ISTAT pubblica il Rapporto 2026 sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e analizza i progressi dell’Italia verso l’Agenda 2030
- 8 Luglio 2026
- Posted by: Francesca
- Categoria: Economia
L’ISTAT ha presentato la nona edizione del Rapporto sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs), il documento che monitora l’avanzamento dell’Italia rispetto ai traguardi fissati dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Il rapporto offre un quadro aggiornato dell’evoluzione economica, sociale, ambientale e istituzionale del Paese attraverso un ampio sistema di indicatori statistici, contribuendo alla valutazione delle politiche orientate allo sviluppo sostenibile.
L’edizione 2026 accompagna la diffusione di 321 misure statistiche, di cui 301 uniche, collegate a 148 indicatori internazionali definiti dalle Nazioni Unite per il monitoraggio degli SDGs. Contestualmente, l’ISTAT ha aggiornato la propria piattaforma informativa dedicata agli indicatori di sostenibilità, consolidando il sistema di monitoraggio nazionale.
Un quadro complessivamente positivo ma con criticità da affrontare
L’analisi relativa all’ultimo anno evidenzia segnali generalmente favorevoli: circa il 51% delle misure statistiche mostra un miglioramento, mentre oltre un quarto presenta una situazione di stabilità. Le misure in peggioramento rappresentano il 24% del totale.
Le criticità più evidenti riguardano il Goal 16 – Pace, Giustizia e Istituzioni, dove incidono la riduzione della rappresentanza femminile e giovanile in Parlamento e l’aumento dell’affollamento degli istituti penitenziari.
Anche il Goal 4 – Istruzione registra un peggioramento, legato al calo delle competenze degli studenti e alla diminuzione della quota di giovani laureati, mentre il Goal 1 – Povertà Zero evidenzia un deterioramento degli indicatori relativi alla povertà e alla deprivazione.
Tra gli aspetti più positivi emerge invece il Goal 17 – Partnership per gli Obiettivi, che registra miglioramenti in tutte le misure considerate. Progressi significativi interessano anche il Goal 10 – Ridurre le Disuguaglianze, grazie all’attenuazione delle disparità nella distribuzione del reddito, e il Goal 2 – Fame Zero, sostenuto dai miglioramenti nella sostenibilità del settore agricolo.
L’ultimo decennio mostra progressi ma serve un’accelerazione
L’analisi di lungo periodo restituisce un quadro moderatamente favorevole.
Negli ultimi dieci anni il 53,8% delle misure statistiche risulta in miglioramento, mentre l’11,3% evidenzia un peggioramento. Per oltre un terzo degli indicatori, tuttavia, non è possibile individuare una tendenza stabile, segnale di un’evoluzione caratterizzata da fasi alterne che rendono difficile consolidare i progressi nel tempo.
I risultati migliori riguardano i Goal 5 – Parità di Genere, 7 – Energia Pulita e Accessibile, 9 – Imprese, Innovazione e Infrastrutture e 10 – Ridurre le Disuguaglianze.
Persistono invece maggiori difficoltà nei Goal 6 – Acqua Pulita e Servizi Igienico-Sanitari, 11 – Città e Comunità Sostenibili, 12 – Consumo e Produzione Responsabili e 15 – Vita sulla Terra, dove emergono ancora elementi di criticità.
Le differenze territoriali
L’analisi regionale conferma un quadro eterogeneo.
Per gli ambiti legati alle persone e alla prosperità economica permane il tradizionale divario tra Nord e Mezzogiorno, con condizioni generalmente più favorevoli nelle regioni settentrionali.
Nel Goal 1 – Povertà Zero le criticità risultano particolarmente accentuate in Campania e Calabria, mentre Valle d’Aosta si distingue positivamente nel Goal 2 – Fame Zero.
Per gli obiettivi ambientali il quadro appare più articolato: alcuni indicatori relativi ai Goal 14 – Vita Sott’Acqua e 15 – Vita sulla Terra mostrano risultati relativamente migliori nel Mezzogiorno, mentre permangono specifiche criticità nei servizi idrici in Sicilia, nei rischi idrogeologici in Valle d’Aosta e Basilicata e nella presenza di rifiuti marini sulle coste del Lazio.
Anche nell’area della prosperità economica si conferma una maggiore competitività delle regioni del Nord, con Provincia Autonoma di Bolzano, Emilia-Romagna e Valle d’Aosta che registrano livelli inferiori di rischio di povertà e una distribuzione del reddito più equilibrata.
Il confronto con l’Unione Europea
L’ISTAT ha confrontato la posizione dell’Italia con quella della media dell’Unione Europea e delle principali economie europee attraverso un insieme di 82 indicatori elaborati da Eurostat.
Nel 2025 circa il 49% degli indicatori colloca l’Italia al di sotto della media europea, mentre il 34% evidenzia un posizionamento migliore e il restante 17% risulta sostanzialmente allineato.
Rispetto al 2015 emerge comunque un miglioramento: dieci anni fa gli indicatori favorevoli rappresentavano il 28%, mentre quelli meno favorevoli raggiungevano il 54%.
L’Italia ottiene i risultati migliori nel Goal 12 – Consumo e Produzione Responsabili, dove tutti gli indicatori risultano superiori alla media europea. Positivi anche gli andamenti relativi ai Goal 2 – Fame Zero, 5 – Parità di Genere, 7 – Energia Pulita e Accessibile e 16 – Pace, Giustizia e Istituzioni.
Le principali criticità emergono invece nel Goal 15 – Vita sulla Terra, oltre che nei Goal 8 – Lavoro Dignitoso e Crescita Economica, 9 – Imprese, Innovazione e Infrastrutture, 10 – Ridurre le Disuguaglianze, 11 – Città e Comunità Sostenibili e 13 – Lotta al Cambiamento Climatico.
Il Rapporto conferma quindi che, nonostante i progressi registrati, il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 richiederà un’accelerazione delle politiche pubbliche e degli investimenti, rafforzando la capacità del Paese di affrontare le sfide economiche, sociali e ambientali dei prossimi anni.