Jefferies snobba il calo mentre Open USD infiamma la corsa alle stablecoin

Negli ultimi giorni è tornato il dibattito sulla fattibilità delle stablecoin promosse da grandi consorzi di imprese. Alcuni osservatori sottolineano come la partecipazione di molteplici attori di peso possa rafforzare credibilità e adozione, mentre altri mettono in guardia sui limiti strutturali di un modello che richiede allineamento stretto tra concorrenti con interessi differenti.

Un analista indipendente ha scritto:

“Gruppi numerosi di grandi aziende coordinano male, hanno incentivi disallineati, procedono lentamente e difficilmente creano lo spazio per una vera innovazione durevole.”

La prova per il modello consortile

Lorenzo Valente, direttore della ricerca sugli asset digitali presso ARK Invest, ha espresso scetticismo verso l’approccio consortile applicato alle stablecoin, ricordando iniziative passate che non hanno raggiunto la scala attesa.

Lorenzo Valente ha scritto:

“Ogni anno emerge un’iniziativa in stile consorzio intorno a una stablecoin. Pur considerando il potenziale dei partecipanti, resto fortemente scettico sul fatto che una di queste iniziative possa raggiungere la dimensione necessaria.”

Nel ricordare progetti come quello di Meta e la sua Diem, oppure la rete proposta da Paxos denominata Global Dollar Network, Valente ha sottolineato come la storia recente del settore offra numerosi esempi di partenariati ambiziosi che non hanno ottenuto risultati pienamente operativi.

Un nodo critico indicato riguarda la complessità di coordinare oltre 140 partecipanti, molti dei quali sono concorrenti diretti. Secondo Valente, il processo decisionale in un tale contesto rischia di diventare estremamente lento e frammentato.

Lorenzo Valente ha aggiunto:

“Un consorzio composto da centinaia di rivali non ha precedenti di funzionamento efficace. Il ritmo decisionale tra concorrenti sarà glaciale.”

Governance, responsabilità e paragoni con le DAO

Valente ha inoltre paragonato il modello consortile ad alcune difficoltà già emerse nelle organizzazioni autonome decentralizzate (DAO), dove una governance distribuita ha talvolta ostacolato decisioni rapide e responsabilità chiare.

Lorenzo Valente ha osservato:

“‘Di proprietà di tutti’ quasi sempre significa ‘responsabile verso nessuno’.”

Per questo motivo, secondo il manager di ARK Invest, è spesso più efficiente puntare su alcuni operatori in grado di prendere decisioni e implementare soluzioni in modo rapido, piuttosto che su comitati che devono chiedere permessi a centinaia di soggetti.

Lorenzo Valente ha detto:

“Scommetterei su due operatori che possono agire unilateralmente piuttosto che su un comitato che deve chiedere il permesso a centinaia di rivali.”

Pressioni regolamentari e vantaggio competitivo degli operatori consolidati

Un altro elemento di incertezza evidenziato è la capacità del consorzio di mantenere coesione sotto pressione normativa. Aziende come Circle e Tether hanno investito anni per costruire infrastrutture regolamentari e ottenere licenze, creando barriere che possono favorire operatori singoli rispetto a iniziative collettive mal governate.

Valente ha messo in rilievo che, se le condizioni normative si fanno più complesse, un progetto consortile potrebbe trovarsi in difficoltà nell’allineare rapidamente posizioni e adeguamenti richiesti, mentre entità con strutture regolatorie ben definite potrebbero rispondere in modo più deciso.

Dal punto di vista operativo, la governance, la compliance e la capacità di esecuzione risultano quindi fattori discriminanti. L’adozione su larga scala di una stablecoin dipenderà non soltanto dalla qualità tecnica della soluzione, ma anche dalla chiarezza delle responsabilità e dalla prontezza nell’ottenere approvazioni normative.

Implicazioni per il mercato e per gli investitori

Per gli operatori finanziari e le imprese tecnologiche italiane ed europee, l’evoluzione di questo dibattito è rilevante: una stablecoin diffusa potrebbe snellire pagamenti transfrontalieri e ridurre i costi di riconciliazione, ma richiederà standard di interoperabilità e governance condivisi.

Gli investitori istituzionali e retail dovrebbero valutare tre elementi chiave prima di esporsi: la solidità regolamentare degli emittenti o degli operatori coinvolti, la struttura di governance e la capacità di reazione in caso di crisi normativa. Le società con licenze consolidate e processi decisionali chiari potrebbero offrire profili di rischio più contenuti rispetto a partecipanti legati a iniziative larghe e poco coese.

In definitiva, il modello consortile può portare vantaggi in termini di inclusività e diffusione iniziale, ma presenta criticità che potrebbero rallentare l’adozione su larga scala e aumentare il rischio operativo e regolamentare.

In sintesi

  • Un modello consortile per le stablecoin può favorire la legittimazione di mercato, ma la complessità decisionale riduce la probabilità di implementazione rapida e uniforme.
  • Gli operatori con infrastrutture regolamentari consolidate (Circle, Tether e simili) mantengono un vantaggio competitivo in termini di velocità di esecuzione e resilienza normativa.
  • Per gli investitori italiani è cruciale valutare governance, licenze e capacità operative: questi elementi influenzano direttamente la rischiosità e la probabilità di successo commerciale di una stablecoin.


Author: Tony
Redazione Finanza Flash. Notizie di finanza, mercati, borsa e macroeconomia in tempo reale. Aggiornamenti su investimenti, banche, BCE ed economia italiana.