Basilicata pronta ad accogliere e includere, aperta all’innovazione

Un piano quinquennale per la tenuta e lo sviluppo del sistema industriale lucano per il periodo 2026-2030 è stato proposto da Francesco D’Alema, neo presidente di Confindustria Basilicata, in occasione del suo insediamento durante l’assemblea pubblica «Basilicata al centro del futuro. Investire, restare e crescere», tenutasi al Park Hotel di Potenza, alla quale ha partecipato anche Emanuele Orsini, presidente di Confindustria.

Francesco D’Alema ha dichiarato:

“È il tempo della responsabilità e delle scelte coraggiose, con la volontà di ritrovare il coraggio di ridefinire il modello di sviluppo.”

Nel suo intervento D’Alema ha illustrato una visione articolata per la regione, che non si limiti a un semplice programma ma persegua l’obiettivo di una Basilicata inclusiva, attrattiva per investimenti esterni e interni e capace di favorire contaminazioni tra settori, competenze e ricerca. Ha insistito sulla collaborazione fra imprese, istituzioni e mondo accademico come elemento chiave per mettere in discussione modelli consolidati e promuovere innovazione.

Situazione economica e lettura dei dati

Nel tracciare il quadro economico regionale, D’Alema ha richiamato l’attenzione sui segnali di rallentamento che interessano l’intero Mezzogiorno e in particolare la Basilicata, citando dati recenti che evidenziano una crescita insufficiente rispetto al resto del Paese.

Francesco D’Alema ha affermato:

“Anche il Mezzogiorno frena la sua corsa rispetto alle dinamiche virtuose degli ultimi anni, rallentandone il consolidamento. In questo quadro di complessità, la Basilicata vive una condizione di estrema fragilità.”

Riferendosi al recente rapporto della Banca d’Italia, D’Alema ha riportato che la regione chiuderà il 2025 con una variazione negativa del PIL (-0,2%), dopo anni di ritardi rispetto sia alla crescita nazionale sia al resto del Sud. Tra il 2019 e il 2023 il valore aggiunto regionale sarebbe cresciuto soltanto del 2,5% contro il 5,9% della media nazionale e il 7,8% delle altre regioni meridionali; la provincia di Potenza cresce del 1,4% mentre la provincia di Matera registra un incremento del 5,1%.

Demografia, infrastrutture e competitività

D’Alema ha evidenziato la forte contrazione demografica, con una perdita della popolazione residente pari al 5,16% dal 2019, definendo la situazione come un “triste record di denatalità” e indicando nella competitività il nodo centrale da affrontare.

Francesco D’Alema ha aggiunto:

“Siamo la regione italiana con il più basso indice di accessibilità infrastrutturale. Nessuna autostrada completa attraversa il territorio regionale; la rete ferroviaria è sostanzialmente secondaria eccetto il corridoio Potenza – Metaponto; non abbiamo aeroporti.”

Nonostante questi limiti infrastrutturali, D’Alema ha ricordato che la Basilicata ospita eccellenze riconosciute a livello internazionale in settori quali l’energia, la manifattura avanzata, la chimica, il turismo di qualità e l’agroindustria, sottolineando la necessità di consolidare e potenziare queste basi produttive.

Tra le priorità indicate dal neo presidente vi è la richiesta a chi esercita responsabilità politiche di ascoltare il mondo produttivo e di orientare la spesa pubblica verso investimenti capaci di generare sviluppo, occupazione e maggiore competitività, superando forme di assistenzialismo ritenute improduttive.

Intervento di Emanuele Orsini e la questione dell’industria

Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, ha richiamato l’urgenza di creare condizioni perché le imprese regionali siano competitive e per fermare la fuga dei giovani laureati all’estero, fenomeno che ha visto quasi centomila laureati lasciare l’Italia tra il 2020 e il 2024.

Emanuele Orsini ha dichiarato:

“L’obiettivo deve essere rimettere al centro il merito. Dobbiamo creare le condizioni affinché le nuove generazioni non siano costrette ad emigrare.”

