SBI Crypto chiude il pool di mining che detiene circa il 2% dell’hashrate di Bitcoin
- 3 Luglio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
SBI Crypto ha annunciato la chiusura del proprio mining pool il 31 luglio, imponendo ai miner meno di un mese di tempo per riallocare la potenza di calcolo.
La società ha reso noto che dal giorno indicato il pool non accetterà più shares di mining, ossia le prove di contributo dei singoli minatori. Le shares inviate dopo il termine non saranno considerate ai fini della distribuzione finale dei premi.
Nel comunicato si invita la clientela a continuare a inviare shares fino al cutoff affinché quelle valide siano incluse nel calcolo del pagamento conclusivo. Il pool, si specifica, dovrebbe operare normalmente fino alla data di cessazione.
Dettagli della chiusura
Secondo i dati di Hashrateindex, il pool di SBI Crypto rappresenta circa il 2% della potenza di calcolo complessiva della rete Bitcoin. La società non ha fornito una motivazione ufficiale per la chiusura né ha comunicato valori aggiornati della hashrate del pool.
Il servizio era stato aperto al pubblico nel 2021 e, all’epoca, SBI Group aveva dichiarato che lo avrebbe sostenuto con circa 1,1 EH/s di potenza propria. SBI Group è un conglomerato finanziario di rilievo con sede in Giappone, attivo in più ambiti legati alla finanza e alle tecnologie digitali.
Conseguenze per i miner e per la rete
I miner che utilizzano il pool dovranno rapidamente trovare alternative a cui reindirizzare la propria hashrate. Una migrazione concentrata verso pochi grandi pool può temporaneamente alterare la distribuzione della potenza di calcolo e la frequenza di scoperta dei blocchi, ma l’ecosistema di mining dispone generalmente di capacità di assorbimento su altri pool.
Per i piccoli operatori la ricerca di un nuovo pool comporta decisioni su commissioni, regole di payout e affidabilità operativa. Il breve preavviso riduce la finestra per testare nuove configurazioni e minimizzare le perdite di ricompense nei giorni di transizione.
Possibili motivazioni e contesto
Pur senza una spiegazione ufficiale, la scelta potrebbe riflettere fattori strategici: riallocazione degli investimenti del gruppo, evoluzione dei margini di profitto del mining dopo variazioni del prezzo del Bitcoin o considerazioni normative in Giappone e mercati affini.
Negli ultimi anni diverse istituzioni finanziarie stanno rivedendo l’esposizione diretta alle attività di mining per via dei costi energetici, delle pressioni regolatorie e della volatilità dei ricavi. La chiusura del pool di un operatore legato a un grande gruppo finanziario può essere letta sia come un ridimensionamento tattico sia come una riorganizzazione più ampia delle attività del settore crypto.
Gli operatori e gli investitori dovrebbero monitorare gli spostamenti di hashrate e gli annunci di altri pool per valutare il possibile impatto sui tempi di conferma delle transazioni, sui costi di mining e sulle dinamiche dei premi, elementi che influenzano anche la redditività degli investimenti in infrastrutture di mining.
In sintesi
- La chiusura del pool di SBI Crypto riduce temporaneamente la capacità disponibile per il mining di Bitcoin, creando opportunità di riallocazione della domanda verso altri operatori e possibili variazioni nei premi di breve periodo.
- Per gli investitori in infrastrutture di mining la situazione evidenzia il rischio di dipendenza da partner centralizzati e sottolinea l’importanza di strategie flessibili per la gestione della hashrate.
- Dal punto di vista del mercato italiano, la mossa riflette una più ampia tendenza di ridimensionamento o ristrutturazione da parte di grandi gruppi finanziari nel settore crypto, con implicazioni per la domanda di servizi correlati e per le valutazioni del settore.
- Gli operatori tecnicamente preparati potrebbero trarre vantaggio temporaneo dall’aumento della quota di mercato disponibile, mentre i piccoli miner rischiano diminuzioni di reddito se non riescono a ottimizzare rapidamente la migrazione verso pool alternativi.