Intesa Sanpaolo lancia il Monitor delle Fragilità: Carlo Messina rafforza l’impegno contro disuguaglianze ed esclusione sociale
- 19 Giugno 2026
- Posted by: Francesca
- Categoria: Aziende, Economia
Comprendere le fragilità dei territori per costruire interventi più efficaci e mirati. Con questo obiettivo Intesa Sanpaolo ha avviato il nuovo Monitor per la Geografia delle Fragilità e delle Disuguaglianze, un progetto di ricerca sviluppato attraverso la collaborazione tra Intesa Sanpaolo per il Sociale, AICCON Research Center, SRM – Studi e Ricerche per il Mezzogiorno e il Research Department del Gruppo.
L’iniziativa nasce dalla volontà di analizzare le disuguaglianze in una prospettiva più ampia rispetto ai tradizionali indicatori economici, considerando l’interazione tra fattori sociali, occupazionali, demografici, ambientali ed economici che influenzano il benessere delle comunità.
Un nuovo strumento per leggere le fragilità dei territori
Il Monitor analizza in maniera sistemica la realtà italiana a livello provinciale attraverso circa 150 indicatori, organizzati in 11 domini e 37 dimensioni.
Lo studio prende in considerazione aspetti quali:
- Lavoro e occupazione
- Reddito e condizioni economiche
- Salute e prevenzione
- Istruzione e formazione
- Inclusione sociale
- Qualità dei servizi
- Legalità e sicurezza
- Sostenibilità ambientale
- Dinamiche produttive e imprenditoriali
L’obiettivo è costruire una mappa aggiornata delle fragilità territoriali per supportare decisioni più efficaci da parte di istituzioni, imprese e organizzazioni del Terzo Settore.
Il ruolo di Intesa Sanpaolo nell’inclusione sociale
Paolo Bonassi, Chief Social Impact Officer di Intesa Sanpaolo, ha dichiarato: “Il Monitor conferma quanto le disuguaglianze siano fenomeni complessi e non lineari, capaci di manifestarsi in modo diverso da territorio a territorio. In questa prospettiva, Intesa Sanpaolo, con la sua capacità di coniugare la dimensione economica e sociale, vuole svolgere un ruolo abilitante nella costruzione di risposte mirate ai bisogni reali delle comunità e delle persone. Le analisi del Monitor saranno utili a orientare l’azione della Banca. Con una vocazione evolutiva e aperta, Intesa Sanpaolo lo mette a disposizione di istituzioni, imprese e attori sociali del Terzo settore per contribuire a creare valore sociale e favorire un impatto sempre più significativo”.
Il progetto si inserisce nel percorso promosso da Carlo Messina, che negli ultimi anni ha rafforzato il ruolo della banca come attore attivo nelle politiche di inclusione sociale e contrasto alle disuguaglianze.
Economia, demografia e Intelligenza Artificiale tra i fattori chiave
Secondo Gregorio De Felice, Chief Economist e Responsabile Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, le fragilità sociali sono il risultato dell’interazione tra diversi fattori strutturali.
“L’aspetto peculiare di questo strumento è che unisce diverse variabili: quella economica, quelle sociali, la demografia e il progresso tecnologico. Le fragilità sociali sono strettamente legate a questi fattori. In teoria, una maggiore crescita economica può ridurre le disuguaglianze, ma non è detto che vada sempre così: una crescita molto forte e ‘selvaggia’ potrebbe creare, nel mondo capitalistico, disuguaglianze ancora maggiori. Un’altra variabile cruciale è la demografia: una popolazione che invecchia accentua le disuguaglianze perché le persone più mature spenderanno meno per i beni intermedi e di più per la sanità o altri servizi, richiedendo maggiori risorse pubbliche per le pensioni e l’assistenza. A tutto questo si aggiunge il progresso tecnologico, in particolare l’intelligenza artificiale, che può dare un grande contributo in termini di crescita; anche in questo caso, però, è fondamentale che l’IA sia pervasiva e accessibile a tutti, altrimenti rischia di diventare un ulteriore fattore di disuguaglianza”.
Povertà educativa e giovani NEET tra le criticità emergenti
Tra gli elementi evidenziati dal rapporto emerge il peso crescente della povertà educativa e della presenza di giovani NEET (Not in Education, Employment or Training).
Andrea Forghieri, Executive Director di Intesa Sanpaolo per il Sociale, ha spiegato: “Il Monitor evidenzia come ci sia ancora un gap molto importante derivante dalla mancanza di formazione, ad esempio nel caso delle persone che non studiano e non lavorano (NEET) e che si trovano in difficoltà. Questo si contrappone alla formazione più qualificata di chi è già laureato: si tratta di un divario a cui poniamo una particolare attenzione, poiché la povertà educativa è purtroppo una delle basi naturali che alimentano le disuguaglianze e amplificano i divari”.
L’analisi mostra infatti come territori caratterizzati da elevata disoccupazione giovanile e alta incidenza di NEET risultino generalmente meno attrattivi e meno dinamici dal punto di vista economico e sociale.
Una nuova lettura delle disuguaglianze
Uno degli aspetti più innovativi del progetto è la cosiddetta lettura “per differenziale”, che mette in relazione i bisogni delle comunità con la capacità effettiva dei servizi di rispondere a tali esigenze.
Secondo Paolo Venturi, Direttore di AICCON Research Center: “Questo progetto rappresenta uno strumento per guardare alle disuguaglianze in modo completamente diverso. Fino ad oggi, queste sono state osservate e certificate principalmente per attivare soluzioni ex-post. Lo sguardo della Banca sulle disuguaglianze è invece molto più evoluto, perché permette di analizzare le fragilità all’interno del loro contesto, legandole a fattori sociali, ambientali e relazionali. Oggi sappiamo, ad esempio, che gran parte del malessere delle persone deriva dalla solitudine, un fattore difficilmente catturabile dalle metriche tradizionali”.
Servizi, sanità e assistenza: emergono nuovi squilibri
Il Monitor evidenzia inoltre importanti squilibri tra domanda e offerta di servizi essenziali.
Tra le criticità individuate figurano:
- sistemi sanitari non sempre adeguati alle esigenze locali;
- carenza di servizi per l’infanzia che limita l’occupazione femminile;
- insufficienza dell’assistenza socio-sanitaria per la popolazione anziana;
- difficoltà di accesso ai servizi nei territori meno densamente popolati.
L’analisi conferma che le fragilità non riguardano esclusivamente le aree economicamente più deboli, ma possono manifestarsi anche in province considerate tradizionalmente virtuose.
Capitale umano e sviluppo territoriale
Il principale fattore di crescita individuato dallo studio è il capitale umano.
Laddove occupazione, imprese, servizi, formazione e redditi crescono insieme si generano dinamiche virtuose in grado di favorire sviluppo economico e coesione sociale.
Il Monitor evidenzia quindi la necessità di politiche integrate capaci di intervenire contemporaneamente su istruzione, lavoro, inclusione e qualità dei servizi, superando una lettura esclusivamente economica delle disuguaglianze.