Il selloff di Circle (CRCL) potrebbe essere un’esagerazione, ma Open USD è alla prova dell’adozione
- 1 Luglio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Lau ha dichiarato:
“Ritengo che la vendita del 16% delle azioni di Circle sia stata una reazione eccessiva.”
Il riferimento è alla forte contrazione subita da Circle dopo l’annuncio di un nuovo progetto di stablecoin basato su un consorzio, denominato Open Standard. Alcuni osservatori ritengono che il mercato abbia reagito con troppo nervosismo, mentre altri sottolineano che permangono molte incognite operative e di adozione.
Lau ha aggiunto:
“Un elemento interessante da considerare è il modello del Global Dollar Network di Paxos, che divide i redditi delle riserve con i partner ma non è riuscito finora a conquistare una quota di mercato rilevante.”
Il confronto è fatto con stablecoin già affermate: le stime del mercato indicano che l’offerta di USDG è cresciuta fino a circa 3 miliardi di dollari dalla sua introduzione, molto distante dalle dimensioni delle principali stablecoin come USDC e USDT, che superano rispettivamente i 70 e i 140 miliardi di dollari.
Lau ha spiegato:
“La questione cruciale è come OUSD riuscirà a convincere consumatori e utilizzatori finali ad adottarla. Non lo sapremo fino al lancio completo, quando sarà possibile valutare capitalizzazione e utilizzo.”
Hadick ha avvertito:
“I consorzi industriali sono complessi e tendono a sfaldarsi facilmente: gli incentivi sono ampi e spesso disallineati.”
Secondo Hadick, quindi, pur essendo comprensibile la reazione del mercato nei confronti delle azioni di Circle, il percorso per Open Standard non sarà semplice né lineare e raggiungere una scala significativa potrebbe risultare più difficile del previsto.
Oltre ai commenti critici, alcuni analisti osservano che il progetto presenta elementi positivi: Noelle Acheson ha commentato che Open Standard ha messo insieme un elenco notevole di partner e che la guida di Zach Abrams, cofondatore di Bridge, rappresenta un punto a favore in termini di competenza e rete di relazioni.
Permangono però domande chiave non ancora chiarite: come verranno strutturate le riserve, quale grado di trasparenza sarà garantito, in che modo gli incentivi verranno ripartiti tra i partecipanti e quali saranno i meccanismi di integrazione con mercati, piattaforme di scambio e circuiti di pagamento.
Dal punto di vista regolamentare, l’entrata in scena di stablecoin gestite da consorzi solleva questioni rilevanti per le autorità europee e italiane: supervisioni, requisiti di capitale e standard di tutela degli utenti potranno influenzare tempi e modalità di diffusione. La fiducia degli utenti e la trasparenza delle riserve restano fattori decisivi per l’adozione su larga scala.
Per gli investitori istituzionali e retail in Italia, la comparsa di nuove stablecoin significa nuove opportunità ma anche rischi aggiuntivi. La diversificazione delle riserve, la capacità di integrazione nei portafogli e il rispetto delle normative europee saranno elementi valutativi centrali per decidere l’esposizione.
In definitiva, il dibattito mostra come il mercato delle stablecoin sia ancora in fase evolutiva: modelli alternativi di governance e distribuzione dei proventi esistono, ma la prova definitiva sarà l’adozione concreta da parte degli utenti e la sostenibilità operativa nel tempo.
In sintesi
- La reazione del mercato ai progetti di stablecoin consortili può generare forte volatilità nelle azioni delle aziende coinvolte; gli investitori italiani dovrebbero guardare oltre l’effetto immediato e valutare l’adozione effettiva.
- I modelli che condividono i ricavi delle riserve con i partner presentano vantaggi distributivi ma impongono complessità operative e rischi di governance che possono rallentare la scalabilità.
- La regolamentazione europea e le politiche di trasparenza sulle riserve saranno fattori determinanti per l’integrazione di queste stablecoin nei servizi finanziari e nei portafogli nazionali.