Riconoscimento facciale: cosa vuole davvero la maggioranza e come lo regola l’Ue

Governo, opposizioni, blocco da parte della Unione europea e una rettifica parziale della maggioranza: in sintesi questo è il corto circuito scoppiato intorno alla proposta di regolamentare il riconoscimento facciale integrato con l’intelligenza artificiale. La vicenda ha riaperto divisioni nel centrodestra, con Forza Italia che ha cercato di assumere la leadership sulle garanzie a tutela dei diritti, mentre il Partito Democratico e la sua segretaria Elly Schlein hanno criticato duramente l’esecutivo.

Elly Schlein ha dichiarato:

“Il Governo litiga su tutto, è distante dai problemi delle persone, vanno spediti solo sul Grande Fratello: preferiscono controllare le persone, anziché risolverne i problemi”.

Il contesto e la proposta del Governo

L’originale impulso normativo è stato accelerato alla fine di luglio con l’obiettivo di recepire in Italia il Ai Act europeo (regolamento 2024/1689). La bozza di decreto legislativo prevedeva misure straordinarie per consentire alle forze dell’ordine, anche in situazioni urgentissime come minacce terroristiche, rischi per l’incolumità delle persone, ricerca di persone scomparse o casi di tratta e sfruttamento sessuale, di utilizzare dati biometrici ottenuti tramite sistemi di AI previa comunicazione anche solo orale al pubblico ministero.

Nel testo era contemplata inoltre la possibilità di impiegare le reti di videosorveglianza a scopo preventivo per indagare su condotte riconducibili a soggetti sospettati di reati, previa autorizzazione dell’autorità giudiziaria designata dal questore. Un altro elemento di forte rilevanza era la previsione di memorizzare per sette giorni i dati biometrici delle persone che accedono a luoghi interessati da emergenze di ordine pubblico, con riferimenti impliciti a manifestazioni come quelle di Bologna o alle proteste del movimento No Tav.

Le reazioni e lo stop dell’Unione europea

Le opposizioni hanno immediatamente contestato le previsioni, denunciando rischi per le libertà civili e sottolineando come la conservazione preventiva di dati biometrici prima che un reato venga commesso appaia in contraddizione con il quadro normativo europeo. Su questo punto è intervenuta anche la Commissione Ue, che ha messo in guardia rispetto a pratiche incompatibili con il Ai Act.

Commissione Ue ha spiegato:

“Il riconoscimento facciale negli spazi pubblici accessibili è una pratica vietata dalla legge sull’Ai, quindi è applicabile già dall’anno scorso e diventerà esecutivo entro quest’anno. Non vogliamo che con l’Ai ci sia un controllo pubblico su dove ci spostiamo quotidianamente negli spazi pubblici accessibili, quindi questo è un chiaro divieto”.

La sospensione alla Camera e le critiche di Forza Italia

Negli stessi giorni il voto nella commissione Affari europei della Camera è stato sospeso a seguito dell’intervento di Forza Italia, che ha sollevato dubbi e chiesto approfondimenti. La relatrice azzurra Cristina Rossello ha posto l’accento sulla delicatezza degli strumenti proposti e sulla necessità di tutele chiare.

Cristina Rossello ha commentato:

“Parliamo di strumenti innovativi e delicati, come l’identificazione biometrica in tempo reale, il riconoscimento facciale a posteriori e l’uso di dati biometrici per la ricerca di persone scomparse o la prevenzione di minacce imminenti. Proprio per questo servono regole chiare, garanzie solide e piena tutela dei diritti individuali riconosciuti dall’ordinamento nazionale ed europeo”.

Le rassicurazioni di Palazzo Chigi

Per calmare le tensioni sono intervenute fonti di Palazzo Chigi, che hanno assicurato il rispetto della normativa europea, a partire dall’Ai Act, e la tutela delle garanzie costituzionali. Secondo la presidenza del Consiglio la verifica dell’uso di strumenti di sorveglianza spetta all’autorità giudiziaria e l’azione normativa intende bilanciare innovazione e diritti fondamentali.

Le stesse fonti hanno inoltre sottolineato la volontà dell’Italia di porsi come paese guida nella governance dell’intelligenza artificiale, promuovendo un approccio che privilegia lo sviluppo tecnologico «centrato sull’uomo» e soggetto a controlli adeguati.

Implicazioni e prospettive

La vicenda mette in evidenza il contrasto tra esigenze operative delle forze dell’ordine e tutela della privacy e delle libertà civili in un contesto normativo europeo sempre più stringente. Sul piano pratico, la definizione finale delle regole italiane dovrà necessariamente armonizzarsi con il Ai Act, evitando aperture che possano essere formalmente incompatibili e quindi sottoposte a ricorsi o sanzioni.

Per il mondo della tecnologia e delle imprese che sviluppano soluzioni di sorveglianza e biometria, la vicenda segnala l’importanza di orientare gli investimenti verso prodotti conformi ai principi europei e forti controlli di governance. Per il legislatore, il bilanciamento tra sicurezza pubblica e diritti individuali rimane la sfida centrale.

In sintesi

  • La definizione normativa finale influenzerà la domanda di tecnologie di sorveglianza: regole più restrittive favoriranno soluzioni privacy-first e servizi di compliance.
  • Gli investitori nel settore dell’intelligenza artificiale dovranno valutare il rischio regolatorio in Italia e in Europa, privilegiando aziende con procedure di governance solide.
  • Per le imprese italiane, una normativa allineata al Ai Act può creare opportunità di export di prodotti conformi agli standard europei e incentivare servizi di consulenza legale e tecnologica.
  • Il confronto politico indica che la sostenibilità delle soluzioni tecnologiche dipenderà tanto dall’efficacia delle garanzie giudiziarie quanto dalla trasparenza negli usi operativi.


Author: Tony
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