Data center: tre richieste sfidano i paletti regionali in Lombardia
- 30 Giugno 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Fatta la legge, trovato l’inganno: una norma nazionale autorizza di fatto a eludere le prescrizioni introdotte dalla Regione Lombardia sul tema dei data center, creando un conflitto tra livelli istituzionali e aprendo la strada a interventi che i territori avevano tentato di limitare.
Contesto normativo
La recente deliberazione regionale in Lombardia mirava a disincentivare la localizzazione dei data center in aree rurali e nei parchi, prevedendo un aumento fino al 200% dei canoni di costruzione e demandando ai Comuni la valutazione di eventuali varianti urbanistiche. L’intento era contenere il consumo di suolo e tutelare sistemi naturali e agricoli.
Tuttavia, il decreto Bollette introduce una deroga potente: prevede la possibilità di dichiarare un’opera di interesse nazionale, consentendo al governo di autorizzare direttamente progetti strategici senza che sia necessaria la modifica degli strumenti urbanistici regionali o comunali. In pratica, per le imprese questo rappresenterebbe una corsia preferenziale che semplifica iter e tempistiche.
I progetti sul territorio
Sfruttando la norma nazionale, sono già in istruttoria almeno tre progetti significativi in provincia di Milano. A Magenta, sull’area nota come ex Novaceta, è in valutazione un campus con una potenza dichiarata di circa 240 megawatt. A Peschiera Borromeo, nella zona di San Bovio, il progetto di Microsoft sull’area ex Postalmarket è tra quelli che hanno avanzato richiesta; la documentazione progettuale segnala, tra le scelte tecniche, l’esclusione del prelievo dalla falda potabile per il raffreddamento. Infine, a Bollate è pendente un altro intervento che ha avuto un iter complesso: il ricorso presentato da Legambiente contro gli atti comunali di assenso è stato ritirato dopo un accordo che prevede misure compensative, quali la realizzazione di un corridoio ecologico e l’ampliamento del Parco delle Groane.
Secondo la disciplina introdotta dal decreto, i progetti dichiarati di preminente interesse strategico nazionale comportano che l’autorizzazione governativa sostituisca gli altri provvedimenti necessari, producendo l’effetto di variante agli strumenti urbanistici e fungendo da dichiarazione di pubblica utilità.
Conseguenze per amministrazioni locali e pianificazione
La norma mette in tensione il principio di sussidiarietà territoriale: la possibilità di bypassare la pianificazione comunale e regionale riduce la capacità degli enti locali di governare trasformazioni che incidono su paesaggio, mobilità e servizi idrici. Per i grandi operatori la monetizzazione degli oneri può risultare un prezzo accettabile in cambio della certezza e rapidità autorizzativa, mentre per i territori si riduce la leva negoziale e la possibilità di richiedere compensazioni ambientali o sociali maggiori.
Dal punto di vista procedurale, la dichiarazione di interesse nazionale produce effetti immediati: sovrascrive piani e vincoli e accelera l’avvio dei cantieri, con impatti diretti sulla tempistica degli investimenti e sulla distribuzione dei benefici economici e fiscali sul territorio.
Impatto ambientale e infrastrutturale
I data center sono strutture ad alta intensità energetica e idrica. Anche quando i progetti escludono il prelievo dalla falda potabile, come nel caso documentato per l’area di Peschiera Borromeo, restano questioni rilevanti relative alla domanda di elettricità sulle reti locali, alla gestione dei sistemi di raffreddamento e allo smaltimento del calore. L’ampliamento di corsie infrastrutturali e la potenziale pressione su servizi locali richiedono valutazioni di lungo periodo che rischiano di essere marginalizzate da autorizzazioni accelerate.
Inoltre, la presenza di grandi campus informatici può modificare dinamiche occupazionali e dei prezzi immobiliari locali, generando effetti sia positivi (nuovi posti di lavoro altamente qualificati, investimenti in reti e servizi) sia criticità (aumento dei costi insediativi, pressione su infrastrutture pubbliche). La capacità di negoziare compensazioni ambientali adeguate diventa quindi cruciale per mitigare impatti negativi.
Bilanciamento tra attrattività degli investimenti e governo del territorio
Dal punto di vista degli investitori, la semplificazione autorizzativa aumenta l’attrattività dell’Italia come destinazione per infrastrutture digitali su larga scala. Per gli amministratori locali, però, la sfida è preservare gli interessi collettivi: protezione degli ecosistemi, tutela delle risorse idriche, uso del suolo e coesione sociale. Serviranno regole più chiare a livello nazionale e meccanismi di consultazione vincolanti per i territori, se si vorrà evitare che la competizione per attrarre investimenti si traduca in un indebolimento delle garanzie ambientali e urbanistiche.
Infine, la vicenda evidenzia la necessità di una strategia nazionale coerente sui data center: pianificazione energetica, regole per il riuso di risorse idriche non potabili, criteri di localizzazione preferenziale e un quadro di compensazioni che riconosca il valore dei servizi ecosistemici persi o compromessi.
In sintesi
- La deroga introdotta dal decreto Bollette aumenta l’attrattività per grandi investitori ma indebolisce il ruolo decisionale di Comuni e Regioni nella tutela del territorio.
- Per il mercato, la semplificazione autorizzativa può accelerare i flussi di capitale verso infrastrutture digitali, modificando la domanda di elettricità e servizi locali; gli investitori dovranno però gestire rischi reputazionali e di sostenibilità.
- Gli enti locali dovrebbero negoziare condizioni di compensazione e garanzie ambientali vincolanti per trasformare gli investimenti in opportunità sostenibili, evitando oneri sociali e infrastrutturali non coperti.
- Una strategia nazionale integrata su energia, acqua e uso del suolo è necessaria per conciliare sviluppo digitale e tutela ambientale, proteggendo risorse strategiche per il tessuto produttivo italiano.