L’accordo di SBI con Coinhako spiana la strada al primo impero degli asset digitali in Asia

SBI punta a consolidare una posizione strategica nella regolazione on‑chain dello yen, definendola come l’obiettivo chiave per il prossimo decennio:

“Il vero premio è il lato dello yen nella regolazione on‑chain, una delle posizioni più strategiche nella finanza asiatica nel prossimo decennio, ed è esattamente verso questo che SBI sta costruendo.”

Limitazioni tecniche e uso attuale

Un portavoce ha spiegato:

“Per quanto riguarda JPYSC, l’utilizzo è attualmente limitato ai conti all’interno di SBI VC Trade e non supporta ancora prelievi verso portafogli esterni né bonifici e regolamenti tramite blockchain pubbliche.”

Questa restrizione rende JPYSC utilizzabile principalmente all’interno dell’ecosistema di SBI. Gli investitori non possono al momento trasferire la stablecoin verso portafogli esterni né impiegarla per regolamenti su blockchain pubbliche, limitando così la sua interoperabilità e l’adozione in contesti cross‑platform.

Visione degli operatori e ruolo di Startale Group

Sota Watanabe, amministratore delegato di Startale Group, partner di SBI nel progetto JPYSC, ha dichiarato:

“L’impegno continuo di SBI negli asset digitali riflette una crescente fiducia istituzionale nell’infrastruttura blockchain. La tecnologia è sempre più considerata un’infrastruttura finanziaria piuttosto che una semplice innovazione tecnologica, e il Giappone è ben posizionato per guidare questo settore grazie al suo quadro regolamentare e alle solide istituzioni finanziarie.”

Questa lettura sottolinea come alcuni operatori vedano la blockchain come base per la futura architettura dei mercati finanziari, con il Giappone che potrebbe svolgere un ruolo guida se riuscirà a combinare norme chiare e collaborazione tra banche, exchange e fornitori di tecnologia.

Espansione e strategia di SBI

Negli ultimi anni SBI ha rafforzato la sua presenza nel mercato delle criptovalute tramite acquisizioni e investimenti: ha concordato l’acquisto dell’exchange con sede a Tokyo, Bitbank, per circa 289 milioni di dollari, operazione prevista in chiusura ad ottobre, soggetta all’approvazione dei regolatori.

In precedenza la società aveva acquisito Bitpoint nel 2022 e ha partecipato a operazioni di finanziamento per realtà istituzionali: ha guidato un round di Serie C da 76 milioni di dollari per EDX Markets e un round da 25 milioni per il gestore di rischio Gauntlet. Queste mosse delineano una strategia volta a costruire un ecosistema integrato attorno a strumenti digitali denominati in yen.

Implicazioni per mercati e investitori

Il progetto mette in luce alcune tensioni tipiche della fase di transizione: da un lato la volontà di creare infrastrutture on‑chain in valuta locale può migliorare l’efficienza dei pagamenti e la liquidità in yen; dall’altro la mancanza di prelievi esterni e la concentrazione dell’uso su un’unica piattaforma aumentano rischi di centralizzazione e limitano l’adozione su mercati secondari.

Per investitori istituzionali e fondi, la disponibilità di una stablecoin in yen supportata da operatori regolamentati può favorire posizioni in Asia e strategie di copertura valutaria. Tuttavia, fino a quando non verranno risolti i problemi di interoperabilità e non sarà chiaro il rapporto con le normative sui capitali e sull’antiriciclaggio, gli utilizzi pratici rimarranno circoscritti.

In prospettiva, l’evoluzione di JPYSC e delle piattaforme collegate fungerà da banco di prova per capire se le stablecoin denominate in valute tradizionali possono integrarsi nei sistemi di regolamento esistenti o se richiederanno nuove forme di governance e supervisione.

In sintesi

  • L’emergere di una stablecoin in yen sostenuta da attori istituzionali potrebbe aumentare la rilevanza dei flussi finanziari asiatici, offrendo nuove opportunità di liquidità per asset denominati in yen.
  • Le attuali limitazioni tecniche e la mancanza di prelievi verso portafogli esterni riducono la possibilità di arbitraggio e di uso cross‑chain, ritardando un impatto immediato sui mercati globali.
  • Per gli investitori europei e italiani, la nascita di infrastrutture on‑chain in valuta locale implica opportunità di diversificazione valutaria ma richiede attenzione alla governance, alla custodia e alla compatibilità regolamentare tra giurisdizioni.


Author: Tony
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