In Italia proposte di disciplina bloccate: serve una svolta
- 14 Luglio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Sotto la spinta delle evidenze cliniche sugli effetti neurologici dell’esposizione ai social, dei casi di cronaca e delle sollecitazioni provenienti dall’Unione Europea sulla regolazione dell’accesso dei minori alle piattaforme digitali, in Italia sono stati depositati in Parlamento numerosi disegni di legge, presentati sia dalla maggioranza sia dall’opposizione, volti a rafforzare la protezione dei minori online.
Contesto e motivazioni
La discussione nasce da studi che collegano l’uso intensivo dei social a effetti negativi sullo sviluppo cognitivo ed emotivo degli adolescenti, oltre che dalla preoccupazione per pratiche di profilazione pubblicitaria rivolte a utenti molto giovani. A livello europeo si è aperto un percorso normativo che spinge i singoli Stati a introdurre strumenti efficaci di verifica dell’età e limiti alle tecniche di ingaggio progettuali delle piattaforme.
In Italia la normativa vigente prevede che i minori di 14 anni possano utilizzare i servizi social soltanto con il consenso esplicito dei genitori, ma non sono oggi disponibili meccanismi robusti e diffusi per accertare l’età reale degli utenti, lasciando un ampio margine operativo alle piattaforme internazionali.
Iter parlamentare e ostacoli
Il percorso legislativo delle varie proposte è però rallentato: nessun testo ha ancora ottenuto l’approvazione definitiva in una delle due Camere. I rallentamenti sono dovuti a nodi tecnici, a conflitti di competenze con le norme europee, a questioni di bilanciamento tra tutela della privacy e verifica dell’identità, oltre che a resistenze legate agli oneri di compliance per le piattaforme.
Oltre agli aspetti normativi, emergono dubbi sull’effettiva applicabilità di divieti assoluti di accesso per fasce d’età: ciò richiede strumenti affidabili di identificazione, modalità di controllo transnazionali e un coordinamento tra Parlamento, autorità di vigilanza come il Garante per la protezione dei dati personali e la Commissione europea per evitare conflitti con il quadro regolatorio comunitario.
Disegno di legge Mennuni-Madia
Tra le proposte con iter più avanzato figura il disegno di legge bipartisan Mennuni-Madia (A.S.1136), depositato nel 2024 e in parte riscritto per allinearsi alle osservazioni della Commissione UE. Il testo prevede il divieto di accesso ai social per gli under 15, l’obbligo per i gestori di implementare sistemi effettivi di verifica dell’età, il rafforzamento della responsabilità genitoriale e misure specifiche per la tutela dei baby-influencer.
Pur sembrando vicino a un’approvazione a metà 2025, il provvedimento si è poi arenato per questioni tecniche e per la necessità di definire modalità praticabili di controllo e sanzione nei confronti di piattaforme con sede all’estero.
Proposta Carfagna
Il disegno di legge a firma Carfagna (A.C. 2861), presentato a marzo 2026, propone un divieto assoluto di accesso e iscrizione ai social per gli under 13 e l’istituzione di un regime protetto per i minori tra i 13 e i 16 anni, che prevede parental control obbligatorio e il divieto di profilazione a fini pubblicitari. Il testo impone inoltre l’adozione, da parte dei gestori, di sistemi di verifica dell’identità e introduce limiti sui meccanismi di progettazione volti a incentivare un uso prolungato o compulsivo del servizio.
Proposta Latini e altre iniziative
La proposta Latini (A.C. 2777), depositata a gennaio 2026, prevede il divieto d’uso dei social per gli under 15, l’obbligo del consenso genitoriale tra i 15 e i 18 anni, sistemi efficaci di verifica dell’età da parte delle piattaforme e l’introduzione di programmi di educazione digitale nelle scuole. Il testo contempla sanzioni fino al 6% del fatturato annuo mondiale per le violazioni delle nuove norme.
La proposta firmata Nicita–Basso (A.S. 1859), presentata a fine marzo, sposta l’attenzione sui meccanismi di funzionamento delle piattaforme: vieta pratiche che favoriscono l’uso compulsivo e la costruzione di preferenze mediante profilazione non consensuale, e impone obblighi di trasparenza sugli algoritmi che selezionano e distribuiscono contenuti.
Altri testi sono stati presentati in anni precedenti, ma molti sono rimasti in sospeso o non hanno ancora iniziato l’esame nelle Commissioni competenti.
Implicazioni economiche e mercati coinvolti
Se approvate, le misure proposte avrebbero ricadute concrete sul mercato digitale italiano: l’obbligo di verifica dell’età e i limiti alla profilazione pubblicitaria potrebbero ridurre i ricavi da adv rivolti ai minori, spingendo editori e piattaforme a rivedere i modelli di monetizzazione. Contestualmente si creerebbe domanda per servizi di verifica identità, soluzioni di parental control e consulenze di compliance, aprendo opportunità per operatori specializzati.
I costi di adeguamento graverebbero soprattutto sui fornitori di servizi digitali di dimensioni medio-piccole e sulle startup italiane che operano nell’ad tech, mentre le grandi piattaforme internazionali potrebbero assorbire più facilmente gli investimenti richiesti per conformarsi alle nuove regole.
Infine, la necessità di coordinamento con le normative europee, come il Digital Services Act e le indicazioni della Commissione UE, rende probabile che il testo finale incorporerà standard tecnici e meccanismi di enforcement transnazionali, con impatti su flussi pubblicitari internazionali e su contratti tra inserzionisti e piattaforme.
Prossime tappe e fattori decisivi
Perché una proposta diventi legge è necessario superare fasi di audizioni, possibili emendamenti e l’accordo tra le due Camere. Fattori decisivi saranno il grado di allineamento con le direttive europee, la definizione di regole tecniche condivise per la verifica dell’età e la disponibilità di risorse per l’implementazione e la vigilanza.
Il ruolo delle autorità indipendenti nazionali e la capacità del legislatore di bilanciare protezione dei minori, tutela della privacy e sostenibilità economica delle misure determineranno l’efficacia reale delle norme che verranno eventualmente approvate.
In sintesi
- Le proposte di legge potrebbero ridisegnare il mercato della pubblicità digitale in Italia, comprimendo le entrate derivanti dalla profilazione dei minori e spingendo gli operatori verso modelli di monetizzazione alternativi.
- Si aprirà uno spazio di mercato per fornitori di servizi di verifica dell’età e soluzioni di parental control; gli investimenti in questi settori potrebbero crescere se la normativa richiederà standard tecnici obbligatori.
- Le PMI e le startup italiane dell’ad tech dovranno valutare costi di adeguamento significativi, mentre le grandi piattaforme internazionali avranno maggiori margini per assorbire gli oneri regolatori, accentuando potenziali disparità competitive.
- Il coordinamento con il quadro regolatorio europeo sarà cruciale: norme nazionali troppo divergenti rischiano di generare incertezza legale e costi di compliance per gli operatori che operano transnazionalmente.