Negozi di vicinato: persi l’11% in dieci anni, il Centro-Nord soffre di più
- 25 Giugno 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Il turismo continua a esercitare un doppio effetto sul tessuto economico locale: in alcuni contesti rappresenta una criticità, in altri diventa una leva fondamentale per la prosperità.
«Nei casi di overtourism delle grandi città si ha un effetto negativo, perché l’afflusso turistico troppo elevato tende a espellere residenti e negozi locali. Ma nei casi di undertourism, ovvero quando si rimane sotto la soglia di affollamento sostenibile (quindi nella grande maggioranza delle località italiane), il turismo genera prosperità, sostiene la presenza delle attività garantendo il reddito dei residenti».
All’origine di questi esiti vi sono fattori demografici e logistici: popolazioni più anziane e aree difficili da raggiungere contribuiscono a preservare le reti commerciali locali composte da piccoli esercizi familiari. In contesti dove la mobilità è limitata e la domanda quotidiana resta locale, il commercio di vicinato mantiene una funzione sociale ed economica rilevante.
Una ricerca pubblicata a febbraio 2026 da Agata Maria Madia Carucci, Valeria Marzocca e Roberto Antonello Palumbo per Istat, insieme a Annamaria Fiore per Arti Puglia, aveva evidenziato come, nel periodo 2014-2022, molte aree interne — spesso considerate più a rischio di spopolamento — abbiano dimostrato una maggiore capacità di conservare il tessuto commerciale rispetto ad attese convenzionali.
Occupazione e dinamiche settoriali
I dati di scenario elaborati da Nomisma segnano una crescita media nazionale degli addetti del commercio locale pari al 21,2% nell’ultimo decennio. Questo aumento può apparire in contrasto con la perdita di alcune tipologie di negozi, ma si spiega con la diffusione di settori che richiedono intensivamente forza lavoro.
I comparti che hanno sostenuto maggiormente l’occupazione sono ristorazione, salute e cura della persona e articoli per l’edilizia, settori che, nelle rilevazioni tra il 2015 e il 2025, non mostrano contrazioni significative. La pressione occupazionale è tale che in nessuna provincia italiana si registra un calo di dipendenti: alcune province mettono in mostra aumenti molto elevati, come il 37,2% di incremento a Matera, il 36,8% a Sassari e il 35,9% a Siracusa.
Nel complesso, il commercio locale in Italia comprende circa 1,196 milioni di unità locali e quasi 2,85 milioni di addetti. Questi valori rappresentano rispettivamente il 18,7% delle unità e il 14,4% degli addetti sul totale delle attività economiche presenti sul territorio nazionale. delle 1,196 milioni di unità locali, i negozi di vicinato costituiscono approssimativamente i due terzi (circa 760mila), mentre la ristorazione conta circa 436mila unità ma impiega un numero superiore di addetti.
La ristorazione impiega infatti circa 1,5 milioni di addetti, contro gli 1,35 milioni del commercio tradizionale. L’evoluzione dei singoli comparti è tutt’altro che omogenea: tra il 2015 e il 2025 la ristorazione è cresciuta del 26,2%, mentre salute e cura della persona è rimasta sostanzialmente stabile (+0,4%) ed articoli per l’edilizia ha registrato una lieve flessione (-2,3%).
Al contrario, settori come cultura e svago, tessile, abbigliamento e accessori, ferramenta e gioiellerie hanno subito contrazioni rilevanti: -28% per cultura e svago, -21,4% per il tessile e l’abbigliamento, -17,8% per ferramenta e -15,4% per le gioiellerie, riflettendo cambiamenti nella domanda, nella concorrenza online e nelle abitudini di consumo.
Implicazioni per le politiche locali e gli investimenti
Questi andamenti suggeriscono la necessità di politiche locali differenziate: nelle aree con forte vocazione turistica occorrono strategie per gestire i picchi di afflusso e proteggere la residenza temporanea degli esercizi commerciali; nelle aree interne va invece valorizzata la resilienza delle reti locali con servizi di supporto logistico e incentivi alla digitalizzazione.
Per gli investitori, il quadro presenta segnali chiari: la domanda di lavoro nei servizi alla persona e nella ristorazione indica opportunità in capitale umano e formazione; i comparti in contrazione richiedono strategie di riposizionamento, innovazione digitale o specializzazione di nicchia per recuperare margini.
Infine, la distribuzione territoriale delle performance sottolinea come politiche di coesione territoriale, infrastrutture di mobilità e accesso a servizi finanziari per le microimprese possano condurre a risultati concreti nel mantenimento e nello sviluppo del commercio locale.
In sintesi
- La crescita occupazionale nel commercio locale crea opportunità per investimenti in formazione e capitale umano, specialmente nei settori della ristorazione e dei servizi alla persona.
- Per gli investitori immobiliari e retail, le aree interne e i centri minori presentano potenzialità di valorizzazione attraverso progetti di rigenerazione e servizi logistici che sostengano il commercio di vicinato.
- La polarizzazione settoriale impone scelte strategiche: puntare su digitalizzazione e differenziazione di prodotto per i comparti in contrazione; rafforzare infrastrutture e promozione territoriale dove il turismo può ancora generare valore sostenibile.