Banche tailandesi bloccano 3 milioni di conti nella lotta contro le truffe

Negli ultimi giorni, diversi soggetti innocenti e aziende sono rimasti coinvolti nelle recenti restrizioni imposte dalle banche tailandesi, che hanno congelato milioni di conti sospettati di fungere da “mule” per truffatori. L’operazione su scala nazionale, avviata ad agosto, ha portato al blocco di circa tre milioni di conti correnti e all’introduzione di limiti giornalieri alle transazioni per tutti i clienti bancari nel Regno di Thailandia.

Secondo quanto riportato dalla Cyber Crime Investigation Bureau (CCIB), domenica è emerso che anche conti appartenenti a venditori online e commercianti del tutto estranei alle frodi sono stati congelati. Ciò è avvenuto in seguito all’adozione da parte dei criminali di nuove strategie per riciclare denaro sottratto in modo illecito. Nel frattempo, la Banca di Thailandia ha avvertito che ulteriori congelamenti potrebbero riguardare altre persone mentre le indagini si allargano per identificare i conti delle “mule”.

Wisit Wisitsora-at, segretario del Ministero dell’Economia Digitale e della Società, ha dichiarato lunedì:

“Invitiamo la popolazione a non farsi prendere dal panico. La sospensione è solo temporanea e sarà revocata appena le verifiche confermeranno l’assenza di comportamenti illeciti.”

Ha aggiunto che le banche commerciali possono bloccare i fondi sospetti fino a tre giorni, mentre la polizia può estendere la durata fino a sette giorni.

Quest’anno, centri di call center affiliati a realtà cinesi, spesso localizzati in paesi vicini, hanno preso di mira la Thailandia con truffe online basate su attacchi di ingegneria sociale, ovvero tecniche che inducono le vittime a fornire informazioni o compiere azioni dannose inconsapevolmente. All’inizio del mese, la polizia tailandese ha avviato un’operazione congiunta a tempo pieno con Giappone e India per smantellare le organizzazioni criminali dietro questi call center.

Stranieri nel mirino

Numerosi espatriati che vivono in Thailandia hanno espresso sui social media e nei forum online il loro disagio per essere stati esclusi dai servizi bancari o vedersi negare l’accesso ai conti. Alcuni hanno constatato il blocco o la limitazione arbitraria dei propri conti in determinati istituti per settimane senza ricevere spiegazioni.

Attualmente, agli stranieri residenti è richiesto di registrare di persona i dati biometrici presso la loro banca locale e di rispettare rigorose procedure di identificazione (Know Your Customer) per poter effettuare transazioni più consistenti tramite le applicazioni mobili.

Bitcoin come possibile soluzione

L’investitore in criptovalute e tecnologia Daniel Batten ha commentato la notizia con una nota ironica:

“Grazie alla Banca di Thailandia per il marketing gratuito a favore di Bitcoin.”

Allo stesso modo, Jimmy Kostro del Thailand Bitcoin Learning Center ha affermato:

“Questa dovrebbe essere una notizia di interesse internazionale. Per fortuna c’è Bitcoin.”

Nonostante la crescente popolarità di Bitcoin e delle criptovalute in Thailandia, la banca centrale ha vietato il loro uso come mezzo di pagamento, introducendo una complessa situazione legale per chi vorrebbe evitare i blocchi bancari attraverso tali strumenti.

Limiti e impatto sulle transazioni finanziarie

Dal mese di agosto, tutte le banche del paese hanno imposto un limite massimo di 50.000 baht (circa 1.570 dollari) per le transazioni giornaliere in risposta all’escalation di frodi operate tramite call center, con i truffatori impegnati a riciclare denaro attraverso conti “mule”.

Alcuni commercianti hanno momentaneamente sospeso l’accettazione dei pagamenti tramite QR code, mentre molti titolari di conti effettuano prelievi per timore di ulteriori blocchi.

La definizione di conti “mule” in Thailandia presenta diverse zone d’ombra, complicando la gestione di casi limite.

In risposta alle crescenti preoccupazioni, la Banca di Thailandia ha recentemente avviato un confronto con la CCIB per sviluppare soluzioni alternative riguardo al congelamento dei conti e ai limiti imposti, con l’obiettivo di tutelare chi utilizza il sistema bancario in modo corretto e legale.