Ethereum supera bitcoin mentre i flussi negli etf ripartono: quasi tutto proviene dal fondo di BlackRock

I fondi legati a Bitcoin continuano a mostrare movimenti irregolari: i ETF spot statunitensi su bitcoin hanno registrato deflussi per 424 milioni di dollari il 13 luglio, per poi recuperare 181 milioni il giorno successivo. Uscite e rientri nell’arco di 48 ore difficilmente indicano la costruzione di posizioni solide da parte degli investitori istituzionali.

Flussi degli ETF e implicazioni sulla volatilità

Questi andamenti accentuano la natura frammentata degli afflussi verso prodotti finanziari legati alle criptovalute: movimenti rapidi e reversibili alimentano oscillazioni di prezzo ma non necessariamente una tendenza di accumulo a lungo termine. Per gli operatori di mercato, il pattern suggerisce una prevalenza di trading di breve periodo piuttosto che di allocazioni strategiche.

Dal punto di vista degli investitori retail e professionali in Italia, ciò implica che le fluttuazioni giornaliere degli ETF richiedono una gestione attiva del rischio e un’attenzione particolare alla liquidità, perché le quotazioni possono reagire in modo intenso a movimenti di capitale non programmati.

Domanda per Ether e ruolo dei nuovi servizi

La domanda per Ether appare più concentrata: dei 53,8 milioni di dollari affluiti in una giornata, il fondo ETHA gestito da BlackRock ha assorbito 45,3 milioni e il più piccolo ETHB altri 4 milioni, mentre gli altri otto prodotti si sono divisi meno di 5 milioni. Questa concentrazione indica che la quota di mercato dei gestori a basso costo è determinante nella raccolta di capitale.

Il fondo originale di Grayscale, che applica commissioni intorno al 2,5% rispetto allo 0,25% di BlackRock, ha visto deflussi significativi dopo il lancio dei nuovi veicoli più economici: un elemento che sottolinea quanto la struttura commissionale influisca sulle scelte degli investitori istituzionali e sui flussi netti.

Inoltre, è emersa una fonte di domanda per Ether che non esisteva poche settimane fa: Robinhood Chain, la rete layer‑2 attivata il 1° luglio dalla piattaforma di intermediazione, paga le commissioni gas in Ether e converte i saldi su Ethereum. La rete ha processato oltre 800 milioni di dollari al giorno di volume su exchange decentralizzati, in gran parte relativo a scambi di memecoin, aumentando l’attività on‑chain.

Un aumento dell’utilizzo della rete può tradursi in una maggiore domanda transazionale di Ether e, indirettamente, influire sul mercato delle commissioni e sulla dinamica dell’offerta, con possibili effetti sul prezzo nel medio termine.

Indicatori on‑chain e resilienza del Bitcoin

I dati on‑chain raccolti da Nansen mostrano che gli outflow dagli exchange per Bitcoin si sono mantenuti anche durante l’escalation delle tensioni in Medio Oriente, senza una rotazione significativa verso le stablecoin, che solitamente segnala una presa di profitto o un arretramento delle esposizioni speculative.

Le commissioni di funding sui mercati dei derivati sono vicine allo zero, un segnale che gli eccessi di leva responsabili delle forti liquidazioni di giugno sono in buona parte stati smaltiti. Questo può ridurre la probabilità di ulteriori ondate di liquidazioni a breve termine, conferendo al mercato una maggiore stabilità relativa.

La dominanza di Bitcoin sul mercato è attestata intorno al 58,3%. Questo indicatore misura la quota di capitalizzazione di mercato di Bitcoin rispetto all’intero universo crypto e fornisce una misura della sua influenza sul sentimento globale del settore.

Considerazioni per investitori e operatori

Per chi opera dai mercati italiani, la combinazione di flussi ETF volatili, concentrazione delle sottoscrizioni su prodotti a basso costo e nuovi modelli di domanda on‑chain richiede un approccio multidimensionale: valutare costi, liquidità, struttura di commissioni e l’impatto delle innovazioni infrastrutturali sulla domanda reale di token.

Strumenti come gli ETF offrono accesso regolamentato e semplificato al settore crypto, ma la loro efficacia come segnale di accumulo istituzionale dipende dalla persistenza dei flussi. Nel contempo, nuove fonti di utilizzo della rete possono creare domanda intrinseca per le criptovalute, un fattore da includere nelle valutazioni di lungo periodo.

In sintesi

  • La volatilità dei flussi verso gli ETF riflette prevalentemente attività di breve periodo; per gli investitori italiani questo aumenta l’importanza di strategie di gestione del rischio e di pianificazione temporale degli ingressi.
  • La concentrazione degli acquisti di Ether sui prodotti a basso costo evidenzia la pressione competitiva sulle commissioni: i gestori locali potrebbero dover rivedere le fee per rimanere attrattivi sul mercato institutionale.
  • Indicatori on‑chain come outflow dagli exchange e funding rate vicino allo zero suggeriscono una riduzione della leva e un minor rischio di shock immediati, informazione utile per la costruzione di portafogli con esposizione crypto.
  • L’emergere di reti come Robinhood Chain aumenta l’attività transazionale e potrebbe influenzare la dinamica dell’offerta di Ether, un aspetto da monitorare per valutare l’impatto sul rendimento a lungo termine degli investimenti in token.


Author: Tony
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