Allarme per le pmi: solo una su dieci investe in ricerca e sviluppo
- 21 Giugno 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Bene, ma non benissimo: tra le imprese familiari italiane aumentano gli investimenti in innovazione e digitalizzazione, ma la quota di realtà che destinano risorse a ricerca e sviluppo resta molto bassa e, anzi, è diminuita negli ultimi anni.
Il Report intitolato «L’innovazione delle piccole e medie imprese familiari italiane: misurarla, valorizzarla e raccontarla», realizzato all’interno del Progetto IF! (Imprese Familiari, Innovazione, Futuro) del gruppo Innovation Strategy & Family Business della Polimi School of Management, evidenzia che solo una impresa su dieci inserisce nel bilancio spese dedicate a R&S e che tra il 2020 e il 2024 la loro presenza si è ridotta di circa l’11%.
Parallelamente, però, l’ammontare complessivo degli investimenti è cresciuto del 17% nello stesso periodo, segnale di una maggior concentrazione delle risorse in un numero più ristretto di aziende. Queste realtà tendono a presentare una quota di proprietà familiare inferiore, risultando pertanto più permeabili a capitali esterni e a forme di governance meno tradizionali.
Il campione
La ricerca, condotta in collaborazione con il Centre for Young and Family Enterprise della Università degli Studi di Bergamo e con Fondazione PwC Italia come partner strategico, oltre a coinvolgere Assolombarda e Vistage, ha analizzato oltre 6.300 aziende a controllo familiare con fatturato compreso tra 20 e 150 milioni di euro.
Il metodo combina dati di bilancio e di brevetto, l’analisi dei contenuti pubblici, 40 interviste ai vertici aziendali e tre workshop che hanno coinvolto più di 50 imprese, con l’obiettivo di restituire un quadro quantitativo e qualitativo sull’adozione dell’innovazione nelle PMI familiari italiane.
Le realtà più avanzate si concentrano lungo l’asse industriale del Nord-Est, in particolare in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Per quanto riguarda la distribuzione della spesa, le imprese con un’età compresa tra 11 e 50 anni sono responsabili di quasi l’80% degli stanziamenti in R&S, mentre le aziende più giovani e quelle molto mature investono in misura assai minore.
I brevetti censiti superano le 75.000 unità, ma risultano concentrati in appena un quarto delle imprese analizzate e in molti casi hanno valore principalmente difensivo anziché essere impiegati come leva di sviluppo di mercato. Gli imprenditori riconoscono il potenziale dell’AI, ma la percepiscono soprattutto come uno strumento necessario per mantenere il passo in un contesto che cambia rapidamente, più che come un driver strategico di crescita.
Infine, sette imprese su dieci dispongono di canali digitali o social, ma dedicano all’innovazione solo circa un post ogni otto pubblicazioni, segnalando una comunicazione limitata sull’attività innovativa rispetto a quanto realmente svolto.
Il quadro che emerge è quindi duplice: da un lato si registra una maggiore strutturazione degli investimenti in innovazione; dall’altro permane una diffusione limitata degli investimenti in R&S, con conseguenze immediate sulle capacità competitive delle filiere locali e sulla transizione tecnologica nazionale.
Per le imprese familiari italiane questo porta con sé sfide concrete: rendere l’innovazione sistematica richiede competenze manageriali, apertura al capitale esterno e percorsi di collaborazione con il mondo della ricerca e con ecosistemi di imprese e startup. A livello di politica economica, strumenti mirati come crediti fiscali per la ricerca, incentivi per il capitale di rischio e programmi di trasferimento tecnologico possono accelerare la diffusione dell’innovazione.
Inoltre, la concentrazione degli investimenti in poche aziende solleva questioni su scala e resilienza del tessuto produttivo: se la crescita tecnologica resta appannaggio di poche realtà, aumenta il rischio di polarizzazione territoriale e di perdita di occupazione qualificata nelle aree meno dotate.
In sintesi
- La contrazione del numero di imprese che investono in R&S può comprimere la capacità innovativa del sistema-paese, rendendo necessario un mix di politiche fiscali e di incentivazione al capitale di rischio per riequilibrare gli investimenti.
- La concentrazione degli stanziamenti in aziende meno controllate dalla famiglia segnala una maggiore apertura al capitale esterno; per gli investitori ciò indica opportunità di ingresso mirate in imprese con piani di crescita ben strutturati.
- La forte concentrazione geografica dell’innovazione nel Nord-Est richiede interventi infrastrutturali e formativi nelle regioni meno coinvolte per evitare fenomeni di esclusione produttiva e territoriale.
- Per gli operatori finanziari e i consulenti aziendali, la domanda crescente di competenze legate all’AI e alla digitalizzazione apre mercati di servizi professionali e occasioni per fondi specializzati in trasformazione tecnologica delle PMI.