Istat: crescita delle retribuzioni nel secondo trimestre 2026, ma inferiore all’inflazione
- 29 Luglio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Alla fine di giugno, per l’insieme dei settori economici i contratti collettivi nazionali con effetti economici in vigore erano 50 e coprivano il 69,9% dei dipendenti, pari a circa 9,1 milioni di lavoratori, secondo i dati diffusi da Istat.
Copertura contrattuale: pubblico e privato a confronto
La copertura sale all’89,3% nel settore privato, mentre nella Pubblica amministrazione la percentuale risulta pari a zero per la parte economica, poiché tutti i contratti riferiti alla componente economica sono scaduti.
Andamento delle retribuzioni
Nel periodo gennaio-giugno la retribuzione oraria media è aumentata del 2,6% su base annua. L’indice delle retribuzioni contrattuali orarie a giugno segna un +0,5% su base mensile e +2,4% su anno.
La dinamica nell’arco dell’ultimo anno è stata pari al +2,4% nel settore privato, con differenze settoriali: agricoltura +3,2%, industria +2,7% e servizi privati +2,2%; per la Pubblica amministrazione l’incremento è stato del +2,3%.
Istat osserva che, dopo dieci trimestri in cui la crescita tendenziale delle retribuzioni è stata superiore a quella dell’inflazione, nel secondo trimestre si registra un’inversione di tendenza, con potenziali ripercussioni sul potere d’acquisto dei salari.
Rinnovi contrattuali e tempi di attesa
Nel corso del secondo trimestre sono stati recepiti sei rinnovi contrattuali: uno per l’agricoltura, uno per l’industria e quattro per i servizi privati. Alla fine di giugno risultavano in attesa di rinnovo 25 contratti, che coinvolgono circa 3,9 milioni di dipendenti.
Di questi, meno di un terzo (circa 1,1 milioni) appartiene al settore privato, mentre la maggioranza (circa 2,8 milioni) riguarda la Pubblica amministrazione. Tra giugno 2025 e giugno 2026 il tempo medio di attesa per i lavoratori con contratto scaduto è passato da 24,9 a 17,9 mesi.
Il valore è aumentato lievemente nel settore privato (da 15,6 a 17,7 mesi) ma si è ridotto in modo marcato nella Pubblica amministrazione (da 34,4 a 18 mesi), effetto in parte attribuibile ai rinnovi del triennio 2022-2024.
Settori con le maggiori variazioni salariali
I settori che registrano gli aumenti tendenziali più alti sono igiene ambientale (+5,7%), gas e acqua (+5,2%) e chimiche (+5,2%). Al contrario, l’incremento è stato nullo per le farmacie private.
Implicazioni macroeconomiche e sindacali
L’attenuazione della crescita salariale rispetto all’inflazione nel secondo trimestre indica una contrazione del reddito reale che potrebbe rilanciare le istanze di rinnovo contrattuale e richieste retributive più forti nei prossimi mesi.
Per la Pubblica amministrazione il recupero dei tempi di rinnovo riduce l’accumulo di pressioni salariali arretrate, ma comporta un aumento della spesa corrente che va valutato nel contesto dei vincoli di bilancio e delle trattative sul saldo di finanza pubblica.
I settori con incrementi salariali più elevati potrebbero affrontare ripercussioni sui margini aziendali, spingendo alcune imprese ad adeguare prezzi o produttività: questo ha effetti diretti sulle valutazioni settoriali e sulle scelte di investimento.
Prospettive per mercato del lavoro e politica monetaria
Se la tendenza alla perdita di potere d’acquisto dovesse consolidarsi, è probabile che aumentino le pressioni salariali, con ricadute sull’inflazione. Ciò potrebbe influenzare le scelte di politica monetaria a livello europeo e le aspettative sui tassi, con conseguenze sui costi di finanziamento per imprese e consumatori.
Per gli operatori economici italiani diventa quindi cruciale monitorare le dinamiche dei rinnovi contrattuali, i dati sull’inflazione e l’andamento del mercato del lavoro per valutare rischi e opportunità di breve e medio termine.
In sintesi
- La riduzione del potere d’acquisto reale può ridare impulso alle rivendicazioni salariali, con potenziali effetti inflazionistici che gli investitori devono tenere in conto nelle valutazioni di rischio-paese.
- I rinnovi accelerati nella Pubblica amministrazione migliorano la certezza contrattuale ma aumentano la spesa pubblica, un elemento da monitorare per le prospettive di finanza pubblica e per i titoli di Stato italiani.
- I settori con aumenti salariali marcati mostrano rischi di compressione dei margini: per gli investitori è utile valutare la capacità delle imprese di trasferire i costi sui prezzi o di migliorare produttività.
- Per il mercato interno, una dinamica salariale più debole rispetto all’inflazione può deprimere i consumi a breve termine, condizionando la crescita e le strategie di imprese orientate al mercato domestico.