Così SpaceX ha bruciato mille miliardi in appena un mese
- 17 Luglio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Giornata difficile per SpaceX, che ha toccato i minimi da quando è sbarcata in Borsa: il titolo ha ceduto fino al 6,9% nelle prime fasi di contrattazione, arrivando a 122,12 dollari per azione — sotto il prezzo d’esordio (IPO) fissato a 135 — per poi recuperare parte delle perdite.
La capitalizzazione di mercato della società guidata da Elon Musk è scesa intorno a 1.600 miliardi di dollari, un arretramento considerevole rispetto ai 2.640 miliardi registrati il 16 giugno, tre giorni dopo la quotazione: in poche sedute sono dunque andati in fumo oltre mille miliardi di valore di mercato.
Alla base del ribasso, oltre a un generale clima negativo per il comparto tecnologico, c’è il mancato decollo di Starship. Giovedì il razzo era pronto per il lancio dalla base di Starbase nel sud del Texas, con decollo programmato alle 17:45 ora locale per la sua tredicesima missione. Tuttavia, all’orario previsto alcuni motori non si sono accesi e il conto alla rovescia si è interrotto: il sistema ha attivato una procedura di abort e il propellente è stato scaricato.
Dan Huot ha dichiarato:
“Analizzeremo tutto con i team, capiremo cosa è successo e decideremo quando sarà il prossimo tentativo.”
Un abort al decollo non è in sé un evento eccezionale nella storia dei programmi spaziali, ma il tempismo è rilevante: si trattava del primo test di Starship dopo la grande IPO di giugno, la più importante mai realizzata, che ha raccolto circa 86 miliardi di dollari. Starship è il cuore delle ambizioni di Elon Musk — dall’installazione di data center nello spazio all’espansione della rete Starlink, fino alle missioni con equipaggio verso la Luna e Marte — e il suo sviluppo, finora superiore a 15 miliardi di dollari, è stato caratterizzato da esplosioni, guasti e ritardi.
La progettazione di un sistema completamente riutilizzabile rende il programma ancora più ambizioso: se raggiunto, sarebbe un traguardo che nessun altro costruttore ha ottenuto fino ad oggi, con implicazioni profonde sui costi di accesso allo spazio.
Sul piano contrattuale, SpaceX detiene appalti con la NASA per circa 4 miliardi di dollari finalizzati ad allunare astronauti già entro il 2028. Per rispettare questi impegni il vettore dovrà essere rifornito in orbita, lanciato ripetutamente in successione e certificato per voli umani — una sequenza operativa complessa per un razzo che non ha ancora completato una missione orbitale con successo.
Il crollo delle azioni ha inoltre acceso segnali di allarme tra gli osservatori di mercato: SpaceX è entrata nel Nasdaq-100 all’inizio del mese e, nonostante la maggioranza degli analisti conservi un target price medio a dodici mesi di 235,34 dollari, la flessione mette a rischio l’entusiasmo attorno alle IPO legate all’AI. La strategia con cui l’azienda si è presentata agli investitori — con i data center spaziali come pilastro per conquistare quote di un mercato potenziale stimato in 26.500 miliardi di dollari — resta al momento una prospettiva soprattutto teorica.
Per gli investitori, il caso sottolinea la combinazione di rischio tecnico e valutazioni elevate che caratterizza le grandi quotazioni recenti: problemi operativi su un asset strategico possono tradursi in oscillazioni di valore molto ampie, con ricadute sulla fiducia verso offerte pubbliche future nel settore tecnologico e spaziale.
Le prossime mosse di SpaceX saranno osservate con attenzione: l’azienda ha indicato l’intenzione di riprovare il lancio nei giorni successivi, ma prima dovrà completare indagini tecniche accurate e rassicurare partner e mercati sulla capacità di rispettare timeline e contratti, in particolare quelli legati alla NASA.
Conseguenze per il mercato e le IPO
La reazione dei prezzi mette in luce due dinamiche: la vulnerabilità delle valutazioni quando il valore è largamente ancorato a prospettive future e la sensibilità degli indici tecnologici a shock operativi di grandi emittenti. Se la fiducia nel modello industriale dovesse vacillare, potremmo assistere a una stretta nelle condizioni per le nuove quotazioni, soprattutto per quelle che puntano sull’AI e su narrative di crescita molto ambiziose.
Per il sistema finanziario europeo e per gli investitori italiani, ciò significa maggiore attenzione alla qualità del business plan e all’esecuzione tecnica dei progetti sottostanti ai titoli, oltre a un possibile aumento della volatilità nei portafogli esposti ai titoli tecnologici statunitensi.
In prospettiva operativa
Il programma di certificazione per voli umani e il calendario delle missioni richieste dalla NASA restano elementi chiave per valutare il merito di investimento di SpaceX. Ogni ritardo o fallimento tecnico può tradursi in costi aggiuntivi, revisione dei piani industriali e potenziali rinegoziazioni contrattuali. Gli sviluppi nei prossimi giorni saranno quindi decisivi per il sentiment di mercato.
In sintesi
- La forte volatilità del titolo evidenzia il rischio di valutazioni basate su proiezioni a lungo termine; gli investitori italiani dovrebbero ponderare l’esposizione ai titoli spaziali nel contesto di portafogli diversificati.
- I ritardi tecnici su Starship potrebbero incrementare i costi e posticipare ricavi attesi, con impatto sulle stime di utili e sul pricing delle azioni nel medio termine.
- Un indebolimento della fiducia nelle grandi IPO legate all’AI può limitare le opportunità di mercato per nuove quotazioni e aumentare la pressione regolamentare e informativa sui prospetti di offerta.
- Per gli investitori istituzionali, il caso segnala l’importanza di valutare non solo la narrativa di mercato ma anche la maturità tecnologica e la solidità dei contratti operativi, in particolare quelli con agenzie come la NASA.