Economia sociale al Sud: la grande scommessa delle fondazioni

Le fondazioni e gli enti filantropici sono chiamati a far parte del Piano nazionale per l’economia sociale, il documento di indirizzo del governo che definisce strategie e strumenti di sostegno per le imprese sociali, le cooperative e le iniziative a impatto collettivo, e chiedono un ruolo più consistente nel rilancio del Mezzogiorno.

L’indicazione emerge dall’Assemblea nazionale di Assifero tenutasi a Catania, dove la filantropia italiana ha cercato di spostare il baricentro d’intervento: non più solo erogazioni episodiche, ma costruzione di reti, trasferimento di competenze e rafforzamento della fiducia territoriale per accompagnare processi di sviluppo sostenibile.

Antonio Danieli ha dichiarato:

“Penso che per l’economia sociale passerà il rinascimento dell’Italia.”

La sfida indicata da Danieli è trasformare fondazioni ed enti filantropici in attori stabili dello sviluppo locale, con capacità di accompagnare imprese sociali, organizzazioni del Terzo settore e comunità, diventando partner di lungo periodo per politiche pubbliche e iniziative private.

La massa critica del settore è in crescita: all’Assemblea di Torino del giugno 2025 Assifero contava 173 associati; a fine 2025 il totale era salito a 195 con 29 nuovi ingressi, e l’obiettivo dichiarato è superare quota 210 entro fine 2026. Il Bilancio sociale 2025 stima una capacità erogativa aggregata annua superiore ai 400 milioni di euro.

La distribuzione territoriale rimane però sbilanciata verso il Centro-Nord: 129 associati al Nord, 9 nel Nord-Est, 27 nel Lazio, 10 nel Centro, 14 al Sud e 6 in Sicilia, elemento che alimenta la richiesta di interventi mirati per il Mezzogiorno.

Assemblea a Catania: simbolo e piattaforma

L’assemblea è stata organizzata in collaborazione con Isola Catania e Fondazione Marea, sotto la presidenza di Antonio Perdichizzi, con il sostegno del Comune di Catania e della Università di Catania. La scelta della città vuole mettere al centro le fragilità e le opportunità del Sud: spopolamento, difficoltà dei servizi, fuga dei giovani ma anche presenza di innovazione sociale e imprese a impatto.

In questo contesto la Fondazione con il Sud, guidata da Stefano Consiglio, ha promosso il manifesto Sud Vivo, una campagna partecipativa contro lo spopolamento costruita attorno a quattro verbi strategici: nascere, restare, tornare, arrivare.

I numeri sottolineano l’urgenza: il Mezzogiorno ha perso circa 730 mila residenti negli ultimi vent’anni e rischia, se non saranno attivate politiche strutturali, di subire ulteriori perdite demografiche significative nei decenni a venire.

Stefano Consiglio ha affermato:

“Nessuno si salva da solo.”

Stefano Consiglio ha aggiunto:

“Sud Vivo nasce per abbattere il muro della solitudine e creare alleanze, non solo al Sud ma soprattutto con il Sud.”

Il messaggio è chiaro: la desertificazione demografica e la perdita di capacità produttiva non si affrontano con singoli bandi. Serve una ricostruzione dei servizi, opportunità di lavoro e legami comunitari che richiede continuità di azione, partnership e strumenti di misurazione dell’impatto.

Implicazioni pratiche e strumenti finanziari

Le fondazioni chiedono di essere riconosciute come infrastruttura di lungo periodo, in grado di mobilitare capitale, relazioni e visione pubblica. Sul piano operativo questo significa sviluppare strumenti come mission-related investments, capitale paziente, blended finance e veicoli di co-finanziamento che affianchino risorse pubbliche e private.

Per il settore sociale ciò apre opportunità per investitori istituzionali e privati interessati all’impact investing, ma richiede standard condivisi per la valutazione dell’impatto, criteri di trasparenza e meccanismi di accountability per garantire risultati replicabili e misurabili nel tempo.

Dal punto di vista delle politiche pubbliche, il riconoscimento delle fondazioni come partner strutturali può favorire progetti di scala, consentire una migliore allocazione delle risorse e ridurre il rischio di interventi frammentati, purché accompagnato da regole chiare e incentivi per la continuità.

Ruolo strategico per il Mezzogiorno

Per il Mezzogiorno le fondazioni possono fungere da catalizzatori: sostenere start-up sociali, rafforzare servizi locali, favorire processi di rigenerazione urbana e rurale e stimolare il ritorno di competenze attraverso programmi mirati. La capacità di aggregare risorse e di offrire capitale paziente è particolarmente rilevante in contesti con elevata frammentazione dell’offerta.

Per gli operatori del mercato e per gli investitori italiani, questo scenario segnala nuove opportunità di diversificazione del portafoglio verso strumenti a impatto con orizzonti temporali più lunghi, ma anche la necessità di competenze specifiche per valutare rischi e risultati sociali.

Infine, perché la proposta diventi efficace servono prassi consolidate per la misurazione dell’impatto, piattaforme per la condivisione di dati e best practice, e un dialogo attivo tra istituzioni nazionali, enti locali e operatori filantropici.

In sintesi

  • La trasformazione delle fondazioni in partner strategici può attrarre capitali privati verso investimenti a impatto, creando nuove asset class per gli investitori istituzionali italiani.
  • L’adozione di strumenti come capitale paziente e blended finance riduce il rischio di interventi episodici, favorendo progetti di scala nel Mezzogiorno con potenziali ricadute positive sul mercato del lavoro locale.
  • Per gli investitori retail e professionali, la crescita dell’economia sociale richiede sviluppo di competenze di valutazione dell’impatto e strumenti di disclosure per integrare risultati sociali e finanziari nelle decisioni di portafoglio.


Author: Tony
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