Crescita del 3,3% per famiglie e imprese
- 18 Luglio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
I prestiti alle imprese hanno continuato a crescere a giugno, segnando un aumento del 3,3% su base annua, in accelerazione rispetto al +3,0% del mese precedente e proseguendo il trend di espansione avviato a marzo 2025. Per le famiglie si tratta del diciottesimo mese consecutivo di crescita, mentre per le imprese del dodicesimo. A maggio, in particolare, i prestiti alle famiglie erano aumentati del 2,6% e quelli alle imprese del 3,5%, come risulta dal bollettino mensile diffuso da ABI.
Tassi di interesse su mutui e finanziamenti
I tassi di interesse hanno registrato variazioni contenute, in parte perché il rialzo di 25 punti base deciso dalla BCE a giugno era già atteso dai mercati. Il tasso medio sul totale dei prestiti, che include operazioni sottoscritte negli anni precedenti, si è attestato al 4,08% (+0,03 punti rispetto al mese precedente). Sulle nuove operazioni per l’acquisto di abitazioni il tasso medio è sceso al 3,48% (-0,02), mentre il tasso medio sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese è stato del 3,76% (+0,09), con livelli decisamente inferiori rispetto a quelli registrati a dicembre 2023 e 2024.
Rendimenti dei depositi e tassi sui conti
Il tasso medio sui nuovi depositi a durata prestabilita (certificati di deposito e vincoli) a giugno 2026 è salito al 2,31% (+0,13 punti rispetto a maggio) e risulta superiore alla media dell’area dell’euro, che a maggio era intorno al 2,01%. Il rendimento delle nuove emissioni di obbligazioni bancarie a tasso fisso è stato pari al 2,72%. Il tasso medio complessivo sui depositi (includendo certificati, depositi a risparmio e conti correnti) è aumentato allo 0,67% dal 0,65% di maggio 2026 e dallo 0,32% di giugno 2022. Anche il rendimento sui conti correnti ha mostrato un lieve incremento, salendo allo 0,31% rispetto allo 0,29% del mese precedente.
Raccolta e depositi: livelli elevati ma in lieve flessione
La raccolta indiretta — ossia gli investimenti in titoli custoditi dalle banche — ha registrato un aumento di 105,8 miliardi tra maggio 2025 e maggio 2026, suddivisi in circa +46,2 miliardi per le famiglie e +15,8 miliardi per le imprese, con il resto attribuibile ad altri settori come intermediari finanziari, assicurazioni e amministrazioni pubbliche. La raccolta diretta complessiva (depositi da clientela residente e obbligazioni) è cresciuta del 3,6% su base annua, confermando la dinamica positiva avviata nel 2024. I depositi nelle varie forme sono aumentati del 3,2% su base annua, mentre il valore totale dei depositi è sceso leggermente a 1.882 miliardi, dopo il record di 1.898 miliardi del mese precedente. La raccolta a medio e lungo termine tramite obbligazioni è cresciuta del 6,2% rispetto a un anno prima.
Crediti deteriorati sotto controllo
A maggio 2026 i crediti deteriorati netti — comprensivi di sofferenze, inadempienze probabili ed esposizioni scadute e/o sconfinanti, al netto di svalutazioni e accantonamenti — erano pari a 26,7 miliardi di euro, in calo rispetto ai 27,7 miliardi di dicembre 2025 e ai 31,3 miliardi di dicembre 2024. Il rapporto tra crediti deteriorati netti e crediti totali si è attestato all’1,28%, scendendo rispetto all’1,32% di fine 2025 e all’1,51% di fine 2024, segnale di una qualità del credito in miglioramento.
L’insieme dei dati riflette un contesto nel quale le banche riescono a sostenere l’erogazione di credito nonostante l’inasprimento del costo del funding. L’aumento dei tassi di mercato ha progressivamente traslato maggiori costi sui depositi a durata, ma la crescita dei volumi di prestito indica una domanda solida soprattutto da parte delle imprese, che potrebbe sostenere investimenti produttivi e piani di espansione. Sul fronte della profittabilità bancaria, la dinamica dei margini dipenderà dall’ampiezza con cui gli istituti trasferiranno ulteriori rialzi dei tassi ai clienti e dalla composizione dei portafogli di attività e passività.
Per i risparmiatori e gli investitori italiani, la fase attuale suggerisce una rivalutazione delle strategie: strumenti a reddito fisso di breve-medio termine risultano ora più remunerativi rispetto agli anni precedenti, mentre la diversificazione verso prodotti che beneficiano di una ripresa degli investimenti aziendali può risultare interessante. Infine, eventuali nuove mosse della BCE rimangono un fattore chiave da monitorare, perché potrebbero influenzare i costi di finanziamento e la velocità con cui il credito al settore privato continuerà a espandersi.
In sintesi
- La crescita dei prestiti, soprattutto alle imprese, indica una domanda creditizia robusta che può favorire investimenti produttivi e occupazione nel medio termine.
- L’aumento dei tassi sui depositi migliora il rendimento per i risparmiatori, ma potrebbe comprimere i margini bancari se i costi di raccolta continuano a salire più rapidamente dei ricavi da impieghi.
- Il calo dei crediti deteriorati rafforza la stabilità del sistema bancario italiano, riducendo il rischio di shock legati alla qualità del credito in uno scenario di tassi più elevati.
- Per gli investitori, un approccio equilibrato che includa strumenti a reddito fisso a breve-medio termine e esposizione a settori aziendali ciclici potrebbe beneficiare del contesto attuale di tassi e ripresa della domanda di credito.