Nel delineare il ruolo della filiera automotive per la regione, Orsini ha fatto riferimento allo stabilimento Stellantis di Melfi come a un pilastro industriale e ha denunciato come scelte normative di portata nazionale ed europea abbiano in passato indebolito capacità tecnologiche locali, richiamando l’importanza di politiche industriali mirate a riattivare catene del valore in Europa.

Emanuele Orsini ha affermato:

“La via per industrializzare l’Europa è quella giusta; non possiamo cedere la nostra industria di base a soggetti esterni che compromettono la sovranità tecnologica.”

Energia: costi, mercato e governance regionale

Sui costi energetici, tema che incide in modo rilevante sui costi industriali, Orsini ha sottolineato la necessità di un mercato energetico europeo più integrato e di scelte nazionali e regionali in grado di sostenere un mix energetico coerente con le esigenze industriali.

Emanuele Orsini ha dichiarato:

“L’energia è il primo costo industriale per molti prodotti. L’Europa deve costruire un mercato unico dell’energia, ma l’Italia deve anche rivedere la governance delle concessioni per le rinnovabili e le Regioni devono fare i propri compiti per spingere verso un mix che garantisca sicurezza e competitività.”

Orsini ha citato la necessità di una gestione più efficiente delle oltre quattromila concessioni per le energie rinnovabili in Italia e ha sollecitato un coordinamento fra Stato e Regioni per evitare incertezze regolatorie che scoraggiano gli investimenti nel settore.

Implicazioni e prospettive politiche

Il documento presentato da Confindustria Basilicata non è soltanto una lista di interventi tecnici: rappresenta un appello alla politica per riorientare le scelte di spesa pubblica verso investimenti strategici e per definire strumenti di politica industriale che attraggano capitali privati e internazionali. Per gli operatori economici e per gli investitori questo significa che l’attenzione locale è concentrata su infrastrutture, formazione, transizione energetica e semplificazione normativa.

Per sostenere questi obiettivi, risorse provenienti dal PNRR e dai fondi strutturali dell’Unione Europea possono essere cruciali, ma è necessario che progetti e concessioni siano governati in modo chiaro per trasformare le risorse disponibili in capacità produttiva e occupazione stabile.

Dal punto di vista degli investimenti privati, la presenza di imprese di rilievo come Stellantis sul territorio e la concentrazione di competenze in settori strategici possono rappresentare leve attrattive, a condizione che vengano ridotti i rischi legati alle infrastrutture logistiche, alla disponibilità di energia competitiva e alla fuga dei talenti.

Azioni richieste e piano operativo

Nel corso dell’assemblea sono state indicate alcune direttrici operative: priorità agli investimenti nelle reti di trasporto e nella connettività digitale, politiche attive per il lavoro e per la formazione tecnica, semplificazione amministrativa per l’attrazione degli investimenti e revisione del quadro regolatorio sulle concessioni energetiche. Tali misure puntano a ridurre il gap infrastrutturale e a rafforzare la capacità di competere sui mercati internazionali.

Il ruolo delle istituzioni regionali e nazionali sarà determinante per tradurre la visione in progetti concreti: governance, tempi certi per le autorizzazioni e strumenti fiscali mirati sono elementi che le imprese richiedono per pianificare investimenti a medio-lungo termine.

In sintesi

  • La proposta di Confindustria Basilicata mette al centro la necessità di investimenti strutturali: per i mercati locali ciò significa che settori come l’energia e la manifattura potrebbero beneficiare di nuove commesse se verranno garantite regole e infrastrutture stabili.
  • La fuga dei laureati e la debolezza infrastrutturale rappresentano fattori di rischio per gli investitori; politiche che stimolino la formazione tecnica e migliorino la logistica possono incrementare l’attrattività del territorio per capitali nazionali e internazionali.
  • Una governance chiara sulle concessioni per le rinnovabili e una strategia energetica coerente con il mercato unico europeo sono condizioni essenziali per abbassare i costi industriali e rafforzare la competitività delle imprese lucane.
  • Per gli investitori istituzionali e privati, la combinazione di potenziali incentivi pubblici (nazionali ed europei) e presenza di filiere strategiche come l’automotive rende la regione un mercato da monitorare, a patto che le incertezze regolatorie diminuiscano.


Author: Tony
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