Tokenizzazione rispecchia il boom da 20.000 miliardi di dollari degli etf mentre blockchain e ai convergono, sostiene il nuovo dirigente di Ondo

Hoffman ha ricordato il clima di scetticismo che un tempo circondava i ETF, considerati da alcuni come strumenti potenzialmente pericolosi prima di affermarsi come una delle modalità principali con cui gli investitori accedono ai mercati.

Hoffman ha dichiarato:

“Un tempo gli ETF venivano definiti armi di distruzione di massa.”

Ripercorrendo la sua esperienza, Hoffman ha spiegato che all’inizio degli anni 2000 il mercato degli ETF contava circa 200 miliardi di dollari di asset; oggi, secondo un rapporto di PwC, l’asset class globale si avvicina a quasi 20.000 miliardi di dollari.

Hoffman ha osservato:

“La tokenizzazione sta seguendo una traiettoria simile, ma molto più rapida rispetto agli ETF.”

Per lui, la digitalizzazione amplia i mercati: ogni asset che diventa digitale tende ad allargare la platea di potenziali investitori e i flussi di capitale disponibili.

Hoffman ha aggiunto:

“Ogni mercato che si digitalizza cresce. E la tokenizzazione è davvero la digitalizzazione dei mercati dei capitali.”

Costruire per un futuro guidato da agenti

Secondo Hoffman, la tokenizzazione non è un fine a se stessa, ma la base sulla quale si svilupperanno i servizi finanziari alimentati dall’IA. Prevede un ecosistema in cui agenti autonomi monitorano costantemente i mercati e riallocano capitale in portafogli gestiti professionalmente che si aggiornano in tempo reale in funzione delle condizioni e dei dati.

Hoffman ha spiegato:

“Lo stato finale sarà costituito da portafogli gestiti professionalmente, in tempo reale e capaci di adattarsi alle circostanze di mercato e alle variazioni dei dati.”

Per arrivare a quella fase, l’industria deve dotarsi di tre elementi essenziali: asset tokenizzati, un’ infrastruttura di prime brokerage on-chain e strategie di gestione patrimoniale eseguibili nativamente su reti blockchain. Queste componenti permetterebbero l’esecuzione automatica e continua di strategie d’investimento direttamente sul livello decentralizzato.

Ondo sta lavorando in questa direzione: l’azienda propone già prodotti basati su titoli del Tesoro statunitense tokenizzati e ha in programma di estendere la propria offerta a azioni, ETF e futures perpetui attraverso un mercato tokenizzato.

Il passaggio verso mercati tokenizzati apre opportunità significative per l’efficienza, la frammentazione della proprietà (fractional ownership) e la negoziazione 24/7, ma pone anche interrogativi regolamentari e operativi. In Europa, il quadro normativo evolve con l’introduzione di norme come MiCA, che cerca di uniformare le regole per gli asset cripto, mentre le autorità nazionali come CONSOB valutano l’impatto su tutela degli investitori e stabilità finanziaria.

Dal punto di vista pratico, per operatori e investitori italiani si profilano vantaggi — maggiore accesso a strumenti frazionati e potenzialmente mercati più liquidi — ma anche responsabilità aggiuntive in termini di custodia digitale, interoperabilità tra sistemi e compliance fiscale. Le banche e i gestori patrimoniali dovranno adattare processi, sistemi di rischio e modelli distributivi per integrare asset tokenizzati in portafogli tradizionali.

Non mancano i rischi: vulnerabilità informatiche, errori negli smart contract, assenza di standard operativi universali e possibili lacune normative possono compromettere l’adozione diffusa. Per questo, lo sviluppo dell’infrastruttura tecnica deve procedere insieme a regole chiare e a solide pratiche di governance.

In sintesi

  • La diffusione della tokenizzazione potrebbe aumentare la profondità dei mercati e favorire l’accesso degli investitori italiani a versioni frazionate di asset tradizionali, ma richiederà aggiornamenti normativi e infrastrutturali.
  • Per gli investitori, la possibilità di portafogli gestiti in tempo reale e guidati da agenti basati su IA apre scenari di maggiore efficienza, ma introduce nuovi rischi operativi e di governance da valutare nelle decisioni d’investimento.
  • Le istituzioni finanziarie italiane che investono in infrastrutture on-chain e in competenze digitali potrebbero ottenere vantaggi competitivi, mentre chi resta indietro rischia di perdere quote di mercato verso operatori più agili.
  • Una transizione ordinata richiede standard tecnici, protocolli di sicurezza e chiarezza fiscale: questi elementi saranno determinanti per trasformare l’innovazione tecnologica in benefici concreti per l’economia reale.


Author: Tony
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