Fismo Confesercenti lancia l’allarme: oltre un italiano su tre acquista prima dei saldi estivi
- 1 Luglio 2026
- Posted by: Francesca
- Categoria: Economia
I saldi estivi 2026 sono ormai alle porte e prenderanno ufficialmente il via da sabato 4 luglio nella quasi totalità delle regioni italiane. Tuttavia, secondo una rilevazione realizzata da Ipsos per Fismo Confesercenti, una parte consistente dei consumatori ha già iniziato a fare acquisti approfittando di promozioni anticipate, un fenomeno che continua a modificare profondamente le dinamiche del commercio al dettaglio e che, secondo la Federazione, rende sempre più necessario un ripensamento dell’attuale sistema delle vendite promozionali.
L’indagine evidenzia come il 36% degli italiani abbia già acquistato prodotti scontati prima dell’avvio ufficiale dei saldi, confermando una tendenza ormai consolidata che riduce l’efficacia del calendario tradizionale delle vendite stagionali.
Le promozioni anticipate cambiano le abitudini di acquisto
L’analisi realizzata da Ipsos mostra che il fenomeno delle promozioni anticipate è particolarmente diffuso nel Mezzogiorno, dove la quota di chi ha già effettuato acquisti in saldo raggiunge il 42%, contro il 33% del Nord e il 32% del Centro Italia.
Nel dettaglio geografico, il dato più elevato si registra nel Sud e nelle Isole, con il 42%, seguito dal Nord-Est con il 40%, mentre il Nord-Ovest si ferma al 28%.
Anche dal punto di vista anagrafico emergono differenze significative. Quasi un giovane su due tra gli under 35 ha già approfittato delle offerte anticipate, con una quota pari al 48%, mentre tra gli over 35 la percentuale scende al 31%. Più contenuta la differenza tra uomini e donne, con il 38% degli uomini che dichiara di aver acquistato prima dell’avvio ufficiale dei saldi rispetto al 35% delle donne.
Il settore moda continua ad affrontare una fase complessa
Per Fismo Confesercenti, il ricorso sempre più frequente alle promozioni anticipate rappresenta uno degli elementi che contribuiscono a mettere sotto pressione il commercio tradizionale, già alle prese con una trasformazione strutturale del mercato.
Dal 2019 al 2025 hanno infatti chiuso oltre 18.000 negozi specializzati nella vendita di abbigliamento e calzature, con una riduzione del 13,5% della rete commerciale e la perdita di circa 17.000 posti di lavoro.
Parallelamente è diminuita anche l’incidenza della spesa delle famiglie destinata alla moda e alle calzature, passata dal 7% al 3,7% dei consumi complessivi. Una dinamica che testimonia il cambiamento delle priorità di spesa dei consumatori e le difficoltà che il comparto continua ad affrontare.
Il ruolo dei negozi indipendenti
Nonostante le difficoltà, i negozi indipendenti rappresentano ancora circa la metà dei punti vendita presenti sul territorio nazionale. Il loro peso sul mercato si è però progressivamente ridotto, attestandosi oggi tra il 20% e il 25%, mentre negli anni Ottanta superava il 75%.
Secondo Fismo Confesercenti, questi dati confermano la necessità di riflettere sull’evoluzione delle modalità di vendita e sul crescente ricorso alle promozioni distribuite durante tutto l’anno, fenomeni che rischiano di ridurre ulteriormente il valore commerciale dei saldi tradizionali e di penalizzare soprattutto gli operatori indipendenti del settore moda.