Lombardia: salari reali in calo, 2026 a rischio

Una componente critica resta quella dei salari reali, che mostrano segnali strutturali di debolezza: nonostante le retribuzioni lombarde risultino in media superiori del 9,4% rispetto alla media nazionale, il maggiore costo della vita in regione (oltre l’8,1% rispetto al dato medio) ne erode in gran parte il vantaggio, portando i salari reali del 2023 a rimanere ancora al di sotto dei livelli del 2008.

Nel corso dello stesso periodo è aumentata la dispersione retributiva e la polarizzazione del mercato del lavoro: le fasce retributive alte hanno registrato incrementi, mentre quelle basse e medie hanno visto contrazioni o stagnazione, ampliando la forbice interna.

Il tasso di disoccupazione si attesta intorno ai minimi storici, circa il 3%, ma questo risultato è trainato soprattutto dall’occupazione nelle fasce anagrafiche più adulte; la quota di giovani occupati risulta invece in riduzione, un elemento che solleva interrogativi sulla sostenibilità della crescita dell’occupazione nel medio periodo.

Dal punto di vista dimensionale, si osserva uno spostamento verso imprese più grandi: la dimensione media delle aziende è salita da 12 a 15 addetti in dieci anni e la quota di occupati nelle grandi realtà è passata dal 33% al 41%, segnalando una concentrazione della forza lavoro nelle unità produttive di maggiori dimensioni.

I flussi di capitale e di competenze giocano un ruolo significativo nello sviluppo regionale: la regione concentra circa il 40% degli investimenti di private equity a livello nazionale, un fattore che ha sostenuto processi di consolidamento aziendale, crescita dimensionale e ricambio proprietario.

Sul fronte dell’innovazione, quasi la metà delle imprese ha dichiarato nel 2025 investimenti in tecnologie avanzate, mentre nel settore manifatturiero una impresa su tre utilizza sistemi di robotica, indicativo di una transizione verso processi produttivi a più elevata intensità tecnologica.

Gli studi della Bankitalia mostrano un nesso diretto tra investimento in innovazione e crescita d’impresa: fattori come elevata produttività dei fattori, oneri finanziari contenuti, una quota più alta di amministratori giovani e una maggiore frequenza di operazioni di private equity e M&A risultano associati a performance migliori e a una maggiore propensione all’espansione.

Questi elementi delineano un quadro misto: da un lato, il tessuto imprenditoriale evoluto e l’intenso afflusso di capitali attraggono investimenti e favoriscono l’adozione tecnologica; dall’altro, la stagnazione dei salari reali e la polarizzazione delle retribuzioni possono indebolire la domanda interna e amplificare le disuguaglianze territoriali e sociali.

Per gli operatori e i decisori pubblici la sfida è duplice: incentivare ulteriormente gli investimenti in capitale umano e tecnologie per sostenere la produttività, e al contempo definire politiche salariali e di welfare che contrastino l’erosione del potere d’acquisto e favoriscano l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro.

In sintesi

  • La stagnazione dei salari reali limita il potenziale di crescita della domanda interna: per gli investitori questo si traduce in maggiore attenzione ai settori orientati all’export e ai servizi a domanda estera, meno vulnerabili alla riduzione del consumo domestico.
  • L’alta concentrazione di private equity e l’aumento delle dimensioni aziendali offrono opportunità per operazioni di consolidamento e innovazione, ma aumentano il rischio di concentrazione del capitale e richiedono misure per garantire un più ampio impatto occupazionale.
  • L’adozione diffusa di tecnologie avanzate e robotica segnala una transizione produttiva favorevole alla competitività, implicando per il mercato del lavoro una maggiore domanda di competenze specializzate e un pressing sulle politiche di formazione continua.
  • La dinamica occupazionale, con bassa disoccupazione guidata dagli over e calo dell’occupazione giovanile, mette in evidenza la necessità di politiche mirate a integrare i giovani nei percorsi produttivi per preservare la sostenibilità demografica e produttiva del sistema regionale.


Author: Tony
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