ING: Carsten Brzeski mette in guardia sull’impatto economico delle ondate di calore in Europa
- 30 Giugno 2026
- Posted by: Francesca
- Categoria: Economia
Le sempre più frequenti ondate di calore stanno assumendo un ruolo che va oltre l’emergenza climatica, trasformandosi in un fattore capace di incidere direttamente sulla crescita economica europea. È questa l’analisi di Carsten Brzeski, Global Head of Macro di ING, che sottolinea come gli eventi climatici estremi rappresentino ormai una vera e propria variabile macroeconomica, con effetti su produttività, inflazione, infrastrutture e catene di approvvigionamento.
Secondo l’esperto, le temperature record registrate in numerosi Paesi europei dimostrano come fenomeni un tempo considerati eccezionali stiano diventando sempre più frequenti, imponendo a governi e imprese la necessità di rafforzare le strategie di adattamento.
Le ondate di calore mettono sotto pressione economia e infrastrutture
L’ultima ondata di caldo ha interessato diversi Paesi europei, tra cui Francia, Regno Unito, Svizzera e Germania, causando disagi diffusi.
Le temperature eccezionali hanno provocato la chiusura di scuole, l’annullamento di eventi pubblici, difficoltà nei trasporti ferroviari, problemi agli impianti di raffreddamento di alcune strutture ospedaliere e numerosi incendi. In Francia, inoltre, due reattori nucleari sono stati temporaneamente fermati a causa della ridotta disponibilità di acqua necessaria ai sistemi di raffreddamento.
Secondo ING, questi eventi dimostrano come il cambiamento climatico non rappresenti più soltanto una questione ambientale, ma abbia ricadute sempre più rilevanti sulla continuità operativa delle infrastrutture e sull’attività economica.
Il commento di Carsten Brzeski
Per Carsten Brzeski, le ondate di calore stanno modificando profondamente il modo in cui viene valutato il rischio economico.
“Per anni, le ondate di calore sono state trattate come le grandinate: un costo spiacevole ma temporaneo, il cui impatto si distribuisce nel corso di un ciclo economico. Questa impostazione sta diventando obsoleta”, osserva il Global Head of Macro di ING.
Secondo Brzeski, studi recenti stimano che le sole perdite di produttività del lavoro abbiano comportato una riduzione della produzione europea compresa tra lo 0,3% e lo 0,5%, con effetti superiori all’1% nelle aree maggiormente esposte. A questi impatti si aggiungono i maggiori costi energetici per il raffrescamento, le spese sanitarie, gli interventi sulle infrastrutture e le conseguenze su agricoltura, trasporti e turismo.
Produttività, inflazione e supply chain tra le principali criticità
L’analisi richiama anche studi della Banca Centrale Europea e di istituti di ricerca europei, secondo i quali gli eventi climatici estremi potrebbero incidere in misura crescente sull’economia del continente.
Tra le conseguenze individuate figurano la diminuzione della produttività del lavoro, l’interruzione delle catene di approvvigionamento, la riduzione dei flussi turistici e un incremento dell’inflazione alimentare, favorito dagli effetti della siccità sulla produzione agricola.
Particolare attenzione viene riservata anche alla Germania, considerata tra le economie europee maggiormente esposte ai danni economici derivanti dal caldo estremo. Nonostante il clima storicamente più temperato rispetto all’Europa meridionale, infrastrutture, patrimonio edilizio e comparti come edilizia e logistica risultano meno preparati ad affrontare temperature elevate.
Il clima come nuova variabile macroeconomica
Secondo ING, il recente calo dei prezzi dell’energia potrebbe offrire un temporaneo sollievo a famiglie e imprese, ma le ondate di calore continuano a rappresentare un importante fattore di rischio per la crescita economica europea.
Le criticità riguardano la navigabilità dei principali corsi d’acqua, la tenuta delle infrastrutture di trasporto, la continuità delle forniture e la capacità produttiva di numerosi settori industriali.
Per Carsten Brzeski, il cambiamento più significativo riguarda proprio il modo in cui questi fenomeni devono essere interpretati.
“La scomoda verità è che le ondate di calore sono passate silenziosamente da evento meteorologico a variabile macroeconomica. Il termometro, a quanto pare, è diventato un leading indicator”, conclude l’economista.