Tef: 130 milioni in 15 mesi, la scienza che diventa impresa

Luca de Angelis ha dichiarato:

“Un progetto aperto, una piattaforma che converta sistematicamente la scienza in azienda.”

La Tech Europe Foundation (Tef) nasce con l’obiettivo di colmare un divario che da tempo separa l’Europa e l’Italia dalle grandi potenze tecnologiche, un gap che si è accentuato con l’accelerazione della intelligenza artificiale e delle tecnologie deep tech.

Luca de Angelis ha spiegato:

“Oggi le più grandi società globali sono sempre di più aziende ad alto contenuto di ricerca: si pensi alle Ipo del momento; Anthropic e OpenAI fanno ricerca di frontiera, SpaceX produce ingegneria avanzata. Al tempo stesso, il time to market si è fortemente ridotto. L’Europa rischia di restare fuori, non per mancanza di materia prima o qualità della ricerca, ma per l’assenza di un meccanismo che sostenga la trasformazione delle idee in imprese.”

Ritardo e potenzialità dell’Italia

Secondo la visione di Tef, il problema centrale italiano non è la carenza di talento o di risultati scientifici, ma la mancanza di strumenti strutturali che trasformino la ricerca in imprese scalabili. A tal fine servono tre elementi che oggi risultano insufficienti nel sistema nazionale: incentivi mirati alla ricerca ad alto rischio e alto impatto, capitale manageriale capace di accompagnare la crescita e una cultura imprenditoriale orientata alla scala.

Luca de Angelis ha aggiunto:

“Noi siamo nati per fare questo e lo facciamo con l’ambizione di avere mille start up all’anno, oltre 300 progetti di ricerca e raccogliendo un miliardo, la cifra minima che serve per correggere la traiettoria.”

Il modello operativo proposto è quello di una infrastruttura non profit che supporta la ricerca universitaria, fornisce capitale manageriale e favorisce la connessione tra spin-off accademici, industria e investitori. L’approccio punta a ridurre il rischio tecnologico delle prime fasi e a creare percorsi strutturati per la crescita e il trasferimento tecnologico.

Cosa è stato fatto in 15 mesi

In meno di un anno e mezzo di attività Tef ha messo insieme risultati concreti: nata all’inizio del 2025, la fondazione ha già raccolto circa 130 milioni e coinvolto sei soci fondatori — Fondazione Polimi, Università Bocconi, Ion, Fsi, la Camera di commercio di Milano Monza Brianza e Lodi e la Fondazione Ennio Doris —, lanciando offerte e strumenti destinati a sostenere ricerca e imprese tecnologiche.

Tra le attività avviate, la fondazione segnala il finanziamento di oltre 110 progetti di ricerca, il supporto a quasi 80 start up e il coinvolgimento di oltre mille persone in programmi di formazione, ricerca e sviluppo di prodotti. Sono stati lanciati cinque strumenti su sei previsti, con l’obiettivo di completare la piattaforma entro l’anno.

Questi risultati costituiscono un primo banco di prova: dimostrano che esistono idee e capacità operative, ma che per incidere sul sistema imprenditoriale nazionale è necessario attrarre capitale paziente e professionalità manageriali a livello industriale.

Dal punto di vista delle politiche pubbliche, l’iniziativa sottolinea l’importanza di incentivi fiscali alla R&S orientata al fenomeno “breakthrough”, meccanismi che favoriscano la partecipazione di fondi pensione e asset manager, nonché percorsi più stretti tra università, poli tecnologici e imprese manifatturiere. La creazione di ecosistemi regionali di innovazione può amplificare l’impatto delle azioni nazionali.

Per gli investitori privati e per il capitale di rischio italiano, la nascita di infrastrutture come Tef apre nuove opportunità: maggiore pipeline di tecnologie maturate, riduzione del rischio pre-seed attraverso programmi strutturati e potenziali exit via collaborazioni industriali o acquisizioni da parte di gruppi esteri e nazionali. Allo stesso tempo aumenta la necessità di competenze manageriali per scalare imprese deep tech, un punto critico per ottenere ritorni finanziari significativi.

Settori come intelligenza artificiale, biotecnologie, materiali avanzati e space-tech potrebbero beneficiare in modo particolare di questo tipo di infrastruttura, perché richiedono capitali consistenti, tempi di sviluppo più lunghi e competenze tecniche elevate che gli investitori tradizionali non sempre sono attrezzati a valutare.

In sintesi

  • La creazione di una piattaforma dedicata al trasferimento tecnologico riduce il rischio informativo per gli investitori e può accelerare la formazione di un mercato del venture deep tech in Italia.
  • Il target di raccolta molto più ambizioso di 1 miliardo richiederà l’ingresso di investitori istituzionali: ciò implica un cambio di scala nelle strategie pubbliche e private per attrarre capitale paziente.
  • L’integrazione tra università, capitale manageriale e industria potrebbe stimolare catene del valore locali, favorendo ricadute occupazionali e tecnologiche nelle filiere manifatturiere italiane.
  • Per tradurre i primi risultati in impatto sistemico servono misure fiscali e regolamentari mirate, oltre a programmi formativi per sviluppare competenze manageriali specifiche per il mondo deep tech.


Author: Tony
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