Come i portafogli freddi di Bitcoin hanno perso 70 milioni in un attacco senza toccare i dispositivi

L’attacco è stato eseguito interamente sulla macchina dell’aggressore; il dispositivo della vittima non è mai stato coinvolto e poteva trovarsi spento, perfino conservato in una cassetta di sicurezza in un altro continente.

Un’analisi condotta da Galaxy mostra l’esecuzione del processo sul computer dell’operatore. Dei portafogli svuotati, 1.183 utilizzavano il formato nativo contemporaneo segwit, 7 adottavano uno standard più vecchio e 6 uno ancor più obsoleto. Nessun attacco seleziona una singola vittima su tre formati d’indirizzo differenti simultaneamente: si tratta piuttosto di un’enumerazione sistematica, con ogni seed candidato verificato attraverso tutti i possibili percorsi di derivazione.

Come funziona l’attacco

L’approccio descritto corrisponde a quello di uno scanner automatizzato: l’operatore amplia la ricerca controllando ciascun seed ipotetico su tutte le path di derivazione che potrebbero aver generato indirizzi validi. Questo processo viene eseguito offline, sulla macchina dell’attaccante, e può essere sospeso e ripreso a piacimento, permettendo così ondate ripetute di scansione e prelievo.

Galaxy ha avvertito:

“Ulteriori ondate sono probabili se i proprietari non sposteranno i loro fondi.”

Dispositivi e firmware coinvolti

Il produttore Coinkite, creatore del modello Coldcard, ha segnalato ai possessori del modello Mk3 che i suoi dispositivi più recenti risultano non interessati. Un’analisi indipendente ha però indicato che i modelli Mk2, Mk3, Mk4, Q e Mk5 potrebbero rientrare nell’ambito del problema, nel caso il seed sia stato generato con firmware vulnerabile.

Finché non sarà chiarita la portata dell’anomalia, chi ha generato un seed su firmware coinvolto deve presumere il rischio massimo: non esiste infatti un test affidabile che consenta al proprietario di verificare autonomamente se il proprio seed rientra nella gamma riproducibile oggetto della scansione.

Un errore dell’attaccante e le tracce lasciate

Gli investigatori hanno rilevato che l’operatore ha commesso un errore operativo: durante le spazzolate ha interrogato gli indirizzi sorgente tramite un account a pagamento presso un fornitore commerciale di dati blockchain, lasciando tracce.

Clay Garrett ha dichiarato:

“L’operatore ha utilizzato un account a pagamento presso un noto fornitore di dati blockchain per interrogare gli indirizzi durante le spazzolate; i log interni del fornitore corrispondono al flusso di lavoro sospettato con una specificità straordinaria, fino al numero, ai tempi e alla sequenza delle richieste.”

Cosa significa dal punto di vista tecnico

Per comprendere l’impatto è utile ricordare alcune nozioni: un seed genera chiavi private tramite percorsi di derivazione definiti da standard come BIP32/BIP44, e gli indirizzi risultanti possono appartenere a formati diversi come bech32 (segwit) o formati legacy come P2PKH. Uno scanner sistematico tenta tutte le combinazioni plausibili per trovare corrispondenze attive sulla blockchain.

La presenza simultanea di vittime su tre diversi formati d’indirizzo è coerente con un’operazione di enumeration che non mira a singoli account, ma piuttosto a un’ampia porzione dello spazio dei seed generati da firmware compromessi o difettosi.

Raccomandazioni per gli utenti

In assenza di una verifica automatica, le contromisure raccomandate includono lo spostamento tempestivo dei fondi su un nuovo seed generato con firmware aggiornato e verificato, l’adozione di portafogli multiproprietà (multisig) per ridurre il rischio di singola compromissione e l’uso di dispositivi generati e conservati in modo air-gapped. Inoltre è prudente mantenere aggiornato il firmware del dispositivo e seguire le comunicazioni ufficiali del produttore.

Queste misure non risolvono retroattivamente le perdite già subite, ma limitano l’esposizione a ulteriori attacchi simili e contribuiscono a ristabilire fiducia tra utenti e fornitori di hardware per la custodia delle criptovalute.

In sintesi

  • La natura automatizzata e offline dell’attacco mette in luce una vulnerabilità sistemica: non basta che il dispositivo della vittima sia fisicamente sicuro, il problema nasce da seed o firmware compromessi.
  • Per i produttori di hardware wallet il caso sottolinea l’urgenza di procedure di controllo qualità sul firmware e di comunicazioni trasparenti per evitare danni reputazionali e perdite di mercato.
  • Per gli investitori italiani, l’episodio aumenta l’importanza di strategie di custodia diversificate (es. multisig, provider regolamentati) e può accelerare la domanda di servizi di custodia istituzionali con garanzie normative.
  • Dal punto di vista regolatorio, eventi simili potrebbero spingere le autorità a richiedere standard minimi di sicurezza per i dispositivi di custodia e maggiore supervisione delle piattaforme che forniscono dati blockchain.


Author: Tony
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