condivisa è cruciale per una transizione equa.