Vendite online di abbigliamento: Italia virtuosa nei resi, Germania in maglia nera

In media, circa un abito venduto online su tre viene restituito: in alcuni mercati europei il fenomeno arriva a sfiorare il 50%, mentre in Italia il tasso è tra i più bassi, attorno al 14,7%, e la maglia nera spetta alla Germania.

La ricerca

Lo scenario è tracciato dal progetto Returns@Yocabe, ideato dal team Data Science di Yocabe e dal gruppo di ricerca Intelligent Information Mining delle Università degli Studi di Roma UnitelmaSapienza e della Sapienza Università di Roma. Lo studio, coordinato dai docenti Damiano Distante e Stefano Faralli, si propone di analizzare, modellare e prevedere in modo scientifico il fenomeno dei resi sulle piattaforme di e-commerce in cui opera l’azienda.

I vestiti che tornano più indietro

Dalla ricerca emerge che a essere restituiti più frequentemente sono gli indumenti femminili; inoltre la probabilità di ritorno aumenta con il livello di prezzo: i capi di fascia luxury vengono rispediti più spesso rispetto a quelli economici.

Anche quando per il consumatore il costo del reso sembra trasparente, esso incide comunque sui bilanci del venditore, sull’esperienza d’acquisto e sull’impatto ambientale. I costi diretti e indiretti associati ai resi possono andare da un minimo di 4 euro fino a superare i 20 euro per prodotti premium.

La ricerca ha sottolineato:

“Questo significa che il costo reale dei resi può rappresentare il 20–30% del margine operativo di un’azienda.”

Vito Perrone ha dichiarato:

“Ridurre il tasso anche solo del 3–5% genera impatti diretti sulla redditività, senza investimenti in nuovi canali.”

Vito Perrone ha aggiunto:

“Nel fashion online, i resi sono parte strutturale del modello di business. L’obiettivo non è portarli a zero ma portare ogni mercato e ogni categoria verso il proprio benchmark di eccellenza, misurare continuamente e trasformare ogni reso in un’opportunità di apprendimento.”

Costi e conseguenze operative

I costi legati ai resi coinvolgono molteplici attori: i brand sostengono spese di gestione, ricondizionamento e logistica inversa; i marketplace affrontano complessità operative; l’ambiente subisce effetti legati al trasporto e allo smaltimento. Per le aziende italiane, un tasso di reso contenuto può tradursi in un vantaggio competitivo, liberando risorse da destinare a miglioramenti del servizio o a tecnologie predittive.

Dal punto di vista strategico, la riduzione dei resi passa attraverso interventi mirati: affinamento delle descrizioni prodotto, miglioramento delle guide alle taglie, strumenti di prova virtuale e investimenti in analytics per prevedere i comportamenti di restituzione. Parallelamente, la logistica inversa rappresenta un’area di investimento interessante per operatori e fondi specializzati, viste le economie di scala ottenibili con processi più efficienti.

La geografia dei resi

La mappa europea dei resi mostra forti differenze: la Germania risulta al vertice con una quota intorno al 59%, mentre la Italia si colloca all’estremità opposta con un tasso di circa il 14,7%.

Tra il 2022 e il 2025 la media dei mercati analizzati è salita da circa il 34% al 42% (+7,7 punti percentuali). Su 11 mercati considerati, 9 hanno fatto registrare un aumento del return rate, mentre soltanto 2 hanno segnato una lieve diminuzione, segnalando una tendenza generale di crescita del fenomeno.

Implicazioni per il mercato e le policy

Il differenziale tra Paesi suggerisce che politiche commerciali, abitudini d’acquisto e regolazioni nazionali influenzano fortemente il comportamento di restituzione. Per i retailer italiani, il tasso relativamente basso offre margine di manovra per strategie di prezzo e qualità del servizio, ma richiede anche vigilanza su possibili cambiamenti regolatori a livello europeo orientati a maggiore trasparenza e sostenibilità.

Infine, per gli investitori il settore presenta due direttrici principali: tecnologie che riducono l’incertezza d’acquisto (es. fitting virtuale, dati predittivi) e infrastrutture per la logistica inversa, entrambe con potenziale di rendimento in un mercato dove i resi restano una voce rilevante di costo operativo.

In sintesi

  • Il minor tasso di resi in Italia rappresenta un vantaggio operativo per i brand locali, consentendo margini più ampi per investimenti in qualità del servizio e customer experience.
  • L’aumento dei resi in mercati chiave come la Germania crea opportunità di investimento in soluzioni di logistica inversa e tecnologie predittive che possono comprimere i costi unitari di gestione.
  • Riduzioni anche modeste del tasso di reso (3–5%) possono migliorare significativamente la redditività: questa leva rende appetibili progetti di ottimizzazione per operatori e investitori focalizzati sull’efficienza operativa.
  • La crescente attenzione a sostenibilità e trasparenza potrebbe tradursi in regolazioni europee che influenzeranno modelli di pricing, pratiche di reso e requisiti informativi per gli e‑seller.


Author: Tony
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